PRONOIA

 

Ricorrenze (62) del sostantivo Pronoia nei

frammenti Greci degli SVF

 

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SVF I, 153
Ippolito ‘Refutationes’ 21, 1 (Dox. Gr. p. 571). Crisippo e Zenone, i quali anch’essi ipotizzarono che dio è il principio di tutte le cose, essendo un corpo purissimo la cui Prònoia pervade tutte le cose.

SVF I, 174
Diogene Laerzio ‘Vitae philos.’ VII, 149. <Gli Stoici dicono che> se c’è la Prònoia ogni forma di mantica è fondata; e dichiarano, sulla base di certi esiti, che essa è un’arte, come afferma Zenone.

SVF I, 176
Aezio ‘Placita’ I, 27, 5 (Dox. Gr. p. 322b 9). Lo Stoico Zenone nel suo libro ‘Sulla natura’ chiama il destino facoltà cinetica della materia che, proprio allo stesso modo, non fa differenza chiamare Prònoia o Natura.
Teodoreto ‘Graec. affect. cur.’ VI, 14, p. 153 Ra. Zenone di Cizio ha chiamato il destino <facoltà> cinetica della materia e gli diede nome di Prònoia o Natura.

SVF I, 536
Plutarco ‘De comm. not.’ p. 1075a-c. Ma Crisippo e Cleante dopo avere, per così dire, infarcito a parole di dei il cielo, la terra, l’aria e il mare; a nessuno di tali e tanti personaggi hanno riservato vita imperitura e sempiterna, ad eccezione di Zeus, nel quale essi fanno consumare tutti gli altri. […] Queste assurdità non […] conseguono alle loro dottrine. Sono loro stessi, invece, nei loro scritti sugli dei, la Prònoia, il Destino e la Natura, a dire a gran voce e in termini precisi che tutti gli altri dei sono stati soggetti a nascita nel passato e saranno soggetti a perire in futuro nel fuoco, dal momento che secondo loro essi sono fusibili come fossero di cera o di stagno.

SVF I, 549
Eustazio in Hom. p. 1389, 55. Atlante […] alcuni lo intendono come allegoria della Prònoia instancabile, infaticabile, causa di tutto; e pensano un siffatto Atlante darsi pensiero dell’intero cosmo, così come ritenevano preoccuparsi dell’intero cosmo chi di esso si dà pensiero. Perciò si dice che anche Cleante pronunciasse con lo spirito aspro la ‘o’ iniziale della parola.

SVF II, 30
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1035b. Ma questo discorso sugli dei, che <Crisippo> afferma dover essere posizionato per ultimo, egli invece lo posiziona abitualmente per primo e lo antepone ad ogni ricerca etica. Nel suo libro ‘Sui sommi beni’, in quelli ‘Sulla giustizia’, ‘Sui beni e sui mali’, ‘Sul matrimonio e l’allevamento dei figli’, ‘Sulla legge’ e sulla costituzione politica’ non pronuncia una parola sola se non non ha prima scritto di Zeus, del Destino, della Prònoia, che il cosmo è tenuto insieme da una forza sola essendo uno e finito; proprio come fanno i responsabili della promulgazione dei decreti cittadini, i quali li fanno precedere dalla scritta: ‘Con Buona Fortuna’.

SVF II, 33
Plutarco ‘De comm. not.’ p. 1059b. Si potrebbe quasi legittimare l’idea che Crisippo sia nato dopo Arcesilao e prima di Carneade non per divina opera della Fortuna ma della Prònoia. […] Pertanto Crisippo, nascendo tra i due, con le sue repliche polemiche ad Arcesilao sbarrò anche il passo alla valentia dialettica di Carneade, poiché lasciò molti presidi a difesa della sensazione, come fossero aiuti in caso di assedio; eliminò del tutto i motivi di sommossa tra le prolessi e i concetti, correggendo ciascuna e ponendola al proprio posto; di modo che quanti decidessero di sbattere un’altra volta fuori dalla porta i fatti oppure di violentarli non concludessero nulla, ma fossero contestati come malfattori e sofisti.

