Il dipinto su tavola di Cebete

The table of Cebes

Tavola Cebete

 

Per tornare alla homepage clicca qui

Una breve introduzione

 

-La datazione dell’opera

Scritto in greco da un autore che ci rimane sconosciuto, è ormai certo che questo drammatico “dialogo raccontato” risale al I secolo dopo Cristo. Il suo impianto è stoico-cinico, ed il Cebete di cui si parla nel titolo nulla ha a che fare con il personaggio che compare nel “Fedone” di Platone.

-Il significato dell’opera

Mi tocca anzitutto doverosamente avvertire chi legge, che questo dialogo è altamente pericoloso in quanto si tratta, per il lettore, di vita o di morte. Chi si imbatte in esso, infatti, è  chiamato a fare la stessa esperienza che fece Edipo sulla via di Tebe, quando si imbatté nella Sfinge.
Questo dialogo, e la spiegazione che esso contiene, sono altamente pericolose perché chi presta la dovuta attenzione e capisce quanto vi si dice è già, o è destinato ad essere, un uomo saggio e felice. Chi, invece, non presta la dovuta attenzione e non capisce quanto vi si dice è già, o è destinato inevitabilmente a rimanere, un individuo stolto ed infelice, una persona amareggiata ed incolta che vive male.
La ragione di ciò sta nel fatto che la spiegazione contenuta in questo dialogo assomiglia all’enigma che la Sfinge, sulla via di Tebe, proponeva alle persone. Se uno capiva l’enigma e dava la risposta corretta, aveva salva la vita. Ma se uno non lo capiva e dava la risposta scorretta, periva divorato dalla Sfinge.

Edipo

Le cose stanno allo stesso modo anche nel caso di questa spiegazione. Giacché la Stoltezza è, per il lettore, una Sfinge. Il dipinto su tavola del quale il dialogo tratta, allude enigmaticamente a quanto è bene, a quanto è male ed a quanto è né bene né male nella vita. E chi non capisce queste cose è destinato a perire per opera della Stoltezza; non in una sola volta, come chi moriva divorato dalla Sfinge, ma rovinato poco per volta nel corso dell’intera esistenza, come i condannati ad una punizione perenne. Se il lettore, invece, riconosce e capisce queste cose è la Stoltezza, all’opposto, a perire; mentre lui si salva e diventa beato e felice per tutta la vita. Chi legge presti dunque molta attenzione e non fraintenda nulla.

D'altra parte è arduo capire “Il dipinto su tavola di Cebete” se non si ha familiarità con la mia traduzione dell’opera di Epitteto. I concetti di 'proairesi' e di 'diairesi', di 'cultura' (cioè di 'educazione alla diairesi') e di 'pseudocultura' (cioè di 'educazione a tutte le altre conoscenze'), di 'essere umano' e di 'uomo', di 'felicità' e di 'infelicità', di 'virtù' e di 'vizio', di 'bene', di 'male' e di 'udetero' trovano qui un’efficacia pittorica di straordinaria attualità, nella spiegazione che un anziano signore dà ad un gruppo di forestieri del significato di un dipinto su tavola visibile in un antico tempio di Crono.

-La traduzione

Trattandosi di un’opera di dimensioni contenute, per la traduzione non ho avuto bisogno di lavorare su di un vero e proprio Index Verborum.
A differenza de “L’albero della Diairesi”di Epitteto, che è la fedele registrazione di un parlato dal vivo, questo “Il dipinto su tavola di Cebete” è un testo letterario. Fatta dunque salva la scrupolosità nel tradurre tutte le parole chiave e filosoficamente rilevanti, so di essermi permesso quelle libertà di stile che mi parevano concesse dalla natura del testo.

-Il testo

La traduzione che qui presento è stata da me condotta sul testo greco pubblicato da D. Pesce: “La tavola di Cebete” Paideia Editrice, Brescia 1982, nella collana “Antichità classica e cristiana”. Questo testo riproduce essenzialmente l’edizione critica di K. Praechter (Teubner, Lipsia 1893). Io me ne sono discostato in un luogo solo.

 

 

IL   DIPINTO   SU   TAVOLA DI   CEBETE

 

nuovamente tradotto
da

 

Franco Scalenghe

 

Per scaricare questa traduzione in formato PDF clicca qui

[ 1.1 ] Passeggiavamo per caso nel recinto sacro a Crono, considerando molti e diversi doni votivi. Dinanzi al tempio era dedicato anche un dipinto su tavola, con una strana pittura raffigurante storie assai particolari che non riuscivamo a congetturare quali mai fossero. [ 1.2 ] Il dipinto non ci sembrava raffigurare né una città né un accampamento, ma un recinto contenente al proprio interno altri due recinti, uno più grande ed uno più piccolo. Nel primo recinto vi era un portale, e presso di esso appariva sostare molta folla. [ 1.3 ] All’interno del recinto si vedeva uno stuolo di donne. Sul portone era fermo un vecchio, il quale faceva dei cenni come ingiungendo qualcosa alla folla che entrava. [ 2.1 ] Eravamo incerti sul significato della storia e ci interrogavamo l’un l’altro da un po’ di tempo quando un anziano signore, che stava accanto a noi, disse:
“Forestieri, non provate nulla di straordinario se siete incerti sull’interpretazione da dare a questa pittura. Pochi, anche tra la gente del posto, sanno quale sia il significato della storia. [ 2.2 ] Il dono votivo non è, infatti, di un cittadino di qui ma di un forestiero, un uomo intelligente e di straordinaria sapienza, emulo in teoria ed in pratica della vita Pitagorica e Parmenidea, il quale venne qui molto tempo fa e dedicò sia questo recinto sacro sia la pittura a Crono".
[ 2.3 ] “Ma quest’uomo, dissi io, tu l’hai conosciuto di persona?”
“E l’ho anche ammirato, disse lui, per molto tempo quando ero più giovane. Giacché era solito discorrere di molti e seri argomenti; ed allora io lo ascoltai più volte raccontare il significato di questa storia.”
[ 3.1 ] “Ebbene per Zeus, dissi io, se non ti capita d’avere qualche altro impegno pressante, esponilo anche a noi. Siamo, infatti, assai smaniosi di ascoltare di che storia si tratta.”
“Forestieri, rispose, non lo ricuserò. Ma innanzi tutto dovete ascoltare questo, che la spiegazione contiene in sé qualcosa di pericoloso.”
“Quale pericolo? chiesi io.”
“Che se presterete attenzione, continuò lui, e capirete quanto vi si dice, sarete uomini saggi e felici; altrimenti diventerete stolti ed infelici, amareggiati ed incolti esseri umani e vivrete male. [ 3.2 ] La spiegazione assomiglia, infatti, all’enigma che la Sfinge proponeva alle persone. Se uno lo capiva, si salvava; ma se non lo capiva, periva per opera della Sfinge. Le cose stanno allo stesso modo anche nel caso di questa spiegazione. Giacché la Stoltezza è per le persone una Sfinge. [ 3.3 ] Il dipinto su tavola allude enigmaticamente a quanto è bene, a quanto è male ed a quanto non è né bene né male nella vita. E se uno non capisce queste cose, perisce per opera della Stoltezza; non in una sola volta, come chi moriva divorato dalla Sfinge, ma rovinato poco per volta nel corso dell’intera esistenza, come i condannati ad una punizione perenne. [ 3.4 ] Se uno invece riconosce queste cose è la Stoltezza, all’opposto, a perire; mentre lui si salva e diventa beato e felice per tutta la vita. Prestate dunque attenzione e non fraintendete.”
[ 4.1 ] “Per Eracle, se le cose stanno così, che grande smania ci hai messo addosso!”
“E stanno proprio così, disse lui.”
“Esponici quindi al più presto il significato della storia e, siccome siffatta è la ricompensa, noi ti presteremo un’attenzione non superficiale.”
[ 4.2 ] Raccolta dunque una bacchetta, l’anziano signore la protese verso la pittura e disse:
“Vedete questo recinto?”
“Lo vediamo.”
“Dovete innanzi tutto sapere che questo luogo si chiama Vita. E la gran folla che sosta presso il portale è la folla di coloro che stanno per fare ingresso nella Vita. [ 4.3 ] Il vecchio fermo in alto con un foglio di papiro in una mano e che con l’altra indica qualcosa, si chiama Genio. Egli ingiunge a coloro che fanno ingresso cosa debbono fare quando siano entrati in Vita, ed indica loro quale strada debbono percorrere se intendono salvarsi nella Vita.”
[ 5.1 ] “Quale strada intima di percorrere e come? chiesi io.”
“Vedi presso il portale, rispose lui, un seggio, posto nel luogo in cui la folla fa il suo ingresso e sul quale siede una femmina dipinta in modo da apparire suadente e che ha in mano una coppa?”
[ 5.2 ] “La vedo, dissi io. E chi è?”
“Si chiama Inganno, rispose, ed induce in errore tutti gli esseri umani.”
“E cosa effettua costei?”
“A coloro che fanno ingresso nella Vita dà a bere la sua propria facoltà.”
[ 5.3 ] “Cos’è questa bevanda?”
“Errore, disse, ed Ignoranza.”

