PRONOIA

 

Ricorrenze (8) del sostantivo Pronoia nelle ‘Diatribe’ di EPITTETO

 

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[I,6,1] Da ciascuno degli avvenimenti nell'ordine del mondo è facile encomiare la Prònoia se uno avrà in sé queste due cose: la facoltà di notare i fatti accaduti in ciascuno ed il senso della gratitudine.

[I,16,7] Eppure, per Zeus e per gli dei, uno solo dei fatti accaduti sarebbe bastevole a chi è rispettoso di sé e degli altri ed ha il senso della gratitudine per accorgersi della Prònoia.

[I,16,15] Queste sole sono opere della Prònoia su di noi? E quale discorso è bastante similmente a lodarle o farle riscontrare? Se avessimo accortezza, che altro dovremmo fare comunemente e peculiarmente se non inneggiare alla Materialità, dirne bene e ripercorrerne le grazie?

[III,15,14] Sgozzato Galba, uno diceva a Rufo: “Ora l'ordine del mondo è governato dalla Prònoia?”; e lui “Strutturai forse mai accessoriamente,” diceva, “a partire da Galba che l'ordine del mondo è governato dalla Prònoia?”

[III,17,1] Qualora incolpi la Prònoia, impensierisciti e riconoscerai che quel che è accaduto è accaduto secondo ragione.

[III,17,5] Perché dunque fremi se prende qualcosa in cambio di quanto vende? Come mai beatifichi chi acquisisce quelle cose attraverso queste, contro le quali fai gli scongiuri? Che male fa la Prònoia se dà il meglio ai migliori? Non è meglio essere rispettoso di sé e degli altri che ricco di denaro? Lo ammetteva.

Frammento XIII Pertanto chiunque incolpa la Prònoia perché i malvagi non pagano il fio e perché sono potenti e ricchi di denaro, compie qualcosa di simile come se dicesse che, perduti gli occhi, essi non hanno pagato il fio perché le loro unghie sono sane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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