SVF II, 221
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VIII, 244. […] Ogni periodo ipotetico o comincia con una protasi vera e conclude in un’apodosi vera, o comincia con una protasi falsa e conclude in un’apodosi falsa, o comincia con una protasi vera e conclude in un’apodosi falsa, o comincia con una protasi falsa e conclude in un’apodosi vera. Pertanto il periodo ipotetico ‘Se ci sono dei, il cosmo è governato dalla Prònoia di dei’, comincia con una protasi vera e conclude in un’apodosi vera. Il periodo ipotetico ‘Se la terra vola, la terra ha le ali’, comincia con una protasi falsa e conclude in un’apodosi falsa. Il periodo ipotetico ‘Se la terra vola, la terra esiste’, comincia con una protasi falsa e conclude in un’apodosi vera. Il periodo ipotetico ‘Se costui si muove, costui cammina’, comincia con una protasi vera e conclude in un’apodosi falsa, giacché costui si muove ma non sta camminando.

SVF II, 475
Alessandro d’Afrodisia ‘De mixtione’ p. 226, 34 Bruns. […] Il loro (degli Stoici) discorso sulla mescolanza non si basa su altro, ed anche ciò che essi dicono sull’animo dipende da questo fondamento. Essi traggono di qui la fede nel da loro tanto decantato destino e nella Prònoia universale; e pure il loro discorso sui principi, su dio, sull’unità dell’universo e la sua consentaneità a se stesso: per loro, infatti, tutte queste cose altro non sono che la divinità che pervade la materia.

SVF II, 527
Stobeo ‘Eclogae’ I, p. 184, 8 W. Di Crisippo. […] Con riferimento al suo buon ordine, dunque, il cosmo è stato distinto in queste nature. L’elemento che ruota con moto circolare è l’etere, ed entro di esso hanno la sede gli astri, non-erranti ed erranti, divini per natura, animati e governati dalla Prònoia.

SVF II, 528
Ario Didimo presso Eusebio ‘Praep. evang.’ XV, 15, p. 817, 6. […] Perciò il cosmo si chiama anche Zeus, dal momento che è per noi causativo di vita. In quanto governa ogni cosa inviolabilmente dall’eternità con una concatenazioni di ragioni, è denominato inoltre Destino; Adrastea perché nulla gli sfugge inosservato; e Prònoia perché ciascuna cosa amministra in modo che sia proficua.

SVF II, 604
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1052c. Nel primo libro ‘Sulla Prònoia’ <Crisippo> afferma che Zeus s’accresce fino a consumare in sé tutti i corpi. “Poiché la morte è separazione dell’animo dal corpo, mentre l’animo del cosmo non si separa bensì continua ad accrescersi fino a consumare in sé la materia, non si deve dire che il cosmo muoia”.

SVF II, 605
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1053b. <Crisippo> afferma che quando avviene la conflagrazione universale il cosmo è tutt’intero vivente e animato, e che quando poi un’altra volta si spegne e s’addensa, esso si tramuta in forma corporea, ossia in acqua e in terra. Egli <lo> dice nel primo libro ‘Sulla Prònoia’.

SVF II, 613
Filone Alessandrino ‘De aetern. mundi’ 47, VI, p. 87 Cohn-Reiter. I filosofi che hanno introdotto le conflagrazioni universali e le palingenesi del cosmo […] <non si sono accorti> che con ciò permettevano di inferire il carattere perituro della Prònoia, che è l’anima del cosmo, traendone quindi conclusioni filosofiche inconseguenti.

SVF II, 632
Plutarco ‘De defectu oraculorum’ p. 425f. Invero, chi avrebbe paura anche di altre affermazioni degli Stoici, quand’essi si chiedono come possano rimanere in piedi un solo Destino e una sola Prònoia, e non ci siano invece molti Zeus, se esistono molteplici cosmi?

SVF II, 633
Diogene Laerzio ‘Vitae philos.’ VII, 142-143. Che il cosmo sia una creatura vivente, razionale, animata e cognitiva, lo affermano anche Crisippo nel primo libro ‘Sulla Prònoia’, Apollodoro nella ‘Fisica’ e Posidonio.