Ingresso
“E poi cosa accade?”
“Dopo avere bevuto questa bevanda procedono verso la Vita.”
“Ma tutti bevono l’errore oppure no?”
[ 6.1 ] “Tutti lo bevono, rispose; alcuni di più, altri di meno. E vedi ancora, all’interno del portale, uno stuolo di altre femmine che hanno aspetti d’ogni genere?”
“Le vedo.”
[ 6.2 ] “Si chiamano Opinioni, Smanie, Piaceri. Quando la folla fa il suo ingresso esse balzano su, si avvinghiano a ciascuno e lo menano via.”
“E dove li menano?”
“Alcune menano gli esseri umani alla salvezza, rispose; altre invece li menano alla perdizione per opera dell’Inganno.”
“Caro amico, che sgradevole pozione è quella di cui parli!”
[ 6.3 ] “Tutte però, aggiunse, professano di condurre all’ottimo e ad una vita felice e vantaggiosa. E costoro, a causa dell’ignoranza e dell’errore che hanno bevuto dalla coppa dell’Inganno, non trovano quale sia la vera strada nella Vita ma vanno errando a casaccio, come puoi vedere osservando coloro che hanno fatto il loro ingresso prima, i quali vanno in giro dove capita.”
[ 7.1 ] “Li vedo, dissi. E chi è quella donna che appare essere come cieca e pazza, e che se ne sta ritta sopra una pietra rotonda?”
“Si chiama Fortuna, rispose. E non è soltanto cieca e pazza ma anche sorda.”
[ 7.2 ] “Quale funzione ha?”
“Si aggira dappertutto, rispose, e ghermisce gli averi di alcuni per darli ad altri. Poi a questi stessi subito di nuovo sottrae ciò che ha dato e lo dà al altri, a casaccio ed in modo instabile. Perciò anche quel segno svela bene la sua natura.”
[ 7.3 ] “Quale segno? chiesi io.”
“Il fatto che sta ritta sopra una pietra rotonda.”
“E questo cosa significa?”
“Significa che il suo dare non è né sicuro né saldo. Qualora uno si fidi di lei ne nascono grandi e dure delusioni.”
[ 8.1 ] “Ma cosa vuole questa gran folla che le sta intorno, e come si chiamano costoro?”
“Si chiamano Sconsiderati. Ciascuno di essi chiede per sé le cose che la Fortuna getta.”
“Come mai non hanno tutti un aspetto simile, ma alcuni appaiono rallegrarsi mentre altri hanno le mani protese e sono scoraggiati?”
[ 8.2 ] “Quelli che appaiono rallegrarsi e ridere, rispose, sono coloro che hanno ricevuto qualcosa da lei, e questi la chiamano buona Fortuna. Quelli che appaiono singhiozzare sono invece coloro ai quali la Fortuna ha sottratto ciò che aveva prima dato, e questi al contrario chiamano lei cattiva Fortuna.”
[ 8.3 ] “Quali sono le cose che la Fortuna dà e per le quali coloro che le ricevono si rallegrano, mentre coloro che le perdono singhiozzano?”
“Sono quelle, rispose, che alla massa degli esseri umani sembrano essere beni.”
“Quali sono questi beni?”
[ 8.4 ] “La ricchezza di denaro, evidentemente; e la fama, la stirpe nobile, la figliolanza, il potere tirannico, il potere regale e quant’altre cose somigliano a queste.”
“Ma come? Questi non sono beni?”
“Di questo, disse, potremo discutere in seguito. Ora stiamo al significato della storia.”
“Va bene.”
[ 9.1 ] “Come oltrepassi con lo sguardo questo portale, vedi più in alto un altro recinto e ferme, fuori del recinto, delle femmine acconciate come sono solite acconciarsi le prostitute?”
“Certamente.”
“Esse si chiamano una Non padronanza di sé, l’altra Dissolutezza, l’altra Insaziabilità, l’altra ancora Adulazione.”
[ 9.2 ] “Perché sono ferme lì?”
“Perché spiano, disse, coloro che hanno ricevuto qualcosa dalla Fortuna.”
“E poi cosa accade?”
“Esse balzano su queste persone e vi si avvinghiano, le adulano, le urgono a rimanere presso di loro dicendo che avranno una vita piacevole, indolore e priva di patimenti. [ 9.3 ] E se uno si lascia persuadere da queste femmine ad entrare da Lascivia, il trastullo sembra piacevole fino a che solletica l’individuo, poi non più. Giacché qualora ritorni in sé, costui si accorge che non era lui a mangiare da Lascivia ma che era Lascivia a mangiare vivo e ad oltraggiare lui. [ 9.4 ] Perciò, quando abbia speso tutto quanto aveva ricevuto dalla Fortuna, è costretto a fare da servo a queste femmine, a soggiacere ad esse in tutto, a comportarsi indecentemente, a fare per causa loro ogni sorta di azione dannosa come frodare, derubare templi, spergiurare, tradire, depredare e quant’altre azioni somigliano a queste. Quando poi a costoro venga meno ogni risorsa, queste femmine li consegnano alla Punizione.”
[ 10.1 ] “Quale figura è la Punizione?”
“Vedi, disse, un po’ dietro e sopra di loro come una piccola porticina ed un luogo angusto ed oscuro?”
“Certamente.”
“E non ti sembra che ci siano anche delle femmine laide, sozze e rivestite di cenci?”
[ 10.2 ] “Certamente.”
“Queste dunque, rispose, si chiamano: quella che ha la frusta, Punizione; quella che ha il capo chino tra le ginocchia, Afflizione; quella che si strappa i capelli, Doglia.”
[ 10.3 ] “Chi è quest’altro che sta accanto ad esse, quest’uomo deforme, magro e nudo; e chi è l’altra che è insieme con lui ed è, come lui, laida e magra?”
“Lui si chiama Rammarico, rispose, lei Prostrazione; e sono fratello e sorella. [ 10.4 ] A questi dunque egli è consegnato e con questi convive in continua punizione. Di qua, poi, è gettato in un’altra dimora, quella dell’Infelicità, e qui trascorre il resto della vita in totale infelicità, a meno che il Ripensamento non s’imbatta in lui venendogli incontro dalla sua propria proairesi.”
[ 11.1 ] “E poi cosa accade se gli viene incontro il Ripensamento?”
“Lo cava fuori dei mali e gli raccomanda un’altra Opinione, quella che conduce alla vera Educazione ed insieme a quella che si chiama Pseudoeducazione.”
[ 11.2 ] “E poi cosa accade?”
“Se egli accetta l’Opinione in quanto lo conduce alla vera Educazione, rispose, purificato da essa si salva e diventa beato e felice nella vita. Se no, viene di nuovo indotto in errore dalla stessa Opinione in quanto lo conduce alla Pseudoeducazione.”
[ 12.1 ] “Per Eracle! Che altro gran pericolo è questo. E qual è, chiesi io, la figura della Pseudoeducazione?”
“Vedi quell’altro recinto?”
[ 12.2 ] “Certamente, dissi io.”
“E vedi fuori del recinto, presso l’ingresso, ferma una femmina che appare molto pulita e ben ordinata?”
“Certamente.”
[ 12.3 ] “Le masse di gente avventata, disse, chiamano costei Educazione, ma essa non è la vera Educazione bensì la Pseudoeducazione. Comunque quando coloro che si salvano decidano di venire alla vera Educazione, innanzi tutto si presentano qui.”
“C’è un’altra strada che conduce alla vera Educazione?”
“C’è, rispose.”
[ 13.1 ] “Chi sono gli uomini che vanno su e giù all’interno del recinto?”
“Sono, disse, gli ingannati amanti della Pseudoeducazione, i quali credono di conversare con la vera Educazione.”
“E come si chiamano?”
[ 13.2 ] “Si chiamano, rispose, poeti, oratori, dialettici, musicisti, matematici, geometri, astronomi, edonisti, peripatetici, critici e quant’altri esseri umani somigliano a questi.”
[ 14.1 ] “E chi sono quelle donne che appaiono correre intorno a costoro, simili nell’aspetto alle prime cioè a quelle tra le quali dicevi esservi la Non padronanza di sé?”
“Sono proprio quelle femmine, rispose.”
[ 14.2 ] “Dunque esse fanno ingresso anche qui?”
“Si, per Zeus! anche qui; ma raramente e non come nel primo recinto.”
“Ed anche le Opinioni fanno ingresso qui? chiesi io.”
[ 14.3 ] “Sì, giacché anche in costoro permane l’effetto della pozione che hanno bevuto dalla coppa dell’Inganno.”
“L’Ignoranza permane anche in costoro?”
“Sì, per Zeus! ed insieme all’Ignoranza permane anche la Stoltezza. E non c’è pericolo che si separino da costoro né l’opinione né ogni restante vizio fino a che essi, disperando ormai della Pseudoeducazione, non imbocchino la vera strada e bevano le facoltà che li purificano. [ 14.4 ] Quando poi siano purificati ed abbiano espulso tutti i loro mali, le opinioni, l’ignoranza ed ogni restante vizio, allora in questo modo saranno salvi. Ma rimanendo qui presso la Pseudoeducazione essi non ne saranno mai liberati, né alcun male li abbandonerà per opera di questo genere di conoscenze.”
[ 15.1 ] “Qual è la strada che porta alla vera Educazione? chiesi io.”
“Vedi lassù, disse, quel luogo dove non dimora nessuno e che appare deserto?”
“Lo vedo.”
[ 15.2 ] “Vedi anche una piccola porta e, davanti alla porta, una strada non molto affollata sulla quale assai pochi procedono, come su una strada che appare impervia, scabrosa e pietrosa?”
“Certamente, dissi io.”
[ 15.3 ] “Si vedono anche un elevato colle ed una salita assai angusta con profondi burroni da una parte e dall’altra.”
“Li vedo.”
“Questa è la strada, disse, che conduce alla vera Educazione.”
[ 15.4 ] “A guardarla, è una strada davvero difficile.”
“E vedi lassù sul colle una gran rupe, elevata e scoscesa tutt’intorno?”
“La vedo, dissi io.”
[ 16.1 ] “Vedi anche due donne, dal corpo florido e vigoroso, ferme sulla rupe e che hanno le mani protese con slancio?”
“Le vedo, dissi io; e come si chiamano?”

