Sinossi di tutti i passi dell'opera di Epitteto contenenti i termini 'Proairesi', 'Proairetico' ed 'Aproairetico'

 

 

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Con il titolo - ‘Proairesis’, ‘Proairetic’ and ‘Aproairetic’: synopsis of all the passages containing these terms in the ‘Discourses and the Manual’ of Epictetus - la versione inglese, rivista e ampliata, di questo testo è stata pubblicata nel
International Journal of Philosophy Vol. 3, No. 3, 2015, pp. 24-33
http://www.sciencepublishinggroup.com/journal/paperinfo.aspx?journalid=204&doi=10.11648/j.ijp.20150303.11

Da Niamey, Mamadou Issoufou è salito fino ad Agadez e di qui fino all’oasi di Timia per vedere Fatima Djermakoye. Circondata da un paesaggio vulcanico e desolato, Timia è verde e fresca: un luogo dove i pomodori seccano al sole e dove cresce il melograno.
Mamadou le ha chiesto:
- Esaminami la mano, dimmi chi sono. Fatima, dimmi cosa è scritto nel DNA umano.
Fatima gli ha preso la mano, lo ha guardato negli occhi e poi gli ha detto:
- Mamadou, tu hai una proairesi per natura non soggetta ad impedimenti e non soggetta a costrizioni. Qui, nel DNA umano, questo è scritto. Te lo mostrerò innanzitutto nell'ambito dell'assenso. Può qualcuno impedirti di assentire al vero?
- Nessuno lo può.
- Può qualcuno costringerti ad accettare il falso?
- Nessuno lo può.
- Vedi che in questo ambito ciò che è proairetico l'hai non soggetto ad impedimenti, non soggetto a costrizioni, disimpacciato? Orsù, è diverso nell'ambito del desiderio e dell'impulso? Chi può vincere un impulso se non un altro impulso? Chi un desiderio e un'avversione se non un altro desiderio e un'altra avversione?
Mamadou ha obiettato:
- Ma se qualcuno minaccia di uccidermi, mi costringe a fare quello che chiede.
- A costringerti, gli ha risposto Fatima, non è la minaccia, ma è il fatto che tu reputi meglio fare quanto ti viene richiesto che morire. Di nuovo, dunque, a costringerti è stato il tuo giudizio; ossia proairesi ha costretto proairesi. Questo trovo nella tua mano. Questo è scritto nel DNA umano. Mamadou, se lo disporrai sei libero. Se lo disporrai non biasimerai nessuno, non incolperai nessuno, tutto sarà secondo l'intelligenza tua e secondo la natura delle cose.

Anch’io mi sono recato in Niger, uno dei paesi più poveri -si dice così?- del mondo, ed ho chiesto a Fatima se sapesse quante volte Epitteto abbia usato e discusso i termini ‘Proairesi’, ‘Proairetico’ e ‘Aproairetico’ nella sua opera. Al che Fatima mi ha risposto senza incertezza: ‘Sono ben 168 volte. Si tratta, se non mi sbaglio, dei termini più usati e più discussi in assoluto da Epitteto’. Dopodiché mi ha consegnato il loro elenco, che io qui sotto riproduco.

Se poi qualche lettore avesse ancora dei dubbi sul significato dei termini in questione, può trovare ogni utile chiarimento qui, come qui, ma anche qui, e poi qui e ancora qui, oppure, se proprio vuole, qui.


EPITTETO usa il sostantivo PROAIRESI nei seguenti passi della sua opera:

***Primo libro delle Diatribe:

‘Diatribe’ 1,1,23
“Dì i segreti”. Non li dico: giacché questo è in mio esclusivo potere. “Ma ti incatenerò”. O uomo, che dici? Me? Incatenerai la mia gamba, ma la proairesi neppure Zeus può vincerla.

‘Diatribe’ 1,2,33
Soltanto, analizza a quanto vendi la tua proairesi. Se non altro, o uomo, non venderla a poco. Il grande e singolare conviene probabilmente ad altri, a Socrate ed agli uomini siffatti.

‘Diatribe’ 1,4,18
Dov'è dunque il profitto? Se uno di voi, distornatosi dagli oggetti esterni si è impensierito della propria proairesi per elaborarla e prodigarvisi così che risulti in armonia con la natura delle cose: elevata, libera, non soggetta ad impedimenti, non soggetta ad intralci, leale, rispettosa di sé e degli altri;

‘Diatribe’ 1,8,16
Ugualmente, se cercherai di sapere da me cos' è il bene dell'uomo, non ho altro da dirti se non che è un certo modo della proairesi.