SVF II, 634
Diogene Laerzio ‘Vitae philos.’ VII, 138. Secondo quanto affermano Crisippo nei suoi libri ‘Sulla Prònoia’ e Posidonio nel terzo libro ‘Sugli dei’, il cosmo è governato da mente e Prònoia. La mente ne pervade ogni parte, come fa l’animo in noi; ma ne pervade di più alcune parti e meno altre.

SVF II, 644
Diogene Laerzio ‘Vitae philos.’ VII, 139. Crisippo nel primo libro ‘Sulla Prònoia’ e Posidonio nel suo libro ‘Sugli dei’ affermano che l’egemonico del cosmo è il cielo, mentre secondo Cleante è il sole.

SVF II, 687
Achille ‘Isagoge’ 13 (p. 133 Petav. Uranol.). Che gli astri siano esseri viventi, non lo reputano né Anassagora, né Democrito, né Epicuro nella sua ‘Epitome a Erodoto’. Reputano invece che essi lo siano: Platone nel ‘Timeo’; Aristotele nel secondo libro ‘Sul cielo’, e Crisippo nel suo libro ‘Sugli dei e la Prònoia’.

SVF II, 913
Stobeo ‘Eclogae’ I, 79, 1 W. Crisippo sostiene che sostanza del destino è una forza materiale fatta di pneuma, la quale governa ordinatamente l’universo. Questo egli scrive nel secondo libro ‘Sul cosmo’. Nel secondo libro ‘Sulle definizioni’, nei libri ‘Sul destino’ e sporadicamente in altri libri egli lo dichiara in molti modi dicendo: “Il destino è la ragione del cosmo; oppure: è la ragione di quanto nel cosmo è governato dalla Prònoia; oppure:  è la ragione in armonia con la quale gli eventi passati avvennero, quelli presenti avvengono e quelli futuri avverranno”.

SVF II, 937
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1049f.. […] E poco dopo, levando di mezzo ogni ambiguità, <Crisippo> dice: “Infatti nulla può stare, neppure nel suo minimo particolare, altrimenti che in armonia con la natura universale e con la sua ragione”. Che poi la natura a tutti comune e la ragione universale della natura siano il ‘destino’, la ‘Prònoia’ e ‘Zeus’, non può sfuggire neppure a coloro che vivono agli Antipodi; giacché questo gli Stoici lo vanno blaterando ovunque.
[2] p. 1050c. Crisippo concede piena ed incondizionata libertà di azione alla malvagità, considerandola non soltanto necessaria e in armonia col destino, ma anche un prodotto in armonia con la ragione divina e la perfezione della natura. Anche ciò è visibile in queste sue testuali parole: “Poiché la comune natura s’estende a tutte le realtà, qualunque cosa di qualunque genere accade nel cosmo e in una qualunque delle sue parti, bisognerà che sia in armonia con tale natura e, per conseguenza immediata, con la sua ragione;  a causa del fatto che nulla potrà ostacolare dall’esterno l’economia del cosmo, né alcuna delle sue parti avrà modo di muoversi o starà altrimenti che in armonia con la natura a tutti comune”. Quali sono, dunque, gli stati e i movimenti delle parti? È manifesto che ‘stati’ sono i vizi e gli stati morbosi come l’avidità di denaro, la brama di piaceri e quella della fama, la viltà e l’ingiustizia; che ‘movimenti’ sono gli adulteri, i furti, i tradimenti, gli omicidi e il parricidio. Ebbene, Crisippo crede che nessuno di questi sia né poco né tanto contrario alla ragione, alla legge, alla giustizia e alla Prònoia di Zeus.

SVF II, 947
Alessandro d’Afrodisia ‘De fato’ 23, p. 193, 25 Bruns. […] Di cosa <gli Stoici> diranno essere causativi le mostruosità? Il convenire di chiamare causativi anche queste cose e però rifugiarsi nel dubbio di che cosa siano causativi (come senza fallo sono spesso costretti a fare a proposito della loro Prònoia), è cosa da gente che sta escogitando una scappatoia dalle aporie.