Cebete31


[ 16.2 ] “Una si chiama Padronanza di sé, rispose; l’altra Fortezza, e sono sorelle.”
“Perché hanno le mani protese con tanto slancio?”
[ 16.3 ] “Invitano, disse, quelli che si presentano in quel luogo ad avere coraggio ed a non avvilirsi, dicendo loro che debbono ancora farsi forza brevemente e che poi giungeranno ad una magnifica strada.”
[ 16.4 ] “Ma quando le persone si presentino alla rupe, come fanno a salire? Non vedo, infatti, nessuna strada portare alle due donne.”
“Sono le due donne a scendere lungo il burrone ed a trascinarli lassù presso di sé. Li esortano quindi a riposarsi. [16.5 ] Dopo un poco, danno loro forza e coraggio professando che li introdurranno alla vera Educazione e mostrando loro come la strada sia magnifica, piana, agevole e pulita d’ogni male, come vedi.”
“E’ palese, per Zeus!”
[ 17.1 ] “Vedi anche, disse, davanti a quel bosco un luogo che appare magnifico, simile ad un prato sfolgorante di luce?”
“Certamente.”
[ 17.2 ] “E scorgi in mezzo al prato un altro recinto ed un altro portale?”
“E’ così. Ma come si chiama questo luogo?”
[ 17.3 ] “Abitazione degli uomini felici, rispose. Qui soggiornano tutte le Virtù e la Felicità.”
“Sì, dissi io; com’è magnifico il luogo di cui parli!”
[ 18.1 ] “E vedi, continuò lui, che presso il portale vi è una donna con un bel volto calmo, di media e già matura età, indossante una veste semplice e disadorna? Essa non sta ritta sopra una pietra rotonda ma su una quadrata, solidamente piantata in terra, [ 18.2 ] ed insieme a lei sono altre due donne che sembrano essere sue figlie.”
“E’ palesemente così.”
“Di queste tre donne, dunque, quella nel mezzo è la vera Educazione, l’Educazione alla diairesi, le altre due sono la Verità e la Fiducia in se stessi.”

Cebete3


[ 18.3 ] “Perché la vera Educazione sta ritta sopra una pietra quadrata?”
“E’ segno, rispose, che sicura e salda è la strada per coloro che arrivano da lei e che sicuro è il suo dare per coloro che lo ricevono.”
[ 18.4 ] “E quali sono le cose che l’Educazione dà?”
“Coraggio e Dominio sulla paura, disse lui”
“E cosa sono queste?”
“Sono la scienza, rispose, che permette di non sperimentare nulla di terribile nella vita.”
[ 19.1 ] “Per Eracle, dissi io, che magnifici doni! Ma perché sta così fuori del recinto?”
“Per curare, rispose, coloro che si presentano e per dare loro a bere la facoltà purificatrice. Poi quando siano purificati li conduce dalle Virtù.”
[ 19.2 ] “Non capisco come questo accade, dissi io.”
“In questo modo lo capirai, rispose. Se uno fosse per caso gravemente malato ed andasse da un medico, questi gli farebbe dapprima espellere le cause della malattia grazie a farmaci purificatori e così lo porterebbe poi al recupero della salute. [ 19.3 ] Ma se il malato non ubbidisse alle sue prescrizioni, sarebbe respinto a ragione dal medico e sarebbe distrutto dalla malattia.”
“Questo lo capisco, dissi io.”
[ 19.4 ] “Allo stesso modo, continuò, qualora uno si presenti all’Educazione alla diairesi essa lo cura e gli dà a bere la sua propria facoltà, affinché innanzi tutto sia purificato ed espella tutti quanti i mali con cui era venuto qui.”
“Quali mali?”
[ 19.5 ] “L’ignoranza e l’errore che aveva bevuto dalla coppa dell’Inganno, e poi la cialtroneria, la smaniosità, la non padronanza di sé, il rancore, l’avidità di denaro e tutti i restanti mali di cui si era riempito nel primo recinto.”
[ 20.1 ] “E quando sia purificato, l’Educazione dove lo invia?”
“Lo invia dentro il recinto, rispose, presso la Scienza e le altre Virtù.”
“Quali sono queste figure?”
[ 20.2 ] “Vedi, disse, al di là del portale un coro di donne, e come appaiono avvenenti ed ordinate con indosso una veste semplice e sobria? Vedi anche come sono naturali e per nulla imbellettate come le altre?”
[ 20.3 ] “Le vedo, risposi. E come si chiamano?”
“La prima si chiama Scienza, disse. Le altre sono sue sorelle e si chiamano Virilità, Giustizia, Probità, Temperanza, Disciplina, Libertà, Padronanza di sé, Mitezza.”
[ 20.4 ] “O carissimo, dissi io, in che grande speranza siamo!”
“A patto che capiate, disse, e procuriate di fare un abito di quanto state ascoltando.”
“Presteremo la massima attenzione a questo, dissi io.”
“Pertanto, continuò, sarete salvi.”
[ 21.1 ] “Qualora le Virtù l’abbiano preso con loro, dove lo conducono?”
“Dalla loro madre, rispose.”
“E chi è?”
“La Felicità, disse.”
“Qual è la figura della Felicità?”
[ 21.2 ] “Vedi la strada che porta a quel luogo elevato, rappresentante l’acropoli di tutti i recinti?”
“La vedo.”
[ 21.3 ] “Non vedi nel vestibolo un’avvenente donna di mezza età che siede sopra un alto trono, acconciata con libertà e senza ricercatezza, ed incoronata di una splendida corona di fiori?”
“E’ palesemente così.”
“Questa è la Felicità, disse.”
[ 22.1 ] “E quando uno si presenti qui, cosa fa?”
“La Felicità lo incorona, disse, con la sua propria facoltà e così fanno le altre Virtù, come con i vincitori delle gare più importanti.”

