STOICORUM VETERUM FRAGMENTA

 

 

Tutti i casi di occorrenza della locuzione ‘rerum natura’

nei frammenti latini degli SVF e
delle locuzioni ‘φύσις τῶν ὄντων’ - ‘φύσις τῶν πραγμάντων’ - ‘φύσις τῶν ὄντων πραγμάντων

nei frammenti greci degli SVF sono raccolti qui

 

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Zenone di Cizio

Fisica

§ 6. Teologia

Gli dei esistono - L’etere è il sommo dio - Dio è uno e insieme tanti dei - La natura - La Pronoia - La mantica - Il destino - Frammenti n. 152-177

(1L) Lattanzio ‘De vera sapientia’ 9 = SVF I, 160 [1]
Zeno rerum naturae dispositorem atque artificem universitatis λόγον praedicat.
- Zenone sostiene che il logos (λόγος) è l’ordinatore della natura delle cose e l’artefice dell’universo.

Aristone di Chio

Massime

 Frammenti n. 351-403

(1G) Eusebio ‘Praeparatio evangelica’ XV, 62, 7 = SVF I, 353
μηδὲν γὰρ ἡμῖν ἔσεσθαι πλέον, ἀλλ`οὐδ`εἰ μετεωρότεροι τοῦ Περσίως ἀρθέντες [...] αὐτοῖς τοῖς ὄμμασι κατίδοιμεν τὸν πάντα κόσμον καὶ τὴν τῶν ὄντων φύσιν ἥτις δήποτέ ἐστιν.
- Nulla di più ci verrà da questi ragionamenti; neppure se, una volta sollevati più in alto di Persèo, [noi] potessimo con i nostri stessi occhi vedere sotto di noi tutto il cosmo e, finalmente, quale sia la natura delle cose che sono.

Crisippo

§ 6. Sul criterio 


 Frammenti n. 105-121

(2L) Cicerone ‘Academica’ II, 54 =  SVF II, 114 [1]
Cur id potius contenditis, quod rerum natura non patitur.
- Perché dunque vi sforzate di provare un fatto contrario alla natura delle cose.

 

 Fisica

I fondamenti della fisica

§ 1. Sui due principi, la materia e la causa

 Frammenti n. 299-328

(3L) Seneca ‘Epistulae morales’ LXV, 2 = SVF II, 303
Dicunt, ut scis, Stoici nostri: duo esse in rerum natura, ex quibus omnia fiant.
- I nostri Stoici, come sai, dicono che la natura delle cose è tale per cui due sono le realtà dalle quali tutto deriva.

§ 2. Qualcosa, ente, nulla 

 Frammenti n. 329-335

(4L) Seneca ‘Epistulae morales’ LVIII, 15 = SVF II, 332 [2]
In rerum, inquiunt <Stoici>, natura quaedam sunt, quaedam non sunt. Et haec autem, quae non sunt, rerum natura complectitur.
 - La natura delle cose, dicono <gli Stoici>, è tale che alcune cose sono enti, altre non lo sono. Ora, la natura delle cose abbraccia anche quelli che sono non-enti.

§ 8. Qualità primarie 

 Frammenti n. 405-411

(2G) Galeno ‘De constitutione artis medicae’ 8, Vol. I, p. 251 K. = SVF II, 405
τοῖς ἀλλοιοῦσιν ὁτιοῦν ἀναγκαῖον, ἁψαμένοις πρῶτν, ὦν ἀλλοιοῦσι, ποιήσασθαι τὴν μεταβολὴν, ὤσπερ αἴσθησις διδάσκει, καὶ αὐτὴ τῶν πραγμάτων φύσις ἐνδείκνυται.
- Qualunque cosa caratterizzi le realtà che cambiano, è necessario che la loro trasformazione avvenga in primo luogo a partire da elementi che sono fisicamente toccati, come ci insegna la sensazione e la stessa natura delle cose ci mostra.

§ 14. Sullo spazio e sul vuoto

 Frammenti n. 501-508

(3G) Sesto Empirico ‘Adversus Mathematicos’ X, 7 = SVF II, 501
ἔστι δὲ γε ἐν τᾖ φύσει τῶν πραγμάτων ἄνω καὶ κάτω καὶ είς δεξιὰ καὶ ἀριστερὰ καὶ πρόσω καὶ πίσω`ἔστν ἄρα τόπος.
- Ebbene, è nella natura delle cose che vi siano alto e basso, verso destra e verso sinistra, davanti e dietro: pertanto lo spazio esiste.