SVF II, 962
Alessandro d’Afrodisia ‘Quaestiones’ I, 4, p. 10, 32. Inoltre, se gli eventi che avvengono per destino avvengono anche in armonia con la Prònoia, come può essere ragionevole e in armonia con la Prònoia che alcuni individui oppongano resistenza ad eventi che ben avvengono per destino e che sia un agire in modo disciplinato l’opporre resistenza ad eventi che sono in armonia con la Prònoia?

SVF II, 989
Origene ‘De oratione’ Vol. II, p. 311, 16 Koe. […] Se si salvaguarda l’esistenza di ciò ch’è in nostro potere con le sue innumerevoli inclinazioni tendenziali alla virtù o al vizio, al dovere o contro il dovere, necessariamente ciò è stato conosciuto da Dio quale sarà - prima che avvenga e insieme a tutto il resto - fin dal momento della creazione e della formazione del cosmo. E in tutto ciò che Dio precostituisce consequenzialmente a ciò che ha visto circa ciascuna delle opere in nostro potere, dalla sua Prònoia è stato precostituito - secondo il merito di ciascun movimento in nostro potere - anche il movimento che gli andrà incontro e che accadrà in armonia con la concatenazione degli eventi che saranno. Ciò avviene senza che la prescienza di Dio sia la causa di tutti gli eventi futuri e di quelli che saranno attivati da ciò ch’è in nostro potere in fatto d’impulso. Piuttosto, dalla prescienza di Dio deriva che ciò ch’è in potere di ciascuno di noi prende il posto che gli è assegnato nel governo dell’universo, come cosa opportuna ed utile alla ordinata condizione del cosmo.

SVF II, 1000
Aulo Gellio ‘Noctes Atticae’ 7, 2. […]  Nel quarto libro ‘Sulla Prònoia’ <Crisippo> dice che il destino è “la sintassi naturale delle vicende cosmiche, che dall’eternità si tengono dietro una all’altra e si svolgono in un inviolabile intreccio”.

SVF II, 1023
Filodemo ‘De pietate’ cp. 15 (DDG p. 548, 4). Nei libri ‘Sulla Prònoia’ egli <Crisippo> espone ed estende i medesimi apparentamenti all’animo dell’universo, e adatta ad esso i nomi degli dei sfruttando in modo instancabile la sua sottigliezza.

SVF II, 1029
Ippolito ‘Refutationes.’ 21, (Dox. Gr. p. 571). Crisippo e Zenone, stoici anch’essi e personaggi della stessa fama, svilupparono la filosofia sulla base di conclusioni più ragionate, e quasi la racchiusero entro una serie di definizioni. Anch’essi ipotizzarono che dio è il principio di tutte le cose, essendo un corpo purissimo la cui Prònoia pervade tutte le cose.

SVF II, 1049
‘De comm. not.’ p. 1075 a. […] Queste, come molte altre, non sono assurdità che noi deduciamo come insite nelle loro <di Crisippo e di Cleante> premesse e conseguenti alle loro dottrine. Sono loro stessi, invece, nei loro scritti sugli Dei, la Prònoia, il Destino e la Natura, a dire a gran voce e in termini precisi che tutti gli altri dei sono stati soggetti a nascita nel passato e saranno soggetti a perire in futuro nel fuoco, dal momento che secondo loro essi sono fusibili come fossero di cera o di stagno.

SVF II, 1051
Origene ‘Contra Celsum’ VIII, 8, Vol. II, p. 226, 24 K. Quando noi diciamo che Dio è pneuma, <Celso> crede che in questa affermazione noi non differiamo affatto dagli Stoici greci, i quali erano dell’avviso che dio è pneuma che scorre attraverso tutte le cose e che tutto include in se stesso. […] Infatti, la Prònoia include tutte le cose di cui si dà pensiero e le abbraccia. […] Quindi gli Stoici dicono che le cause basilari sono entità corporee. […] Per loro anche il logos di dio, la ragione che scende fino agli uomini e fino alle minime realtà, non è altro che pneuma corporeo.

SVF II, 1054
Origene ‘In Evang. Ioannis’ XIII, 21. Pochi sono stati capaci di discernere a fondo la natura delle realtà corporee e soprattutto di quelle foggiate dal Logos e dalla Prònoia, poiché affermano che, quanto a genere, la Prònoia è delle stessa sostanza dei corpi che ne sono oggetto, quando invece la Prònoia è un’entità perfetta e del tutto diversa dagli oggetti cui provvede.