‘Diatribe’ 1,12,9
Giacché libero è colui cui tutto accade secondo proairesi e che nessuno può impedire.

‘Diatribe’ 1,17,21
Lui le prende, le sbroglia, poi spiega: “Uomo, tu hai una proairesi per natura non soggetta ad impedimenti e non soggetta a costrizioni. Qui, nelle viscere, questo è stato scritto.

‘Diatribe’ 1,17,26 (bis)
Di nuovo dunque il tuo giudizio ti costrinse; ossia proairesi costrinse proairesi.

‘Diatribe’ 1,18,8
Giacché se il più grande danno è la perdita delle cose più grandi, ed in ciascuno la cosa più grande è la proairesi quale dev'essere e di questo uno si defrauda, perché ti esasperi ancora con lui?

‘Diatribe’ 1,18,17
“Ma il tiranno incatenerà”- Cosa? La gamba. -“Ma staccherà”- Cosa? Il collo. Cosa non incatenerà e non staccherà? La proairesi. Per questo gli antichi prescrivevano il “Riconosci te stesso”.

‘Diatribe’ 1,19,8
Sono invece i giudizi a sconcertarlo. Giacché qualora il tiranno dica a qualcuno “Ti farò incatenare la gamba”, chi ha avuto in onore la gamba dice “No, misericordia”; chi invece ha avuto in onore la propria proairesi dice “Se ti pare più vantaggioso, incatenala”. “Non ti impensierisci?” “No, non m’im-pensierisco”.

‘Diatribe’ 1,22,10
Delle cose, alcune sono in nostro esclusivo potere mentre altre non sono in nostro esclusivo potere. Sono in nostro esclusivo potere la proairesi e tutte le opere proairetiche [della proairesi]; non sono in nostro esclusivo potere il corpo, le parti del corpo, patrimoni, genitori, fratelli, figlioli, patria, insomma i soci.

‘Diatribe’ 1,25,1
Se questo è vero e noi non battiamo la fiacca né recitiamo quando diciamo che il bene ed il male dell'uomo stanno nella proairesi mentre tutto il resto è nulla per noi; perché siamo ancora sconcertati, perché abbiamo ancora paura?

‘Diatribe’ 1,29,1 (bis)
Sostanza del bene è un certo modo della proairesi; del male, un certo modo della proairesi.

‘Diatribe’ 1,29,2
Cosa sono dunque gli oggetti esterni? Materiali per la proairesi, sui quali rivolgendosi essa centrerà il proprio peculiare bene o male.

‘Diatribe’ 1,29,3
Come centrerà il bene? Se non si infatuerà dei materiali. Giacché i giudizi sui materiali, se sono retti fanno la proairesi buona; se scorretti e pervertiti, cattiva.

‘Diatribe’ 1,29,12
“Appressandogli paura,” dice, “vincerò”. Ignori che esso vinse se stesso e non fu vinto da un altro? Nient'altro può vincere la proairesi eccetto che essa se stessa.

‘Diatribe’ 1,29,47
“Vieni tu, e rendimi testimonianza. Giacché tu meriti di essere promosso da me come testimone. E' forse qualcuno degli oggetti esterni alla proairesi, bene o male? Danneggio forse qualcuno? Feci forse quanto a ciascuno giova in esclusivo potere d'altri o di lui stesso?”

‘Diatribe’ 1,30,4 
“Dì anche quali cose reputavate beni”. “La proairesi e l'uso delle rappresentazioni quale si deve”. “E quale il fine?” “Seguirti”.

Totale per il primo libro: 20 volte

***Secondo libro delle Diatribe:

‘Diatribe’ 2,1,6
Giacché se il male è in una proairesi cattiva, a questo riguardo soltanto merita usare cautela; e se quanto è aproairetico e non in nostro esclusivo potere è nulla per noi, verso di esso si deve usare coraggio.

‘Diatribe’ 2,1,12 (bis)
Giacché se uno allogherà la cautela là dove sono proairesi e le opere della proairesi, insieme con l'essere cauto a volere avrà anche l'avversione giacente in suo esclusivo potere. Se invece l'allogherà dov'è quanto non è in nostro esclusivo potere ed è aproairetico, avendo l'avversione rivolta a cose che sono in potere d'altri, necessariamente avrà paura, sarà instabile e sconcertato.

‘Diatribe’ 2,2,2
Giacché se disponi di serbare la proairesi in accordo con la natura delle cose, hai ogni sicurezza, ogni facilitazione, non hai fastidi.