(4G) Ps. Galeno ‘De qualitatibus incorporeis’ 1, XIX, p. 464 K. = SVF II, 502 [1]
ὃτι δὲ κοινόν ἐστι τοῦτο (λέγω δὲ τὸ τριχῇ διαστατόν) σώματός τε καὶ κενοῦ καὶ τόπου, Στοϊκοὺς μὲν ὁμολογεῖν ἀναγκαῖον, ἅτε κενὸν πολιπόντας ἐν τ τῶν ὄντων πραγμάτων φύσει, κἄν ἐν τῷ κόσμῳ τοῦθ᾽ὑπάρχειν μὴ λέγωσι.
- Il fatto che la tridimensionalità sia caratteristica comune del corpo, del vuoto e dello spazio, è necessario che gli Stoici lo ammettano, in quanto essi lasciano rientrare il vuoto nella natura delle cose esistenti, seppure dicano che esso non esiste nel cosmo.

 Cap. VI

Il destino

§ 6. Ogni enunciato è vero o è falso 

 Frammenti n. 952-955

(5L) Cicerone ‘De fato’ 28 =  SVF II, 953
Fortuitae sunt causae, quae efficiant ut vere dicantur quae ita dicentur ‘veniet in senatum Cato’, non inclusae in rerum natura antque mundo.
- Le cause che fanno sì che sia vera la proposizione ‘Catone verrà in Senato’ sono cause fortuite, non incluse nella natura delle cose e nell’ordine cosmico.

(6L) Cicerone ‘De fato’ 33 = SVF II, 955
<Negat Carneades> de Oedipode potuisse Apollinem praedicere, nullis in rerum natura causis praepositis, cur ab eo patrem interfici necesse esset.
- <Carneade nega> che Apollo potesse predire la sorte di Edipo, non essendovi nella natura delle cose alcuna causa che predisponesse necessariamente Edipo all'uccisione del padre.

Cap. VII

La natura degli dei

§ 2. Dimostrazione che gli dei esistono 

 Frammenti n. 1011-1020

(7L) Cicerone ‘De natura deorum’ II, 16 = SVF II, 1012 [1]
‘Si enim, inquit <Chrysippus>, est aliquid in rerum natura, quod hominis mens, quod ratio, quod vis, quod potestas humana efficere non possit: est certe id, quod illud efficit, homine melius. […] Etenim si dii non sunt quid esse potest in rerum natura homine melius?
- <Crisippo> dice: ‘Se nella natura delle cose vi è qualcosa che la mente, o la ragione, o la forza, o la capacità dell’uomo non possa creare, ebbene ciò che lo crea è di certo migliore dell’uomo. […] Del resto, se gli dei non esistono, cosa può esservi nella natura delle cose migliore dell’uomo?’

§ 8. Sugli altri dei popolari 

 Frammenti n. 1076-1100

(8L) Cicerone ‘De natura deorum’ I, 39 = SVF II, 1077
Ait enim <Chrysippus> vim divinam in rationem esse positam et in universae naturae animo atque mente, ipsumque mundum deum dicit esse et eius animi fusionem universam, tum eius ipsius principatum, qui in mente et ratione versetur, communemque rerum naturam universitatemque omnia continentem.
- <Crisippo> sostiene che la potenza divina è posta nella ragione, animo e mente dell’onnicomprensiva natura; ed afferma che il mondo stesso è dio, il cui animo è effuso dappertutto nell’universo. Del mondo, dio è sia il sovrano che dimora nella mente ragionante, sia la natura delle cose comune a tutti ed onnicomprensiva.

Cap. VIII

La provvidenza e la natura artefice

§ 1. Dimostrazione che la provvidenza esiste 

 Frammenti n. 1106-1126

(9L) Seneca ‘De beneficiis’ IV, § XXV, 1 = SVF II, 1119
Propositum est nobis secundum rerum naturam vivere et deorum exemplum sequi: di autem, quodcumque faciunt, in eo quid praeter ipsam faciendi rationem sequuntur?
- Il nostro proposito è quello di vivere in armonia con la natura delle cose seguendo l’esempio degli dei. Ma gli dei, qualunque cosa facciano, cosa seguono nel farla se non la razionalità che inerisce indissolubilmente al loro fare?