SVF II, 1064
Plutarco ‘De comm. not.’ p. 1077e. Crisippo dice che “Zeus e il cosmo sono simili al <corpo> dell’uomo e la Prònoia al <suo> animo. Quando avviene la conflagrazione universale, poiché Zeus è l’unico dio imperituro, egli arretra e si raccoglie in Prònoia; dopo di che, resisi omogenei, entrambi persistono in un’unica sostanza che è l’etere”.

SVF II, 1108
Plutarco ‘De Iside et Osiride’ p. 369a. Le cause basilari dell’universo non vanno poste in corpi inanimati, come fanno Democrito ed Epicuro; né vanno poste un’unica ragione quale demiurgo di una materia priva di qualità e un’unica Prònoia, come fanno gli Stoici, che ha il sopravvento su qualunque cosa e la padroneggia.

SVF II, 1115
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1040c. Partendo dai concetti che noi abbiamo degli dei ossia che li divisiamo quali esseri benefici e filantropi, <Crisippo> combatte soprattutto contro Epicuro e contro coloro che levano di mezzo la Prònoia.

SVF II, 1118
Alessandro d’Afrodisia ‘Quaestiones’ II, 28. Bruns. […] Dire invece che la salvezza degli dei ha bisogno dell’attività dei mortali sarebbe un’affermazione totalmente assurda. E come altrimenti? Un’assurdità equivalente a questa è quella di dire che il fine e il bene degli dei sta nel tenere a regola e soggetti alla Prònoia i mortali. […] Ma se la divinità compirà le attività che le attengono in grazia della salvezza dei mortali e non di se stessa, allora si potrebbe reputare che essa esista in grazia dei mortali. E secondo coloro che pongono l’essenza di dio nel provvedere ai mortali, dio proprio questo farebbe. Cos’altro sarà la divinità per chi scrive: “Cosa resta della neve se le si sottraesse il bianco e il freddo? Cosa resta del fuoco se se ne spegnesse il calore? Del miele se gli si sottraesse il dolce, dell’animo la capacità di movimento, di dio il provvedere?” Infatti, secondo chi parla e scrive così, per dio l’essere sta nel provvedere.
[3] p. 70, 2. Per coloro che rimettono tutto alla Prònoia ed affermano che soltanto il bene è bello, sarebbe assurdo continuare ponendo che il bene è in nostro potere. Se invece lo dicono, allora la Prònoia divina, nella quale essi affermano che sta l’essenza degli dei, secondo loro non può diventare causa di bene alcuno per gli uomini.

SVF II, 1122
Origene ‘Contra Celsum’ IV, 79, Vol. I, p. 349, 21 K. Se il cosmo è nato per Prònoia e se Dio sopravvede al cosmo nella sua interezza, era necessario che i tizzoncini del genere umano cominciassero ad essere ravvivati ad opera di un presidio di esseri migliori dell’uomo, sicché all’inizio vi fu una mistione di natura divina e di natura umana.

SVF II, 1126
Plutarco ‘De comm. not.’ p. 1075e. E invero, in polemica contro Epicuro, gli Stoici non tralasciano alcun ‘ah! ah! oh! oh!’ e gridano che egli, levata di mezzo la Prònoia, mette in confusione le prolessi che noi abbiamo degli dei.

SVF II, 1157
Origene ‘Contra Celsum’ IV, 74, Vol. I, p. 343, 23 K. Celso […] non ha visto che in questo modo muove un’accusa anche ai filosofi della Stoa, i quali non fanno male a preordinare l’uomo, e in generale la natura razionale, a tutte le creature prive di ragione, e a dire che la Prònoia ha fatto tutto ciò che ha fatto cardinalmente per gli esseri dotati di ragione. Ed è logico sostenere che gli esseri razionali, poiché sono esseri di prima istanza, siano stati generati dalla Prònoia come figli, mentre gli esseri privi di ragione e quelli inanimati abbiano il ruolo che nella generazione ha la placenta. E io ritengo che, come nelle città coloro che provvedono a ciò che si compra e si vende, e al mercato non si danno altro pensiero che degli uomini, e però della sovrabbondanza di merci fruiscono anche i cani e altri animali privi di ragione; così la Prònoia si preoccupa principalmente degli esseri razionali e però ne consegue che anche gli esseri privi di ragione traggono vantaggio da ciò che è creato per gli uomini.