Incorona
“Che genere di gare ha vinto? chiesi io.”
[ 22.2 ] “Le più importanti, rispose, poiché ha domato tutte le peggiori belve, quelle che prima lo mangiavano vivo, lo castigavano, facevano di lui un servo. Tutte queste ha vinto e scacciato lontano da sé ed è diventato padrone di se stesso, sicché ora quelle sono asservite a lui come prima era lui asservito ad esse.”
[ 23.1 ] “Quali sono le belve di cui parli? Bramo vivamente sentirlo da te.”
“Innanzi tutto, rispose, l’Ignoranza e l’Errore. O queste non ti sembrano belve?”
“E belve davvero malvagie, risposi io.”
[ 23.2 ] “Poi l’Afflizione, il Rammarico, l’Avidità di denaro, la Non padronanza di sé ed ogni restante Vizio. Egli domina tutto ciò e non ne è dominato, come accadeva prima.”
[ 23.3 ] “Che belle imprese, dissi io, e che bellissima vittoria! Ma dimmi ancora: quale facoltà ha la corona con la quale affermavi che la Felicità lo incorona?”
[ 23.4 ] “La facoltà felicitante, giovanotto. Giacché chi è incoronato con questa facoltà diventa felice e beato e non ripone le proprie speranze di felicità in altri ma in se stesso.”
[ 24.1 ] “Di che bella vittoria parli! E quando sia stato incoronato, cosa fa e dove va?”
[ 24.2 ] “Le Virtù lo prendono con loro e lo conducono nel luogo dal quale era prima venuto. Gli mostrano come passino male il tempo e vivano meschinamente gli esseri umani che là soggiornano, quale naufragio sia la loro vita, come vadano errando e siano condotti quasi in balia di nemici, chi dalla Non padronanza di sé, chi dalla Cialtroneria, chi dalla Avidità di denaro, altri dalla Vanagloria e chi da altri Mali. [ 24.3 ] Mali terribili, cui essi sono avvinti e dai quali non sono capaci di affrancarsi, così da salvarsi ed arrivare qua. Essi restano invece nello sconcerto per tutta la vita; e questo sperimentano perché, avendo dimenticato l’ingiunzione del Genio, sono incapaci di trovare la strada che conduce qui.”
[ 25.1 ] “Mi sembri parlare rettamente. Ma ho ancora questa incertezza: perché le Virtù gli mostrano il luogo dal quale era precedentemente giunto?”
[ 25.2 ] “Perché non sapeva precisamente, disse, perché non aveva scienza di nessuna delle cose di là ed era in dubbio. A causa dell’ignoranza e dell’errore che aveva bevuto, egli infatti legittimava come beni quelli che beni non sono e come mali quelli che mali non sono; [ 25.3 ] e per questo viveva male, come vivono male gli altri esseri umani che là soggiornano. Ora invece che quest’uomo ha acquisito la scienza delle cose utili, lui stesso vive bene e considera come finiscono male quegli esseri umani.”
[ 26.1 ] “E quando abbia tutto considerato, cosa fa e dove va ancora?”
“Dove decide lui, rispose. Giacché dappertutto egli è sicuro come chi sta nell’antro Coricio, e dovunque arrivi vivrà benissimo ed in completa sicurezza. Tutti, infatti, lo accoglieranno lietamente, come fanno i sofferenti con il medico.”
[ 26.2 ] “Non ha più paura di patire qualche danno da parte di quelle donne che dicevi essere belve?”
“Non sarà più disturbato né dalla Doglia, né dalla Afflizione, né dalla Non padronanza di sé, né dalla Avidità di denaro, né dalla Povertà di diairesi né da alcun altro Male. [ 26.3 ] L’uomo, infatti, le signoreggia tutte ed è al di sopra di tutto ciò che precedentemente lo affliggeva, come coloro che sono immuni al morso delle vipere. Proprio le vipere, che avvelenano tutti gli altri fino a farli morire, non affliggono coloro che ne sono immuni, poiché questi possiedono gli anticorpi contro il loro veleno. Allo stesso modo anche quest’uomo, poiché possiede gli anticorpi contro i Mali, non ne è più afflitto.”
[ 27.1 ] “Mi sembri parlare bene. Ma dimmi ancora questo: chi sono coloro che appaiono presentarsi di là dal colle? Alcuni di essi sono incoronati e fanno cenni come d’allegrezza mentre altri, non incoronati, fanno cenni di afflizione e sconcerto, hanno gambe e teste contuse [ 27.2 ] e sono trattenuti da alcune donne.”
“Gli incoronati sono coloro che si sono salvati pervenendo all’Educazione alla diairesi e sono allegri per averla conseguita. [ 27.3 ] Di quelli senza corona alcuni, avendo l’Educazione alla diairesi disperato di loro, tornano indietro mal disposti come gente meschina mentre altri, avvilitisi e non saliti alla Fortezza, tornano indietro a loro volta e vanno errando per strade impervie.”
[ 27.4 ] “E chi sono le donne che li seguono?”
“Sono Afflizioni, rispose, sono Doglie, Prostrazioni, Infamie, Ignoranze.”
[ 28.1 ] “Stai affermando che tutti i mali li seguono?”
“Tutti i mali, per Zeus, li seguono! continuò. E qualora questi esseri umani, nel primo recinto, si presentino a Lascivia ed alla Non padronanza di sé, [ 28.2 ] non accusano se stessi ma si affrettano a parlar male dell’Educazione alla diairesi e degli uomini che a lei vanno, affermando che sono dei disgraziati, dei meschini e degli infelici i quali, abbandonata la vita che si conduce in compagnia della Lascivia e della Non padronanza di sé, vivono male e non fruiscono dei beni che esse dispensano.”
[ 28.3 ] “E quali cose costoro chiamano beni?”
“La dissolutezza e la non padronanza di sé, per dirla sommariamente. Giacché ritengono fruizione dei sommi beni il montare a modo del bestiame.”
[ 29.1 ] “Le altre donne che si presentano di là, ilari e ridenti, come si chiamano?”
[ 29.2 ] “Si chiamano Opinioni, rispose. Esse, dopo aver condotto all’Educazione alla diairesi quanti entreranno dalle Virtù, stanno tornando indietro per condurne altri e stanno annunziando che gli uomini da esse prima menati lassù sono ormai diventati felici.”
[ 29.3 ] “Ma le Opinioni, chiesi io, non fanno ingresso presso le Virtù?”
“No, rispose. Esse, giacché non è lecito ad una Opinione fare ingresso presso la Scienza, consegnano le persone all’Educazione alla diairesi. [ 29.4 ] Poi, quando l’Educazione alla diairesi  abbia preso queste con sé, le Opinioni tornano indietro per condurre altre persone, come navi mercantili che, scaricato il carico, tornano indietro e rifanno il carico di altre merci.”
[ 30.1 ] “Mi sembra che tu abbia spiegato queste cose davvero bene, dissi io. Ma non ci hai ancora chiarito che cosa il Genio ingiunge di fare a coloro che fanno ingresso nella Vita.”
[ 30.2 ] “Di avere coraggio, rispose. Abbiatelo quindi anche voi, giacché io spiegherò tutto e non tralascerò nulla.”
“Dici bene, risposi io.”
[ 30.3 ] Protesa dunque di nuovo la mano verso il dipinto
 “Vedete,” disse, “quella femmina che appare essere cieca, che sta ritta sopra una pietra rotonda e che poco fa vi dissi chiamarsi Fortuna?”
“La vediamo.”
[ 31.1 ] “Il Genio intima, continuò, di non fidarsi di lei, di non legittimare come salda e sicura qualunque cosa si riceva da lei e di non ritenerla come nostra propria; [ 31.2  ] giacché nulla impedisce che queste cose ci siano di nuovo sottratte e date ad un altro. La Fortuna è spesso solita far questo, ed a cagione di ciò il Genio intima di essere equilibrati nei confronti del suo dare, senza cioè rallegrarsi qualora dia e senza scoraggiarsi qualora sottragga, senza denigrarla e senza lodarla. [ 31.3 ] Essa infatti nulla fa con raziocinio ma tutto a casaccio e come capita, come prima vi dissi. Per questo il Genio intima di non meravigliarsi, qualunque siano le operazioni che essa effettua e di non diventare simili ai cattivi banchieri. [ 31.4 ] Quando i cattivi banchieri ricevano del denaro dalla gente, si rallegrano e lo legittimano come loro proprio. Quando poi ne siano richiesti, fremono e credono di avere patito un terribile torto, senza ricordare che avevano ricevuto i depositi a patto che non vi fosse alcun impedimento a ritrasferire il deposito. [ 31.5 ] Il Genio intima dunque di comportarsi allo stesso modo nei confronti di quanto la Fortuna dà e di ricordare che essa ha natura siffatta da sottrarre quel che ha dato, poi di ridarlo immediatamente moltiplicato, poi di seguito di sottrarre quel che ha dato e non solo questo, ma pure quel che si aveva prima. [ 31.6 ] Quello che dunque la Fortuna dà, il Genio intima di prenderlo e di spicciarsi ad uscire dal primo recinto, mirando al dare saldo e sicuro.”
[ 32.1 ] “Qual è il dare saldo e sicuro? chiesi io.”
“Quello che riceveranno dall’Educazione alla diairesi, se si salveranno giungendo lassù da lei.”
“Qual è questo dare?”
[ 32.2 ] “La scienza vera delle cose utili, rispose. Questo è il dare sicuro, saldo e senza rimorsi. [ 32.3 ] Il Genio intima dunque di spicciarsi a fuggire verso l’Educazione alla diairesi e qualora quelli che fanno ingresso nella Vita si avvicinino a quelle femmine che anche prima dicevo chiamarsi Non padronanza di sé e Lascivia, egli intima di spicciarsi ad allontanarsene ed a non fidarsi per nulla di loro, fino a che non siano arrivati alla Pseudoeducazione. [ 32.4 ] Intima quindi di trastullarsi qui qualche tempo e di prendere dalla Pseudoeducazione, come viatico, qualunque cosa decidano di prendere; ma poi di spicciarsi ad andarsene di qui alla volta della vera Educazione. [ 32.5 ] Questo è quanto ingiunge il Genio. E chi fa qualcosa di contrario a queste ingiunzioni o le fraintende, perisce malamente da vizioso. [ 33.1 ] Forestieri, siffatta è dunque la storia dipinta sulla tavola. Se intendete sapere ancora qualcosa su ciascuna delle figure dipinte, io non ricuserò di rispondervi.”
[ 33.2 ] “Stai parlando bene, dissi io. Ma il Genio, a chi fa ingresso nella Vita, cosa intima di prendere dalla Pseudoeducazione?”
“Le cose che sembrano proficue.”
“E quali sono?”
[ 33.3 ] “Le lettere, rispose; e, tra le altre conoscenze, quelle che anche Platone afferma aver quasi facoltà di briglie per i giovani, affinché non siano distratti ad altro.”
[ 33.4 ] “Ma è necessario che chi intende giungere alla vera Educazione riceva queste conoscenze, oppure no?”
“Non vi è nessuna necessità, rispose, quantunque esse siano proficue per venirvi più celermente. Tuttavia queste conoscenze nulla conferiscono per diventare migliori.”
[ 33.5 ] “Stai affermando che queste conoscenze, dissi, non sono proficue per far diventare gli uomini migliori?”
“Sto dicendo che è possibile agli esseri umani diventare migliori, cioè uomini, anche senza queste conoscenze; quantunque esse pure non manchino di una certa proficuità. [ 33.6 ] Come infatti a volte noi contribuiamo a quanto viene detto in una discussione grazie all’opera di un interprete, anche se non sarebbe improficuo che noi pure sapessimo parlare quella lingua, giacché questo ci permetterebbe di capire con maggiore precisione; così nulla impedisce agli esseri umani di diventare migliori anche senza queste conoscenze.”
[ 34.1 ] “Dunque quelli che possiedono queste conoscenze, quanto al diventare migliori non sono superiori agli altri uomini?”
[ 34.2 ] “Come possono essere superiori, dal momento che dimostrano di essersi ingannati sui beni e sui mali come gli altri esseri umani e sono ancora trattenuti nel secondo recinto da ogni sorta di vizio? [ 34.3 ] Giacché nulla impedisce di sapere le lettere e di possedere tutte le conoscenze della Pseudoeducazione ed ugualmente di essere un ubriacone, un individuo non padrone di sé, avido di denaro, ingiusto, traditore e, alla fine, uno stolto.”
[ 34.4 ] “Senza fallo è possibile vedere molti uomini siffatti.”
“Quanto al diventare migliori, cioè uomini, grazie a queste conoscenze, in che modo sono dunque costoro superiori agli altri esseri umani?”
[ 35.1 ] “Il tuo ragionamento dimostra che essi non sono in alcun modo superiori. Ma qual è la causa, chiesi io, del fatto che soggiornano nel secondo recinto come coloro che si accostano alla vera Educazione?”
[ 35.2 ] “E questo a che giova loro, rispose, quando è possibile vedere gente che, provenendo dal primo recinto, dalla Non padronanza di sé e da ogni altro Vizio, si presenta direttamente al terzo recinto, alla vera Educazione, quella alla diairesi, lasciandosi indietro i possessori di queste conoscenze della Pseudoeducazione? Sicché come si può ancora dire che essi siano superiori, quando invece sono più torpidi e tardi ad imparare?”
[ 35.3 ] “Com’è possibile questo? chiesi io.”
“A parte il resto, anche coloro che soggiornano nel secondo recinto, come quelli che soggiornano nel primo, non sanno ciò che pretendono di sapere. E finché hanno l’opinione di sapere è necessario che siano torpidi ad impellere verso la vera Educazione. [ 35.4 ] E poi non vedi l’altro fatto, cioè che le Opinioni, provenendo dal primo recinto, fanno ugualmente ingresso presso di loro? Sicché questi non sono migliori di quelli, a meno che anche a questi non si accompagni il Ravvedimento e si convincano di avere non Educazione alla diairesi ma Pseudoeducazione, e che ad opera sua sono ingannati. [ 35.5 ] Disposti tuttavia come sono, non si salverebbero mai. Forestieri, disse, voi fate quindi così ed attenetevi a quanto detto fino a prenderne un abito. Queste medesime cose bisogna sopravvederle spesso e non smettere di ritenere le altre accessorie. Altrimenti ciò che avete ora ascoltato non vi sarà di alcun pro.”
[ 36.1 ] “Lo faremo. Ma spiegaci questo: come mai non sono beni quelli che gli uomini ricevono dalla Fortuna; cose ad esempio come il vivere, l’essere in salute, essere ricchi, essere applauditi, avere figliolanza, vincere, e quant’altre cose somigliano a queste? [ 36.2 ] E come mai, a loro volta, non sono mali le cose opposte? Quel che hai detto ci pare infatti assai paradossale ed incredibile.”
“Orsù dunque, disse, prova a rispondere secondo il tuo parere alle domande che ti rivolgerò.”
[ 36.3 ] “Lo farò, dissi io.”
“Se uno vive male, il vivere è per lui un bene?”
“Non mi sembra, risposi io; ma un male.”
“Com’è dunque un bene il vivere, continuò, se per costui è invece un male?”
[ 36.4 ] “Perché il vivere a me sembra un male per coloro che vivono male, ed invece un bene per coloro che vivono bene.”
“Dunque stai dicendo che il vivere è sia un male che un bene?”
“Sì, io dico così.”
[ 37.1 ] “Non dire cose inverosimili. E’ impossibile che la stessa faccenda sia un male ed un bene. Giacché allora la stessa faccenda sarebbe costantemente sia giovevole che dannosa, sia da scegliersi che da fuggirsi.”
[ 37.2 ] “Sì, è inverosimile. Ma come fa a non succedere un male a colui che vive male? E se dunque gli succede un male, proprio il vivere è male.”
“Ma il vivere ed il vivere male non sono la stessa cosa. Oppure hai un parere diverso?”
“Senza fallo, neppure a me sembrano essere la stessa cosa.”
[ 37.3 ] “Ad essere un male è quindi il vivere male, ma il semplice vivere non è un male, giacché se fosse un male, a coloro che vivono bene succederebbe un male perché comunque succede loro di vivere, il che appunto tu dici essere un male.”
“Mi sembra che tu stia dicendo il vero.”
[ 38.1 ] “Poiché quindi avviene che vivano entrambi, sia coloro che vivono bene sia coloro che vivono male, il vivere non potrebbe che essere né un bene né un male. Come non è il tagliare ed il cauterizzare, nel caso degli infermi, ad essere causa di malattia o salute ma il modo in cui si taglia; così pure nel caso della vita, non è il vivere di per sé ad essere un male, ma il vivere male.”
[ 38.2 ] “E’ così.”
“Se quindi le cose stanno così, considera se tu decideresti di vivere male oppure di morire bene e virilmente.”
“Io, di morire bene.”
[ 38.3 ] “E dunque neppure il morire è un male, se spesso il morire è preferibile al vivere.”
“E’ così.”
[ 38.4 ] “Lo stesso discorso vale anche circa l’essere in salute o l’essere malati. Giacché spesso non è utile essere in salute ma il contrario, qualora la circostanza sia tale da renderlo preferibile.”
“Stai dicendo il vero.”
[ 39.1 ] “Orsù, anche riguardo alla ricchezza di denaro, analizziamo se è davvero possibile considerare –come spesso è possibile vedere- che ad una persona succeda di essere ricco di denaro ma di vivere male e meschinamente.”
“Per Zeus, di uomini simili se ne possono vedere molti!”
[ 39.2 ] “Dunque la ricchezza di denaro non aiuta costoro a vivere bene?”
“Non pare aiutarli, giacché costoro sono insipienti.”
[ 39.3 ] “Dunque non è la ricchezza di denaro a fare gli uomini virtuosi, ma l’Educazione alla diairesi.”
“E’ verosimile.”
“In conseguenza di questo discorso, neppure la ricchezza di denaro è un bene, se appunto non aiuta quelli che l’hanno ad essere migliori.”
“Così pare.”
[ 39.4 ] “Quindi ad alcuni neppure è utile essere ricchi di denaro, qualora non sappiano usare la ricchezza di denaro.”
“Mi sembra vero.”
“Dunque, come si giudicherebbe essere un bene ciò che spesso non è utile avere?”
[ 39.5 ] “In nessun modo.”
“Se dunque uno sa usare bene ed espertamente della ricchezza di denaro, vivrà bene; se no, vivrà male.”
“Mi sembra che tu stia dicendo una cosa verissima.”
[ 40.1 ] “Insomma è possibile apprezzare queste cose come beni o deprezzarle come mali, e proprio questo è ciò che sconcerta e danneggia gli esseri umani. Qualora, infatti, le apprezzino e credano possibile essere felici soltanto grazie ad esse, essi soggiacciono ad effettuare per causa loro qualunque azione e non schivano anche quelle che appaiono le più empie e vergognose. [ 40.2 ] E questo sperimentano a causa dell’ignoranza di cosa sia il bene. Essi ignorano che un bene non nasce da mali. [ 40.3 ] Invece è possibile vedere molte persone acquisire ricchezza di denaro con azioni cattive e vergognose, dico ad esempio con il tradimento, con la depredazione, l’omicidio, la delazione, la frode e molte altre azioni depravate.”
“E’ così.”
[ 41.1 ] “Se quindi nessun bene nasce da un male, com’è verosimile, e la ricchezza di denaro nasce da cattive azioni, è necessario che la ricchezza di denaro non sia un bene.”
“Avviene così, in conseguenza di questo discorso.”
[ 41.2 ] “Ora, poiché non è possibile acquisire la saggezza né l’operare con giustizia attraverso le cattive azioni, allo stesso modo che non è possibile acquisire l’operare contro la giustizia né la stoltezza attraverso le azioni virtuose, queste due cose non possono succedere contemporaneamente alla stessa persona. [ 41.3 ] Invece nulla impedisce che la ricchezza di denaro, la fama, la vittoria e le restanti cose che somigliano a queste, succedano ad una persona assieme a grandi vizi. Sicché queste cose non potrebbero essere né beni né mali, ma soltanto la saggezza è bene, mentre la stoltezza è male.”
[ 41.4 ] “Mi sembra che tu abbia parlato a sufficienza, dissi io.”