‘Diatribe’ 2,5,5
“L'al di fuori non è in mio esclusivo potere; la proairesi è in mio esclusivo potere. Dove cercherò il bene ed il male? Dentro, in quanto è mio”. In quanto è allotrio non nominare mai né bene né male, né giovamento né danno né nient'altro di siffatto.

‘Diatribe’ 2,5,6
E dunque? Bisogna usare quanto è allotrio con trascuratezza? Nient'affatto! Giacché questo di nuovo è male per la proairesi e, per questa via, contro la natura delle cose.

‘Diatribe’ 2,6,25
Tribuna e prigione sono, l'una e l'altra, un posto; la tribuna, elevato; la prigione, miserabile. Ma la proairesi può essere custodita pari, se pari disporrai di custodirla, nell'uno e nell'altro posto.

‘Diatribe’ 2,10,1
Analizza chi sei. Innanzitutto un essere umano, cioè una creatura che nulla ha di più dominante della proairesi ed il resto subordinato a questa, mentre essa è inasservibile ed insubordinabile.

‘Diatribe’ 2,10,25 (bis)
Infatti se il bene è nella proairesi ed il male allo stesso modo nella proairesi, scruta se quel che dici non è qualcosa del genere:

‘Diatribe’ 2,10,27
Perché dunque non ci rappresentiamo qualcosa di siffatto ed invece laddove vi sarà qualche menomazione corporale o patrimoniale, là danno; e laddove la menomazione riguarderà la proairesi, nessun danno?

‘Diatribe’ 2,10,29
E noi null'altro vogliamo che questo. Se poi avremo la proairesi rispettosa di sé e degli altri e leale oppure sfacciata e sleale, su questo non siamo neppur vicini a litigare eccetto che a scuola soltanto e finché sono discorsetti.

‘Diatribe’ 2,15,1
Qualora alcuni sentano questi discorsi, che si deve esser saldo e che la proairesi è qualcosa di libero per natura e di non soggetto a costrizioni mentre il resto è soggetto ad impedimenti, a costrizioni, è servo, allotrio; ebbene immaginano di dover mantenere inviolabilmente ogni loro determinazione.

Diatribe’ 2,16,1 (bis)
Dov'è il bene? -Nella proairesi.- Dov'è il male? -Nella proairesi.- Dove l'udetero? -Nell'aproairetico.

‘Diatribe’ 2,22,19
Giacché dove saranno l'“io” ed “il mio”, là è necessario che propenda la creatura. Se nella carne, che là sia il dominante; se nella proairesi, che sia [nella proairesi]; se negli oggetti esterni, in questi.

‘Diatribe’ 2,22,20
Se quindi io sono là dov'è la proairesi, solamente così sarò amico e figlio e padre quale si deve. Giacché mi sarà utile serbare l'uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, capace di tollerare l'intemperanza altrui, di astenersi dalla propria, capace di cooperare e custodire le relazioni umane.

‘Diatribe’ 2,22,26
Tu indaga non quel che indagano gli altri, se hanno gli stessi genitori, se sono stati allevati assieme e dallo stesso pedagogo; ma solo quello: dove pongono il loro utile, se esternamente o nella proairesi.

‘Diatribe’ 2,22,29
Se invece sentirai dire che questi, gli uomini, davvero credono il bene solo là dov'è proairesi, dov'è il retto uso delle rappresentazioni; non impicciarti più se sono figlio e padre o fratelli o sono andati a scuola insieme e sono compagni. Riconosciuto soltanto questo, dichiara con fiducia che sono amici, come anche che sono leali, che sono giusti.

‘Diatribe’ 2,23,16
“E dunque,” dice, “se così sta la faccenda, può quanto fa da ministro essere migliore di ciò cui fa da ministro: il cavallo migliore del cavaliere, il cane del cacciatore, lo strumento del citarista, i servitori del re?” Cos'è che usa? La proairesi.

‘Diatribe’ 2,23,17 (bis)
Cos'è sollecito di tutto? La proairesi. Cosa leva interamente di mezzo l'uomo, una volta per fame, un'altra per impiccagione, un'altra giù da un precipizio? La proairesi.

‘Diatribe’ 2,23,19 (bis)
Cos'è per natura capace di intralciare la facoltà visiva? La proairesi e l'aproairetico. Lo stesso vale per la facoltà uditiva, ed è allo stesso modo per la facoltà espressiva. Ma cos'è per natura capace di intralciare la proairesi? Nulla di aproairetico bensì essa, quando sia pervertita, se stessa. Per questo [la proairesi] diventa solo vizio o sola virtù.