SVF II, 1160
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1044 e. <Crisippo> è quello che encomia la Prònoia perché ci procura pesci, uccelli, miele e vino.

SVF II, 1174
Origene ‘Contra Celsum’ IV, 64, Vol. I, p. 334, 33 K. […] Ed a coloro che vogliono conoscere ogni cosa per quanto è possibile con precisione, è necessario dire che la ragione per cui i mali non rimangono sempre in ugual numero è dovuta all’opera della Prònoia, la quale o conserva in vita le cose terrestri oppure ne fa pulizia attraverso cataclismi e conflagrazioni.

SVF II, 1178
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1051 b. Inoltre, benché <Crisippo> abbia spesso scritto sul fatto che al cosmo non vi sono da fare incolpazioni né biasimi, […]  il fatto che la Prònoia possa istituire dei demoni sciocchi, […] come può non essere un’incolpazione a dio?

SVF II, 1184
Clemente d’Alessandria ‘Stromata’ I, p. 369 Pott. Le decisioni e le attività degli apostati, in quanto scelte particolari, nascono da una cattiva disposizione, così come le malattie del corpo; ma sono pilotate dalla Prònoia universale ad un fine che è salutare, seppure la loro causa è patologica. Massimo carattere della Prònoia divina è quello di non permettere che il vizio che nasce dall’apostasia deliberata rimanga privo di proficuità e di giovamento, né che esso diventi in ogni senso dannoso.

SVF II, 1185
Origene ‘De princip.’ III, p. 162 Delarue. Delle opere della Prònoia che attiene a tutto il cosmo, alcune appaiono con tutta evidenza essere opere della Prònoia stessa, altre invece sono state a tal punto celate che sembra diano spazio a qualche diffidenza circa il Dio che governa tutte le cose con arte e potenza ineffabili. Infatti, la ragione artefice di un Dio pronoético non è così chiara nelle vicende terrestri come invece lo è nella sfera del sole, della luna e degli astri.

SVF II, 1191
Diogene Laerzio ‘Vitae philos.’ VII, 149. <Gli Stoici dicono che> se c’è la Prònoia ogni forma di mantica è fondata; e dichiarano, sulla base di certi esiti, che essa è un’arte, come affermano Zenone e Crisippo nel secondo libro ‘Sulla mantica’.

SVF III, 335
Dione Crisostomo ‘Orazione’ I, 42. Posso dunque ben parlare del governo dell’intero cosmo il quale, tutto quanto felice e sapiente, sempre percorre l’eternità infinita, costantemente, in cicli infiniti, con buona fortuna e consimile divino potere e Prònoia; e che con un comando giustissimo ed ottimo procura che noi siamo simili a lui, in armonia con la comune natura sua e nostra, adorni d’un solo statuto e d’una sola legge e partecipi della medesima costituzione.

SVF III, 657
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 432. E se egli <Crisippo> non sapeva neppure di essere ignorante di tutto, come mai nutre giudizi su molte cose, disponendo l’unicità del cosmo, che esso sia governato dalla Prònoia, che la sua sostanza sia interamente commutabile e numerosissime altre?

SVF III, 668
Plutarco ‘De Stoic. rep.’ p. 1048 e. […] E poi le vicende nostre, di noi che ce la passiamo così meschinamente, sarebbero governate dalla Prònoia degli dei?

SVF III [DB], 68
Filodemo ‘De musica’ Lib. IV, p. 70 Kemke. Ora, passando ad altro, dico che degli argomenti messi insieme da Diogene il principale è che la composizione musicale sia sempre motore ed eccitante all’azione. Se egli afferma che le composizioni musicali sono state introdotte nel mondo dalla Prònoia in grazia di questa loro capacità, non è ora il momento opportuno per appurarlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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