 

 

Table of Cebes

 

To go back to the homepage click here

Amerenglish

 

THE TABLE OF CEBES

 

A brief introduction

 

The period of composition

Written in Greek by an unknown author, the consensus of scholars now holds that this dramatic dialog was composed in the first century A.D. Its theoretical background is clearly stoic, and the Cebes of the title is not the Cebes who appears in Plato’s ‘Phaedo’.

The meaning of the work

First of all I must duly inform the reader that this dialogue is a highly dangerous thing, because it’s a matter of life or death. Anyone who runs into it will actually experience what Oedipus experienced when, on his way to Thebes, he ran into the Sphinx.
This dialogue and the explanation that it contains are highly dangerous matters, because if the reader pays attention and understands what is said, he is, or is destined to become, a wise and happy man; otherwise he already is, or is destined to remain, an unwise, unhappy, bitter and uncultured human being and will live very badly. The reason for this is that the explanation is similar to the riddle that the Sphinx propounded to people. If one was able to understand it and gave the right answer, he was saved; otherwise, he perished at the Sphinx’s hand.
The same thing holds true with regard to this explanation. For Foolishness is like a Sphinx to people. The ‘Table of Cebes’ hints like in a riddle at what is good, at what is bad and at what is neither good nor bad in life. He who does not understand these things perishes at Foolishness’ hand; not at once, like the one who died devoured by the Sphinx, but ruined little by little during his entire existence, like people handed over to an endless punishment. If, on the contrary, he understands these things, Foolishness dies whilst he is saved  and becomes blessed and happy for life. The reader is therefore invited to pay the utmost attention and not misunderstand what is said.

Edipo

On the other end, it’s difficult to understand ‘The Table of Cebes’ if one is not acquainted with my translation of the works of Epictetus. The concepts of ‘proairesis’ and of ‘diairesis’, of ‘culture’ (that is ‘education to diairesis’) and of ‘pseudoculture’ (that is ‘education to all other kinds of knowledge’), of ‘human being’ and of ‘man’, of ‘happiness’ and of ‘unhappiness’, of ‘virtue’ and of ‘vice’, of ‘good’, of ‘bad’ and of ‘oudeterous’ find, in this dialogue, a pictorial representation of amazing and everlasting up-to-dateness, in the explanations that an old man gives to some foreigners about the meaning of a painting on a wooden panel that stood in an ancient temple of Cronus.

The translation

Dealing with a work of rather small size, I did not need to prepare a true Index Verborum, and a reasonable amount of page-border notes has been enough to make my translation possible.
Unlike ‘The Diairesis tree’, which is the faithful recording of Epictetus’ live talking, this ‘The Table of Cebes’ is a literary text. Granted my scrupulous care in translating all the key-words endowed with philosophical relevance, I am aware that I have not refrained from taking those liberties of style that the nature of the text allowed me to take.