‘Diatribe’ 2,23,22
La carne o la proairesi? E poi ammetti di avere qualcosa di migliore di questo e non sei pazzo? Sei davvero così cieco e sordo?

‘Diatribe’ 2,23,40
Dacché si deve arrivare alla perfezione attraverso il discorso e siffatta trasmissione delle conoscenze; dacché si deve purificare la propria proairesi e strutturare retta la facoltà atta ad usare le rappresentazioni; dacché la trasmissione delle conoscenze accade necessariamente attraverso principi generali ed una certa loquela e con varietà e sottigliezza di principi generali.

Totale per il secondo libro: 26 volte

***Terzo libro delle Diatribe:

‘Diatribe’ 3,1,40
Perché non sei un pezzo di carne né peli ma proairesi: se avrai questa bella allora sarai bello.

‘Diatribe’ 3,1,42
Ma vedi cosa dice Socrate al più magnifico e più giovanilmente fiorente di tutti, ad Alcibiade: “Prova dunque ad essere bello”. Che gli dice? “Plasmati la chioma e depilati le gambe?” Non sia mai! Ma: “Adorna la tua proairesi, estirpa i giudizi insipienti”.

‘Diatribe’ 3,2,13
E scrutiamo i tuoi giudizi.Non è manifesto che tu poni nel nulla la tua proairesi e che scruti fuori all'aproairetico, a cosa dirà il tale e chi sembrerai essere, seun erudito, se uno che ha letto Crisippo od Antipatro? Se hai letto anche Archedemo, hai proprio tutto!

‘Diatribe’ 3,3,8
Se però lo porremo in una retta proairesi, lo stesso serbare le relazioni diventa un bene e chi recede da certi oggetti esterni, costui centra il bene.

‘Diatribe’ 3,4,9
E dunque? Entrando a teatro bisognerebbe dire questo “Orsù, facciamo che sia incoronato Sofrone”? No, ma quell' “Orsù, facciamo di serbare, su questo materiale, la mia proairesi in accordo con la natura delle cose”.

‘Diatribe’ 3,5,2
Giacché a casa eri al riparo dalla malattia? Non consideri se qua fai qualcuna delle cose che portano alla rettificazione della tua proairesi? Giacché se non concludi nulla, è superfluo che tu sia venuto.

‘Diatribe’ 3,5,7
A me accada di essere pigliato mentre di null'altro sono sollecito che della mia proairesi, con lo scopo di saper dominare la passione, di non essere soggetto ad impedimenti, non essere soggetto a costrizioni, di essere libero.

‘Diatribe’ 3,10,18
Giacché si devono avere a portata di mano questi due principi generali: che al di fuori della proairesi nulla vi è né di bene né di male; e che non si devono precedere le faccende ma aderirvi.

‘Diatribe’ 3,18,3
Che il padre ha pronto questo e quest'altro. Contro chi? Forse contro la proairesi? E donde può? Bensì contro il corpo, contro le coserelle. Sei salvo; non è contro di te.

‘Diatribe’ 3,19,2
Giacché nulla di aproairetico può impedire o danneggiare la proairesi se non essa se stessa.

‘Diatribe’ 3,22,103
Dove invece sono proairesi ed uso delle rappresentazioni, là vedrai quanti occhi ha; tanto da farti dire che Argo, al suo confronto, era cieco.

‘Diatribe’ 3,22,105
E' qua la sua grande attenzione e sforzo; per il resto russa supino: pace completa. Un rapinatore di proairesi non c'è, non c'è tiranno [di proairesi].

‘Diatribe’ 3,23,5
Il peculiare è riferito al mestiere di ciascuno ed alla proairesi, ossia il citaredo da citaredo, il falegname da falegname, il filosofo da filosofo, l'oratore da oratore.

‘Diatribe’ 3,26,24
Se disporrai di avere questo, lo avrai ovunque e vivrai fiducioso. In cosa? Nella sola cosa in cui è fattibile avere fiducia, in quanto è leale, non soggetto ad impedimenti, intoglibile, cioè nella tua proairesi.

Totale per il terzo libro: 14 volte

***Quarto libro delle Diatribe:

‘Diatribe’ 4,4,23 (bis)
Insomma ricordati che qualunque cosa onorerai al di fuori della tua propria proairesi, mandi in malora la proairesi. E fuori non c'è soltanto una carica ma anche l'assenza di una carica, non soltanto l'impegno ma anche l'agio.

‘Diatribe’ 4,5,11
“Il vicino ha buttato dei sassi!” Dunque hai forse aberrato tu? “Ma delle cose in casa furono rotte!” Tu sei dunque una suppellettile? No, ma proairesi.