Cap. IX

La divinazione

§ 3. Sulla divinazione artificiosa 

 Frammenti n. 1207-1216

(10L) Cicerone ‘De divinatione’ II, 33 = SVF II, 1211
Cum rerum autem natura quam cognationem habent <exta e quibus haruspices futura predicunt>? Si enim extis pecuniae mihi amplificaio ostenditur idque fit natura, primum exta sunt coniuncta mundo, deinde meum lucrum natura rerum continetur. Qua ex coniunctione naturae convenire potest aut fissum iecoris cum lucello meo ait meus quaesticulus cum caelo, terra rerumque natura?
- D’altra parte, quale parentela hanno <le viscere delle vittime, dalle quali gli aruspici predicono il futuro> con la natura delle cose? Se le viscere predicono per me un aumento di patrimonio, e questo la natura fa avvenire: in primo luogo ciò significa che c’è una relazione tra esse ed il mondo, e in secondo luogo che la natura delle cose include quel mio lucro. Ma in base a quale connessione naturale potrà mai darsi un legame tra una fessura del fegato e un mio misero guadagno o fra un meschino lucro ed il cielo, la terra e la natura delle cose?

Cap. IV.

Sull’appetizione e sulla selezione

§ 2. Il primo impulso e la prima appropriazione

 Frammenti n. 178-189

(11L) Aulo Gellio ‘Noctes atticae’ XII, 5, 7 = SVF III, 181
‘Natura, inquit, omnium rerum quae nos genuit, induit nobis inolevitque in ipsis statim principiis, quibus nati sumus, amorem nostri et caritatem’.
- ‘La natura delle cose tutte, disse, quella che ci ha generato, inculcò e fece subito crescere in noi tra le pulsioni primarie con le quali siamo nati, l’amore e l’alto pregio di sé’.

Cap. V.

Sulla virtù

§ 3. Sul pervertimento della ragione

 Frammenti n. 228-236

(5G) Galeno ‘De Hippocratis et Platonis placita’ V, 5, p. 437 M. = SVF III, 229a
διττὴν γὰρ εἶναι τῆς διαστροφῆς τὴν αἰτίαν, ἑτέραν μὲν ἐκ κατηχήσεως τῶν πολλῶν ἀνθρόπων ἐγγιγνομένην, ἑτέραν δ´ἐξ αὐτῆς τῶν πραγμάτων τῆς φύσεως.
- Duplice è infatti la causa del pervertimento: una è quella ingenerata dalla catechesi della maggioranza degli uomini, l’altra è ingenerata dalla stessa natura delle cose.

§ 2. Sulla legge eterna e sulle leggi dei singoli Stati

strong>Frammenti n. 314-326

(12L) Cicerone ‘De legibus’ I, 43 = SVF III, 321
Quod si tanta potestas est stultorum sententiis atque iussis, ut eorum suffragiis rerum natura vertatur: cur non sanciunt, ut quae mala perniciosaque sunt habeantur pro bonis ac salutaribus?
- Se il potere delle sentenze e delle ordinanze degli stolti è tanto grande che la natura delle cose è capovolta dai loro voti, perché essi non sanciscono che va ritenuto buono e salutare quanto è cattivo e pernicioso?

§ 4. Sull’unione tra gli dei e gli uomini

 Frammenti n. 333-339

(13L) Cicerone ‘De legibus’ I, 22 = SVF III, 339
Et quod in civitatibus ratione quadam - de qua dicetur idoneo loco - agnationibus familiarum distinguuntus status, id in rerum natura tanto est magnificentius tantoque praeclarius, ut homines deorum agnatione et gente teneantur.
- E siccome - a ragione di un motivo di cui si tratterà a suo luogo - nella città lo stato di famiglia è contrassegnato dai vincoli di parentela, ciò avviene in modo ancor più splendido e più privilegiato nella natura delle cose, per il fatto che uomini e dei sono congiunti da vincoli di parentela ed appartengono a una stessa gente.

Cap. VII. 

Sulle passioni

§ 4. Le passioni vanno estirpate, non moderate  

Frammenti n. 443-455

(14L) Porfirione ‘In Horat. Sat.’ II, 4, 1 = SVF III, 449
Catius Epicureus fuit, qui scripsit quattuor libros de rerum natura et de summo bono.
- Un certo Catius Epicureo scrisse quattro libri sulla natura delle cose e sul sommo bene.

§ 5. I quattro libri di Crisippo ‘Sulle passioni’

 Frammenti n. 456-490

(6G) Galeno ‘De locis affectis’ III, 1, ed. Bas. III, 270 K., VIII, 138 = SVF III, 457
λογικὰ γὰρ ὄντως ἐσὶν ὅσα τῆς χρείας πέκεινα προερχόμενα τὴν φύσιν ἀθρεῖ τῶν πραγμάτων, ποία τις πάρχει κατὰ τὴν οἰκείαν οὐσίαν.
- Davvero logiche sono, infatti, quelle che vanno al di là dell’utilità e stringono la natura delle cose quale essa è nella sua propria essenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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