The text

The present translation has been carried out using the Greek text published by D. Pesce in: ‘La Tavola di Cebete’ Paideia Editrice, Brescia 1982, in the series ‘Antichità classica e cristiana’. This text is basically a reproduction of the critical edition of the ‘Cebe’s painting’ prepared by K. Praechter (Teubner, Lipsia 1893). I have introduced only one minor variation.

 

THE TABLE OF CEBES

 

translated
by

 

Franco Scalenghe

 

To get this translation in PDF format click here

[1.1] We were just then walking up and down in the precinct sacred to Cronus and were observing many different votive offerings. In front of the temple, among other offerings, there was also a painting on a wooden panel. It depicted unusual stories and we were unable to guess their meaning. [1.2] The painting seemed to us to depict neither a town nor a military encampment, but an enclosure containing two more enclosures, a bigger and a smaller one. In the first enclosure there was a gate, and a large crowd was stopping near it. [1.3] Inside the enclosure one could also see a lot of women. An old man stood by the gate and appeared issuing an order to the entering crowd.
[2.1] We were puzzled and asked each other for a long time about the meaning of the story. At a certain point an elderly man, who stood beside us, said:
-Foreigners, you experience nothing strange if you are puzzled by this painting. Indeed, many people of this country don’t know the meaning of the story. [2.2] For, this is not the votive offering of a citizen but of a foreigner, a very intelligent and exceptionally wise man, a zealous follower both in theory and in practice of a Pythagorean and Parmenidean life, who came here long ago and dedicated this sacred precinct and this painting to Cronus
[2.3] -Did you know this man personally?- I said
-Yes, he answered, and I also admired him for a long time when I was younger. For he used to discuss many and serious subjects, and I heard him many times going through the meaning of this story
[3.1] -By Zeus, I said, if now you have no other urgent business, please describe it to us too. We crave hearing what sort of story this is
-Foreigners- he said -I will not refuse. But you must first hear this, that my explanation contains something dangerous for you
-Which danger?- I asked
-That if you pay attention- he continued -and understand what I say, you will be wise and happy men; otherwise you will become unwise and unhappy, bitter and uncultured human beings, and will live badly. [3.2] For my explanation is similar to the riddle that the Sphinx propounded to people. If one understood it, he was saved; otherwise, he who did not understand it perished at the Sphinx’s hand. The same holds true with regard to this explanation. For, Foolishness is like a Sphinx to people. [3.3] The painting on the wooden panel hints as in a riddle at what is good, at what is bad and at what is neither good nor bad in life. He who does not understand these things perishes at Foolishness’s hand; not at once, like the one who died devoured by the Sphinx, but ruined little by little during his entire existence, like people handed over to an endless punishment. [3.4] If, on the contrary, he recognizes these things, Foolishness perishes whilst he is saved and becomes blessed and happy for life. Pay attention, then, and do not misunderstand what I say
[4.1] -By Heracles, if things are like that, what a craving you have aroused in us!
-Things are really like that- he said
-Make haste, therefore, and describe for us the sense of the story. On our part, as the reward is so important, we will pay simply careful attention to your words
[4.2] The elderly man took up a rod, stretched it out toward the painting and said:
-Do you see this enclosure?
-We see it
-First of all you must know that the name of this place is Life. The large crowd halting near the gate is the crowd of those who are going to enter Life. [4.3] The old man standing still above them, who has a roll of papyrus in one hand and is pointing at something with the other, is called Genius. He tells those who enter what they must to do after entering Life and shows them the road they must go along if they intend to save themselves in Life
[5.1] -Which road does he urge people to go along?- I asked
-Do you see near the gate- he answered -and just where the crowd enters, a chair on which a female, painted in such a way as to appear charming and who has a cup in her hand, is seated?
[5.2] -I see her- I said -Who is she?
-Her name is Deceit- he answered -and she makes all human beings err
-What does she do?
-She gives a drink of her own faculty to those who enter Life
[5.3] -What kind of drink is this?
-Error- he said -and Ignorance

Ingresso
-And then what happens?
-Once they have drunk it, they enter Life
-But do all people drink Error or not?
[6.1] -All drink it- he answered -some people more, some people less. Furthermore do you see, beyond the gate, a great number of other females having all sorts of attire?
-I see them
[6.2] -They are called Opinions, Cravings, Pleasures. When the crowd enters, they jump upon these people, cling to each of them and then lead him away
-Where do they lead people away?
-Some of these females lead people to salvation- he answered -others, on the contrary, lead people to perdition at Deceit’s hand
-My dear friend, what an unpleasant drink you are talking about!
[6.3] -But all of them- he added -profess that they will lead people to what is best and to a happy and advantageous Life. These human beings, because of the Ignorance and Error that they drank from Deceit’s cup, do not find what is the true road in Life and go wandering at random, as you may see if you look at those who entered earlier and who are going around haphazardly
[7.1] -I see them- I said -But who is that one, who looks like a blind and mad woman and is standing upon a spherical stone?
-Her name is Fortune- he answered -And she is not only blind and mad but deaf too
[7.2] -What’s her function?
-She goes around everywhere- he answered -snatching away the possessions of some people and giving them to other people. To these same people, then, she immediately subtracts again what she has given and gives it to others, at random and in an unreliable way. Therefore that symbol also reveals very clearly her nature
[7.3] -Which symbol?- I asked
-The fact that she is standing upon a spherical stone
-And what does this mean?
-It means that her gifts are neither safe nor secure. Whenever one trusts her, great and harsh disappointments happen
[8.1] -But what does the large crowd around her want, and how are these people called?
-They are called Thoughtless. Each of them asks for himself what Fortune throws away
-How is it that they don’t have similar appearances, but some are rejoicing while others stretch out their hands and are downhearted?
[8.2] -Those who are rejoicing and laughing- he answered -are those who have gotten something from her, and they call her good Fortune. Those who are crying are instead those from whom Fortune has subtracted what she earlier gave and these, on the contrary, call her evil Fortune
[8.3] -Which are the things that Fortune gives and thanks to which people who get them rejoice, while those who lose them cry?
-They are those- he answered -which seem to be good things to the multitude of human beings
-Which are these good things?
[8.4] -Money’s wealth, evidently, and then fame, noble birth, offspring, tyrannical power, royal power and whatever is similar to these things
-How is it? Are not these good things?
-This question- he said -we will discuss later. Now let’s go on with the meaning of the story
-Very well
[9.1] -If you look beyond this gate and a bit higher, do you see another enclosure and some females, standing outside of the enclosure, clad like whores?
-Of course
-One of them is called Lack of self-restraint, another Profligacy, another Insatiability, still another Flattery
[9.2] -Why are they standing there?
-Because they closely watch- he said -those who have got something from Fortune
-And then what happens?
-They jump upon these people and cling to them, flatter them, summon them to remain in their company saying that they will have a pleasant, painless life and experience no sufferings at all. [9.3] And if one is persuaded by these females to enter Luxury’s house, this seems a pleasant pastime until he is tickled, but no longer. For when he comes to his senses, he realizes that he was not eating at Luxury’s house but that Luxury was eating him alive and outraging him. [9.4] For this reason, after he has spent all he got from Fortune, he is forced to slave to these females, to submit himself to them in everything, to behave indecently and to do for their sake all sorts of harmful acts, like committing fraud, robbing the temples, swearing  false oaths, betraying, plundering and to do all sorts of similar things. And when he has degraded himself to the point of utter destitution, these females hand him over to Punishment
[10.1] -Which is the figure representing Punishment?
-Do you see- he said -back and above them, what looks like a small door and a narrow and dark place?
-Of course
-Do you see there too, some ugly and filthy females wearing rags?
[10.2] -Of course
-Of these females- he answered -the one having the whip is called Punishment, the one with the head on her knees is called Grief and the one tearing her hair is Sorrow
[10.3] -Who is the one standing near them, that hideous, thin, naked fellow; and who is the woman with him, ugly and thin like he is?
-He is called Regret- he answered -and she is called Depression. They are brother and sister. [10.4] He is then handed over to these people and lives with them in continuous Punishment. From this place he is then cast out and hurled into Unhappiness’ house, where he lives the rest of his life in complete Unhappiness, unless Change of mind, emerging from his own proairesis, meets him
[11.1] -What happens, should Change of mind meet him?
-It delivers him from his evils and recommends him to a different Opinion, one able to lead him to True education and at the same time to what is called Pseudo-education
[11.2] -And then what happens?
-If he accepts the Opinion leading him to True education- he answered -he is purified by it, is saved and becomes blessed and happy in his Life. Otherwise he is again deceived by Pseudo-education
[12.1] -By Heracles, what a great danger is this too! And which is, I asked, the figure representing Pseudo-education?
-Do you see the other enclosure?
[12.2] -Of course- I said
-And do you see out of the enclosure and standing near its entrance, a female who looks very clean and well groomed?
-Of course
[12.3] -The multitude of rash people- he said -call her Education, but she is no more than Pseudo-education. Anyway, when those who save themselves decide to come to True education, first of all they arrive here
-Is there any other road leading to True education?
-There is- he answered
[13.1] -Who are the men who walk up and down inside the enclosure?
-They are- he said -the deceived lovers of Pseudo-education, who believe to be conversing with True education-
-And how are they called?-
[13.2] -They are called- he answered -Poets, Orators, Dialecticians, Musicians, Mathematicians, Geometricians, Astronomers, Hedonists, Peripatetics, Critics and any other people having similar names
[14.1] -And who are the women running around them and looking like the first ones, the ones among whom you said there was Lack of self-restraint?
-They are exactly those females- he answered
[14.2] -Do they enter, then, here too?
-Yes, by Zeus, they enter here too! But rarely, not as in the first enclosure
-Do Opinions too enter here?- I asked
[14.3] -Yes, because the effects of the potion that these human beings also drank at Deceit’s hand persist
-Does Ignorance too persist in these men?
-Yes, by Zeus! And, with Ignorance, Foolishness too. You can be sure that neither Opinion nor any vice will depart from them until, despairing of Pseudo-education, they come to the true road and drink the purifying faculty. [14.4] After they are purified and have expelled all their evils, their Opinions, their Ignorance and any other vice, at that point only they will be saved. But till they remain in Pseudo-education’s company, they will never be freed and no evil will leave them by virtue of this kind of knowledge
[15.1] -Which is the road leading to True education?- I asked
-Do you see up there- he said -a place where no one dwells and which seems to be desert?
-I see it
[15.2] -Do you see also a small door and, in front of the door, a path not much frequented, on which very few people walk, for it is almost impassable, rough and rocky?
-Of course- I said
[15.3] -You can also see a high hill and a very narrow ascent, having steep cliffs on both sides
-I see everything
-This is the road- he said -that leads to True education
[15.4] -And a difficult one, it seems!
-And do you see up there, upon the hill, a huge rock, high and sheer all around?-
-I see it- I said
[16.1] -Do you also see two women with sleek and vigorous bodies, who stand still above the rock and stretch out their hands invitingly?
-I see them- I said -but what’s their name?