‘Diatribe’ 4,5,23
-Ma mi si aggrapperanno ancora di più!- Perché dici “a me”? Può qualcuno danneggiare la tua proairesi o impedire che essa usi le rappresentazioni che ci incolgono com'è nata per fare? -No.-

‘Diatribe’ 4,5,32
Se invece il solo bene è la proairesi quale deve essere ed il solo male [la proairesi] quale non deve essere, dov'è ancora la rissa, dove l'ingiuria? Su cosa? Su cose che sono nulla per noi? Verso chi? Verso gli ignoranti, verso chi ha cattiva fortuna, verso chi si è ingannato nelle questioni più grandi?

‘Diatribe’ 4,12,7
-A che cosa devo dunque fare attenzione?- Innanzitutto a quei principi universali; quelli tenere a portata di mano; non dormire e non alzarsi, non bere e non mangiare, non conferire con persone sprovvisto di quelli: che nessuno è signore di una proairesi altrui e che soltanto in questa stanno il bene ed il male.

‘Diatribe’ 4,12,12
Egli raccomandò me a me stesso e subordinò la mia proairesi a me soltanto, dando canoni per il suo retto uso; ai quali qualora mi conformi, nel caso dei sillogismi, non mi impensierisco per nulla di coloro che dicono qualcos'altro; nei ragionamenti equivoci non mi preoccupo di nessuno.

‘Diatribe’ 4,13,14
E vuoi che io commetta a te, ad un essere umano che deprezza la propria proairesi, che vuole centrare il quattrinello o qualche carica od una promozione a corte, anche se starai per scannare i tuoi figlioli come Medea?

‘Diatribe’ 4,13,21
Se dunque vedrai qualcuno che si industria per l'aproairetico e che ad esso ha subordinato la propria proairesi, sappi che questo individuo ha miriadi di persone che lo costringono, che lo impediscono.

Totale per il quarto libro: 9 volte

***Il Manuale:

‘Manuale’ E4 (bis)
Qualora stia per accostarti ad un'opera, richiamati alla memoria qual è la natura dell'opera. Se te ne andrai per fare un bagno caldo, mettiti davanti gli avvenimenti alle terme: quelli che spruzzano, quelli che spintonano, quelli che ingiuriano, quelli che rubano. E così ti accosterai all'opera più sicuramente se subito soggiungerai: “Dispongo di fare un bagno caldo, ma anche di serbare la mia proairesi in accordo con la natura delle cose”. E fa’ allo stesso modo per ciascuna opera. Giacché così, se qualcosa diverrà un intralcio a fare un bagno caldo, avrai a portata di mano che: “Io non disponevo solo questo, ma anche di serbare la mia proairesi in accordo con la natura delle cose; e non la serberò se fremerò davanti agli avvenimenti”.

‘Manuale’ E9 (bis)
La malattia è un intralcio del corpo, non della proairesi, se [la proairesi] non lo disporrà. Una azzoppatura è un intralcio di gamba, non di proairesi. E questo soggiungi per ciascun accadimento, giacché troverai che esso intralcia qualcos'altro ma non te.

‘Manuale’ E13
Se disponi di fare profitto, soggiaci a sembrare dissennato e sciocco riguardo agli oggetti esterni, e non decidere di sembrare uno che ha scienza di qualcosa. E se ad alcuni sembrerai essere qualcuno, diffida di te stesso. Sappi infatti che non è facile custodire la propria proairesi operante secondo la natura delle cose e gli oggetti esterni, ma se sei sollecito dell'una è del tutto necessario trascurare gli altri.

‘Manuale’ E30
Il doveroso si commisura generalmente alle relazioni sociali. È padre: è dettato di averne sollecitudine, dargli spazio in tutto, tollerare se ingiuria, se batte. “Ma è un cattivo padre”. Fosti forse imparentato dalla natura ad un buon padre? No, ma ad un padre. “Mio fratello commette ingiustizie”. Perciò serba il tuo posizionamento nei suoi confronti, e non considerare cosa fa lui ma cosa fai tu per avere la tua proairesi in accordo con la natura delle cose. Giacché un altro non danneggerà te, se tu non lo disporrai. E allora sarai stato danneggiato, qualora concepisca di essere danneggiato. Così dunque troverai quanto è doveroso da vicino, da cittadino, da stratega, se ti abituerai a conoscere i principi generali delle relazioni sociali.

Totale per il Manuale: 6 volte

Totale generale ‘Proairesi’: 75 volte

EPITTETO usa l’aggettivo PROAIRETICO nei seguenti passi della sua opera:

‘Diatribe’ 1,22,10
Delle cose, alcune sono in nostro esclusivo potere mentre altre non sono in nostro esclusivo potere. Sono in nostro esclusivo potere la proairesi e tutte le opere proairetiche [della proairesi]; non sono in nostro esclusivo potere il corpo, le parti del corpo, patrimoni, genitori, fratelli, figlioli, patria, insomma i soci.

‘Diatribe’ 2,23,9
Quale di quelle sa chi è e quanto merita? Quale di quelle sa quando si deve usarla e quando no? Qual è la facoltà che apre e chiude gli occhi e li distoglie da ciò da cui vanno distolti e ad altro li appressa? La visiva? No, ma la proairetica. Quale serra ed apre le orecchie?

‘Diatribe’ 2,23,10
Grazie a quale si diventa indiscreti e ficcanaso o, di nuovo, immoti ad un discorso? Alla uditiva? Non ad altra che la facoltà proairetica.

‘Diatribe’ 2,23,12
L'occhio aperto, che altro fa se non vedere? Ma se si deve guardare la moglie di qualcuno e come, chi lo dice? La facoltà proairetica.

‘Diatribe’ 2,23,13
Se bisogna fidarsi delle parole dette o diffidare e, fidandosi, essere stuzzicati o no, chi lo dice? Non è la facoltà proairetica?

‘Diatribe’ 2,23,15
Se sia meglio dire o tacere, parlare così o cosà, se questo sia confacente o non confacente, il tempo di ciascuna cosa ed il bisogno, chi altro lo dice se non la facoltà proairetica? Vuoi dunque che essa pervenga a votarsi contro?

‘Diatribe’ 2,23,23
E dunque? Qualcuno deprezza le altre facoltà? Non sia mai! Qualcuno dice che non vi sia alcun bisogno o promozione al di fuori della facoltà proairetica? Non sia mai! Sarebbe dissennato, empio, ingrato nei confronti della Materia Immortale. Essa restituisce a ciascuno il suo valore.

‘Diatribe’ 2,23,25
Tuttavia non bisogna deprezzare l'utilità che procurano anche le cose diverse, a causa del fatto che altre sono migliori. Anche la facoltà espressiva ha un certo valore, ma non quanto la facoltà proairetica.

‘Diatribe’ 2,23,27
Ma se cercherai di sapere da me: “Delle cose che sono qual è dunque la più possente?” Che dire? La facoltà espressiva? Non posso; ma la proairetica, qualora diventi retta. (8)

‘Diatribe’ 3,3,14
Soprattutto per questo aspetto ci si deve allenare. Subito avanzando all'alba, chi vedrai, chi sentirai, indaga, rispondi come ad una domanda. Cosa vedesti? Un magnifico giovanotto od una magnifica ragazza? Applica il canone. E' aproairetico o proairetico? Aproairetico: rimuovi fuori.

‘Diatribe’ 3,3,15
Cosa vedesti? Piangere per la fine di un figliolo? Applica il canone. La morte è aproairetica: rimuovi di mezzo. Ti venne incontro un console? Applica il canone: quale cosa è il consolato? Aproairetica o proairetica? Aproairetica: rimuovi anche questo, non è valido; buttalo via, non ti riguarda.

‘Diatribe’ 3,7,5 ter
Ed i beni dell'animo sono proairetici od aproairetici? -Proairetici- Il piacere dell'animo è dunque proairetico? -Sì, diceva l’altro-

‘Diatribe’ 3,8,3 bis
Fu afflitto per questo. “Proairetico, male”. Resistette con generosità. “Proairetico, bene”.

‘Diatribe’ 3,18,1
Qualora ti sia riportato qualcosa di sconcertante, abbi a portata di mano che una notizia è su di nulla di proairetico

Totale per il primo libro: 1 volta
Totale per il secondo libro: 8 volte
Totale per il terzo libro: 8 volte
Totale per il quarto libro: 0 volte

Totale generale ‘Proairetico’ aggettivo: 17 volte

EPITTETO usa l’ aggettivo sostantivato PROAIRETICO nei seguenti passi della sua opera:

‘Diatribe’ 1,4,1
Dopo aver imparato dai filosofi che il desiderio è desiderio di beni e l'avversione è avversione ai mali; dopo avere pure imparato che serenità e dominio sulle passioni promanano all'uomo non altrimenti che da un desiderio che non fallisce ed una avversione che non incappa in quanto avversa; chi fa profitto ha rimosso appieno da sé il desiderio o lo ha posposto, ed usa l'avversione solo per il proairetico.