Cebete31


[16.2] -One is called Self-restraint- he answered -and the other Fortitude. They are sisters
-Why do they have their hands stretched out so invitingly?
[16.3] -Because they exhort- he said -those who arrive at that place to be of good courage and not fearful, telling them that they must still endure for a while and then will reach a magnificent road
[16.4] -But when people arrive at the rock, how can they go up? For I see no road leading to the two women
-The two women come down the cliff and drag them up there. They exhort them to rest and, [16.5] after a while, give them might and courage by professing that they will introduce them to True education and by showing them how magnificent, even, easy to walk and free from all evils is the road, as you can see
-It is manifest, by Zeus!
[17.1] -Do you also see- he said -in front of that grove a magnificent place, looking like meadows blazing with light?
-Of course
[17.2] -Do you notice, in the middle of the meadows, one more enclosure and one more gate?
-Yes, I see it. But what’s the name of this place?
[17.3] -The Residence of happy men- he answered -All Virtues and Happiness abide here
-Yes- I said -what a magnificent place you are talking about!
[18.1] -And do you see- he continued -that near the gate there is a woman of middle or mature age having a beautiful, calm face and wearing a simple and unadorned robe? She is not standing upon a spherical stone but upon a square, firmly grounded one, [18.2] and with her are two more women who look like her daughters
-It is manifestly so
-Of these three women, then, the one in the middle is True education, the Education to diairesis, the others two are Truth and Self-confidence
[18.3] -Why does true Education stand upon a square stone?

Cebete3


-That it’s the sign- he answered -that for those who come to her the road is safe and well secured, as is also the case with her gifts
[18.4] -What are the things that True education provides?
-Courage and Control of fear- he said
-And what are these things?
-They are the scientific knowledge- he answered -allowing us to experience nothing terrible in Life
[19.1] -By Heracles- I said -what a beautiful gift! But why does she stay outside of the enclosure?
-In order to cure- he answered -those who arrive and give them her purifying faculty to drink. After they are purified, she brings them to the Virtues
[19.2] -I don’t understand how this can happen- I said
-In this way you will understand it- he answered -If a person were seriously sick and came to see a doctor, the doctor would first make him expel the cause of his sickness by means of purifying remedies, thereby paving the way to good health. [19.3] But the sick person who does not obey the prescriptions, it is no more than fair that he should be abandoned to the ravages of his sickness
-This I understand- I said
[19.4] -In the same way- he continued -if one arrives to Education to diairesis, she cures him and provides him with a dose of her own faculty, that he may be first of all purified and expel all the evils with which he came here
-Which evils?
[19.5] -Ignorance and Error, that he drank from Deceit’s cup, and then Arrogance, Craving, Lack of self-restraint, Wrath, Love of money and all the other evils with which he was filled in the first enclosure
[20.1] -And after he is purified, where does Education send him?
-She sends him inside the enclosure- he answered -to Science and to the other Virtues
-Which are these figures?
[20.2] -Do you see- he said -beyond the gate a choir of women, and how they are comely and neat, wearing plain and simple robes? Do you see also how they look natural and not at all made-up like the other ones?
[20.3] -I see them- I answered -And what are their names?
-The first one is called Science- he said -The others are her sisters and are called Virility, Justice, Uprightness, Temperance, Discipline, Freedom, Self-restraint and Mildness
[20.4] -My dearest friend- I said -what great things we may hope for!
-Provided that you understand- he said -and make a habit of what you are hearing
-We will pay our utmost attention to this- I said
-In this way- he continued -you will save yourselves
[21.1] -When the Virtues take him with themselves, where do they lead him?
-To their mother- he answered
-And who is she?
-Happiness- he said
-Which is Happiness’ figure?
[21.2] -Do you see the road leading to the elevated place that represents the acropolis of all the enclosures?
-I see it
[21.3] -Do you see by the gateway a comely, middle aged woman who sits upon a high throne, decked nobly but artlessly and crowned with a splendid wreath of flowers?
-It’s manifestly so
-She is Happiness- he said
[22.1] -And when someone arrives here, what does he do?
-Happiness crowns him- he said -with her faculty and the other Virtues do the same, as with the winners of the most important contests