‘Diatribe’ 1,17,23
Vedi che in questo ambito il proairetico l'hai non soggetto ad impedimenti, non soggetto a costrizioni, disimpacciato?

‘Diatribe’ 1,19,23
Chi dunque lo fece improvvisamente saggio? Questo è avere in onore qualcos'altro che il proairetico.

‘Diatribe’ 1,22,18
Sì, ma se porrò il bene in qualche modo qui, nel proairetico, tutti mi derideranno. Giungerà un vecchio canuto con molti anelli d'oro il quale, dopo aver scosso la testa, dirà: “Ascoltami, figliolo: si deve anche fare filosofia, ma si deve anche avere cervello: queste sono stupidaggini.

‘Diatribe’ 2,1,5
Quale paradosso sollecitano i filosofi se dicono: “Dove si tratta di aproairetico, là abbi coraggio; dove si tratta di proairetico, là sii cauto”?

‘Diatribe’ 2,1,9
Così anche noi, dove usiamo la paura? Di fronte all'aproairetico. Di nuovo, in cosa ci conduciamo con coraggio come se non ci fosse nulla di terribile? Nel proairetico.

‘Diatribe’ 2,1,29
Per questo dico spesso: “Studiate questo ed abbiate a portata di mano la conoscenza di ciò verso cui bisogna essere coraggiosi e di ciò verso cui bisogna disporsi con cautela, poiché di fronte all'aproairetico si deve essere coraggiosi e di fronte al proairetico cauti”.

‘Diatribe’ 2,1,40
E così quel paradosso che si deve essere cauti ed insieme coraggiosi non apparirà più né impossibile né un paradosso, poiché si deve essere coraggiosi di fronte all'aproairetico ed invece cauti nel proairetico.

‘Diatribe’ 2,10,8
Dopo questo sappi che sei anche fratello. Per questo ruolo si è tenuti a dare spazio, ad obbedienza, a parole beneauguranti, a non pretendere mai alcunché di aproairetico in contrasto con il fratello, bensì a cederlo con piacere per avere tu di più nel proairetico.

‘Diatribe’ 2,13,10
Se dunque l'aproairetico non è né bene né male mentre tutto il proairetico è in nostro esclusivo potere e nessuno può sottrarcelo né procacciarci quel che di esso non disponiamo: dov'è ancora posto per l'ansia?

‘Diatribe’ 3,3,19
Questi sono tutti giudizi e null'altro, e giudizi sull'aproairetico come bene e male. Uno alloghi questi sul proairetico ed io mi obbligo con lui che rimarrà stabile, comunque starà quel che lo circonda.

‘Diatribe’ 3,5,4
Se invece comprendi tra te e te che butti via dei giudizi insipienti e ne apprendi altri al posto loro; che hai allogato la tua stazione dall'aproairetico al proairetico; che se dirai “Ohimè” non lo dici per colpa del padre o del fratello ma “per colpa mia” ebbene, computi ancora la malattia?

‘Diatribe’ 3,6,7
Egli si lancia soltanto in questa gara, quella intorno al proairetico. Come dunque non è per essere invitto?

‘Diatribe’ 3,11,2
“Chiunque riterrà bene qualcos'altro dal proairetico invidi, smani, aduli, si sconcerti. Chiunque riterrà male altro si affligga, pianga, si lamenti, abbia cattiva fortuna”.

‘Diatribe’ 3,12,8
Giacché chi è asceta? Chi studia a non usare il desiderio e ad usare l'avversione soltanto per il proairetico. E studia di più le cose disagevoli, in quanto uno deve esercitarsi di più in una cosa ed un altro in un'altra.

‘Diatribe’ 3,22,13
Innanzitutto, per quanto sta a te, non devi più apparire simile in nulla a quello che fai ora, e non incolpare dio né uomo. Devi rimuovere totalmente il desiderio ed allogare l'avversione solamente sul proairetico. Non devi avere ira, sdegno, invidia, commiserazione. Non deve apparirti magnifica una pupattola, un po' di reputazione, un pupattolo, una focaccetta.

‘Diatribe’ 4,1,84
Così non saprai dominare la paura e lo sconcerto. Cos'è afflizione per te? Giacché la paura di fatti paventati diventa afflizione quando essi sono presenti. Per cosa smanierai ancora? Del proairetico in quanto bello e presente hai un desiderio ben proporzionato e ricostituito, e dell'aproairetico nulla desideri, affinché non trovi posto in te quel certo elemento irragionevole, impetuoso, urgente oltre misura.