Incorona
-What kind of contest did he win?- I asked
[22.2] -The most important ones- he answered -For he has tamed all the wildest beasts, the beasts that formerly used to eat him alive, to punish him, to make him a slave. He has won and chased all of them away from himself and has become master of himself, so that now those beasts are subjected to him as he was formerly subjected to them
[23.1] -Which beasts are you talking about? I yearn after hearing this from you
-First of all- he answered -Ignorance and Error. Do you think that they are beasts or not?
-And really knavish ones- I answered
[23.2] -Then Grief, Regret, Love of money, Lack of self-restraint and all other Vices. He is now master of them all, and no longer ruled by them as before
[23.3] -What beautiful deeds- I said -and what most beautiful victory! But tell me this thing more: which is the faculty of the wreath with which he is crowned?
[23.4] -The faculty of making men happy, my young fellow. For he who is crowned with this faculty becomes happy and blessed, and places his Happiness’ hopes in no one but himself
[24.1] -What a beautiful victory you are talking about! And when he has been crowned, what does he do and where does he go?
[24.2] -The Virtues take him with them and lead him to the place whence he earlier came out. They show him how badly fare and how wretchedly live the human beings who spend their time there, what a wreck their lives are, how they go erring and are led as if at an enemy’s mercy, some from Lack of self-restraint, others from Arrogance, others from Love of money, others from Vanity and others from still other evils. [24.3] These are the terrible evils to which they are bound and from which they are unable to free themselves, so as to be saved and arrive here. All their lives long they are, instead, disconcerted; and this they experience because, having forgotten the Genius’ order, they are unable to find the road that leads here
[25.1] -It seems to me that you are speaking rightly. But I am still puzzled about the reason why Virtues show him the place whence he earlier came out
[25.2] -Because he did not accurately understand- he said -and had no scientific knowledge of the things of that place, he used to be in doubt. As a matter of fact, due to the Ignorance and Error that he drank, he was accustomed to decree as good what is not good and as evil what is not evil. [25.3] For this reason he was living badly, as badly as the other human beings who live there. Now that this man has acquired, instead, the scientific knowledge of what is useful, he himself lives well and observes how badly off those others are
[26.1] -And after he has observed everything, what does he do and where does he go?
-Wherever he decides to go- he answered -For everywhere he is as safe as a person being in the Corycian cave, and wherever he arrives he lives well and in complete safety. All will indeed welcome him merrily, as sick people welcome the doctor
[26.2] -Does he no longer fear suffering any harm from those women whom you said were beasts?
-He will no longer be annoyed by Sorrow, by Grief, by Lack of self-restraint, by Love of money, by Lack of diairesis or by any other evil. [26.3] The man, indeed, dominates them all and is above all the things that used to grieve him before, like those who are immune to a viper’s bite. For the vipers that kill other people with poison do not trouble those who are immune to them, because they have the antidote against their poison. In the same way this man is also no longer grieved by evils, because he has the antidote against them
[27.1] -It seems to me that you are speaking well. But tell me this one more thing: who are those arriving from that part of the hill? Some of them are crowned and appear to be cheerful while others, the uncrowned ones, appear to be in grief and disconcertment, have injured legs and heads [27.2] and are held back by some women
-The crowned ones are those who saved themselves arriving at Education to diairesis and are cheerful because they have reached her. [27.3] The uncrowned ones are those who were rejected by Education to diairesis, and are coming back to a miserable and wretched existence. Others, having lost heart and not gone up to Fortitude, turned back and wander around aimlessly
[27.4] -Who are the women who follow them?
-They are Grieves- he answered -Sorrows, Depressions, Shames, Ignorances
[28.1] -Are you saying that all the evils follow them?
-All the evils, by Zeus, follow them!- he continued -And when these human beings arrive in the first enclosure, to Luxury and to Lack of self-restraint, [28.2] they do not accuse themselves but quickly start to say evil things about the Education to diairesis and about the men who go to her, maintaining that those are paltry, wretched and unhappy people who, having abandoned the life in company of Luxury and Lack of self-restraint, live badly and do not enjoy the goods that they bestow
[28.3] -Which things do they call good?
-Profligacy and Lack of self-restraint, to say it briefly. For they believe that fucking like cattle is the enjoyment of the utmost good
[29.1] -What are the names of the other women, who arrive from that side and are cheerful and laughing?
[29.2] -Their name is Opinions- he answered -After they have led to Education to diairesis those who will enter the place where the Virtues are, they are coming back in order to lead others there and are announcing that the ones who they led are by now happy men
[29.3] -But do Opinions- I asked -enter the place where the Virtues are?
-No- he answered - since an Opinion is not allowed to enter where Science is, they hand people over to Education to diairesis. [29.4] After Education to diairesis has taken them with her, then the Opinions come back in order to lead there other people, like merchant ships that, after unloading their cargo, come back and load a new cargo
[30.1] -It seems to me that you have explained these things very well- I said -But you have not yet made clear to us what Genius commands those who enter Life
[30.2] -To take heart- he answered -Wherefore, do you also take heart, for I shall explain everything and omit nothing
-You are speaking well- I answered
[30.3] He stretched again his hand toward the painting and:
-Do you see- he said -that blind female standing upon a spherical stone and whose name I told you a while ago is Fortune?
-We see her
[31.1] -Genius urges us- he continued -not to trust her, not to decree as safe and secure whatever we receive from her nor to believe it to be our own; [31.2 ] for nothing prevents these things from being taken from us again and given to others. Fortune is often inclined to do so, and for this reason Genius urges us not to be moved by her gifts, neither rejoicing when she gives them nor being downhearted when we lose them, and to avoid censure or praise of her. [31.3] For she does nothing by reason but all at random and by chance, as I told you before. This is why Genius urges us not to be amazed at whatever she does and not to become like the wicked bankers, [31.4] who rejoice whenever they receive money from people and declare it to be their own. But when the money is demanded back, they are vexed and believe that they have been terribly wronged, forgetting that they received the money on condition that there would never be any obstacle to its withdrawal. [31.5] Genius, then, urges us to behave in the same way with regard to what Fortune gives, and to remember that it is her nature to take away what she gave, and again soon to give manifold other gifts, then again to withdraw not only what she recently gave but also the things that one had before. [31.6] Genius urges us to take what Fortune gives and then to leave immediately the first enclosure, aiming at the gifts that are safe and secure
[32.1] -Which are the safe and secure gifts?- I asked
-The things that they will receive from Education to diairesis, if they save themselves there
-Which are these things?
[32.2] -The true scientific knowledge of what is useful- he answered -This is the gift that is secure, safe and not to be abjured. [32.3] Genius then urges them to immediately flee toward Education to diairesis and when those who enter Life come near to the females whose names, as I told you before, are Lack of self-restraint and Luxury, he urges them to get immediately rid of them and to trust them in nothing, until they arrive at Pseudo-education. [32.4] He then urges them to dwell some time here and to take from Pseudo-education, as provisions for a journey, whatever they decide to take; but then to depart immediately from here and go to true Education. [32.5] This is what Genius commands. And whoever does anything contrary to these orders or misunderstands them, perishes miserably as a vicious human being. [33.1] Foreigners, such is the story painted upon the table. If you would like to ask me any more questions about each of the painted figures, I will not refuse to answer you
[33.2] -You are speaking well- I said -But what does Genius urge those entering Life to take from Pseudo-education?
-The things that they deem profitable
-And which are they?
[33.3] -The letters- he answered -and, among the other matters of knowledge those that, in the words of Plato, act as a restraint for young people, so that they may be distracted by nothing else
[33.4] -But for the one who aims at True education, is it necessary to receive this knowledge, or not?
-There is no need- he answered -although it is profitable in order to come to her more quickly. In any case this knowledge confers nothing in order to become a truly virtuous man
[33.5] -Are you saying that this knowledge- I said -is unprofitable in order to become better men?
-I am saying that it is possible for human beings to become better, that is men, even without this knowledge; although this knowledge is not unprofitable. [33.6] As we sometimes contribute to a discussion thanks to an interpreter, although it would not be unprofitable for us to know that language, for this would allow us to understand more precisely; in the same way nothing prevents human beings from becoming better even without this knowledge
[34.1] -As far as becoming better is concerned, are those who have this knowledge, then, not superior to other men?
[34.2] -And how can they be superior, if they appear to be deceived about good and evil things as the other human beings are, and are yet dominated by all sorts of vices? [34.3] For nothing prevents he who knows the letters and has all the knowledge that Pseudo-education gives from being nevertheless a drunkard, not master of himself, a money lover, unjust, a traitor and, by the end, an unwise person
[34.4] -It is for sure possible to see many such men
-As far as becoming better, that is men, thanks to this knowledge, how then are these people superior to the other human beings?
[35.1] -Your reasoning shows that they are in no way superior. But what’s the cause- I asked -of the fact that they spend their time in the second enclosure like those who approach true Education?
[35.2] -And of what use is this fact to them- he answered -when it’s possible to see people coming from the first enclosure, from Lack of self-restraint and any other Vice, to arrive directly at the third enclosure, at true Education, and thus to leave behind the ones who have the knowledge that Pseudo-education gives? So how can one still say that they are superior when, on the contrary, they are the dullest and slowest at learning?
[35.3] -How is this possible?- I asked
-Apart from the rest, also those who spend their time in the second enclosure, like those who spend their time in the first one, don’t know what they pretend to know. And until they have the Opinion of knowing, it’s impossible for them to take any practical steps towards True education. [35.4] And don’t you see also the fact that the Opinions, coming from the first enclosure, similarly enter where they are? This means that these people are no better than those, unless Repentance joins them and without the resulting conviction that they have no True education but Pseudo-education and that this is cheating them. [35.5] Yet, disposed as they are, they would never be saved. Foreigners- he said -do so, follow what I told you and make a habit of it. You must survey these things many times and believe all the rest to be a matter of secondary rank. Otherwise what you have heard now will not avail you
[36.1] -We will do that. But explain to us how it is that the things that men receive from Fortune are not goods. To live, to be healthy, rich, popular, to have offspring, to win and so on, are they not good things? [36.2] And how is it that the opposite things are not evils? For what you said seems to us to be very bizarre and incredible
-Come on, then- he said -and try to answer my questions according to your opinion
[36.3] -I will do that- I said
-Is life a good thing for anyone who lives badly?
-I don’t think so- I answered -but an evil one
-How is to live, then, a good thing- he continued -if it’s an evil one for this fellow?
[36.4] -Because to live seems to me to be an evil thing for those who live badly and a good thing, instead, for those who live well
-Are you saying that to live is at the same time an evil thing and a good thing?
-Yes, I am saying that
[37.1] -Don’t make unconvincing statements. It’s impossible for the same business to be an evil and a good thing. For in that case the same business would always be at the same time beneficial and harmful, to be chosen and to be avoided
[37.2] -I agree, it’s unconvincing. Yet, how is it possible that an evil thing is not occurring to anyone who lives badly? And if an evil thing is occurring to him, to live itself is an evil
-But to live and to live badly are not the same thing. Or do you think something different?
-Of course, I don’t think they are the same thing
[37.3] -The evil thing, then, is to live badly, but life in itself is not an evil. Because if it were so, an evil would occur to those who live well, simply because they live, which is what you say to be an evil
-I think that you are saying the truth
[38.1] -As it occurs that both of them, those who live well and those who live badly, live, life can be neither a good nor an evil thing. As for sick people it’s not the mere fact of cutting and cauterizing to cause sickness or good health but the way in which one cuts; the same is true in the case of Life, for the evil thing is not merely living but living badly
[38.2] -It is so
-If, then, things are like that, observe if you would decide to live badly or to die well and bravely
-I would choose to die well
[38.3] -So that not even to die is an evil thing, if we often prefer much more to die than to live
-It’s so
[38.4] -The same discourse holds true also in the case of sickness and health. For many times it’s not useful to be healthy but it is to be sick, whenever such a circumstance can be preferred
-You are saying the truth
[39.1] -Come on, also with regard to wealth, let’s analyze whether it’s truly possible to observe, as it’s often possible to see, people who are wealthy but live badly and wretchedly
-By Zeus, we can see many people like that!
[39.2] -Does wealth, then, not help these people to live well?
-It doesn’t seem to, for these people are insipient
[39.3] -So, it’s not wealth that makes people earnest in virtue, but Education to diairesis
-So it seems
-Therefore wealth is not a good, if indeed it does not help those who use it to be better men
-So it seems
[39.4] -Accordingly, it is not useful to some people to be wealthy, if they don’t know how to use this wealth
-It seems so to me
-How could we, then, judge what often is not useful to have, to be a good thing?
[39.5] -In no way
-If we know, then, how to employ wealth well and skillfully, we shall live well; otherwise we shall live badly
-It seems to me that you are saying very true things
[40.1] -On the whole, it’s possible to appreciate these things as goods or to deprecate them as evils, and this is exactly what disconcerts and damages human beings. For when they appreciate them and think it possible to be happy only through them, they accept to commit all sorts of actions because of them and will also fail to spurn the most impious and shameful ones. [40.2] And this they experience because of their ignorance of what is good. They ignore that a good cannot come from evils. [40.3] On the contrary it’s possible to see many people getting wealth through bad and shameful actions, I say for example, through betrayal, plunder, murder, denunciation, fraud and many other knavish actions
-It is so
[41.1] -If, then, no good comes from evil, as it seems, and wealth comes from evil actions, it’s necessary for wealth not to be a good thing
-So it is, according to this discourse
[41.2] -Now, as it is impossible to acquire wisdom or to act justly through evil actions, and at the same time it is impossible to act against justice or to acquire Foolishness through virtuous actions, these two things cannot happen to the same person at the same time. [41.3] On the contrary, nothing excludes that a person be wealthy, be famous, win and all sorts of similar things, and at the same time be vicious. So these things are neither good nor evil, but only wisdom is a good, while only Foolishness is an evil
[41.4] -It seems to me that you have spoken enough- I said

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 
Copyright (c) 2006 My Education Website. All rights reserved.