‘Diatribe’ 4,1,100
[ 100 ] -Come accadrà questo?- Come altrimenti che esaminando gli impulsi ed il governo della Materia Immortale? Cosa mi ha dato mio ed incondizionato? Cosa lasciò dietro per sé? Mi ha dato il proairetico, lo ha fatto in mio esclusivo potere, non soggetto ad intralci, non soggetto ad impedimenti. Ma il corpo fatto d'argilla, come poteva farlo non soggetto ad impedimenti? Subordinò dunque il patrimonio, le suppellettili, la casa, i figlioli, la moglie al ciclo regolare dell'intero.

‘Diatribe’ 4,4,18
Ma diremmo: “Oggi usai l'impulso com'è prescritto dai filosofi, non usai il desiderio, usai l'avversione soltanto verso il proairetico, non fui atterrito dal tale, non persi sicurezza di fronte al tale, allenai la mia capacità di tollerare l'intemperanza altrui, quella di astenermene, la cooperatività”, e così ringrazieremmo la Materia Immortale per ciò per cui si deve ringraziare.

‘Diatribe’ 4,4,33
-E come allontanarmene?- Non sentisti spesso dire che devi rimuovere totalmente il desiderio e girare l'avversione unicamente contro il proairetico? Che devi tralasciare tutto: corpo, patrimonio, fama, libri, trambusto, cariche, assenza di cariche? Giacché dove inclinerai ecco che sei servo, sei subordinato, diventi soggetto ad impedimenti, soggetto a costrizioni, intero in potere di altri.

‘Diatribe’ 4,7,8
Oltre a ciò, essendo la creatura logica per natura generosa, magnanima, libera, essa vede che di quanto ha intorno qualcosa non è soggetto ad impedimenti ed è in suo esclusivo potere, mentre qualcos'altro è soggetto ad impedimenti ed è in potere d'altri. Non soggetto ad impedimenti è il proairetico, soggetto ad impedimenti è l'aproairetico.

‘Diatribe’ 4,10,8
Ora, quanto sortirà non è aproairetico? -Sì.- La sostanza del bene e del male è nel proairetico? -Sì.- Hai dunque la potestà di usare ogni cosa che succede secondo la natura delle cose. Può forse qualcuno impedirti? -Nessuno.-

‘Diatribe’ 4,12,15
Innanzitutto bisogna dunque avere a portata di mano questi principi e nulla fare prescindendo da essi, ma avere l'animo teso a questo scopo: non inseguire nulla di al di fuori, nulla di allotrio ma, come costituì chi può, inseguire ad ogni costo il proairetico ed il resto come sarà dato.

Totale per il primo libro: 4 volte
Totale per il secondo libro: 6 volte
Totale per il terzo libro: 6 volte
Totale per il quarto libro: 7 volte

Totale generale ‘Proairetico’ aggettivo sostantivato: 23 volte

EPITTETO usa APROAIRETICO come aggettivo o aggettivo sostantivato nei seguenti passi della sua opera:

‘Diatribe’ 1,4,2
Giacché se avverserà qualcosa di aproairetico, sa che una volta vi incapperà a dispetto della sua avversione ed avrà cattiva fortuna.

‘Diatribe’ 1,4,27
Giacché se uno dovesse essere ingannato per imparare che degli oggetti esterni ed aproairetici nessuno è per noi, io disporrei questo inganno, grazie al quale sarei poi per vivere con serenità e dominio dello sconcerto, e voi vedervi quel che volete.

‘Diatribe’ 1,18,21
Chi è dunque l'invitto? Chi nulla di aproairetico frastorna. E poi venendo a ciascuna circostanza, orbene la decifro come per un atleta. “Costui la spuntò di forza sul primo avversario assegnatogli dalla sorte.

‘Diatribe’ 1,19,16
E dunque? Qualora vi siano sotto giudizi d'altra specie sull'aproairetico come bene e male, è del tutto necessario accudire i tiranni.

‘Diatribe’ 1,29,24
Dunque non imparai null'altro? Imparai a vedere che tutto quel che accade, se sarà aproairetico, nulla è per me.

‘Diatribe’ 1,30,3 (bis)
“Io, indifferenti”. “Ed ora cosa le dici essere? Furono forse cambiate?” “No”. “Fosti cambiato tu?” “No”. “Dì dunque cos'è indifferente”. “L’aproairetico”. “Dì anche il seguito”. “L'aproairetico nulla è per me”.

’Diatribe’ 2,1,4
Ora invece, cos'ha di strano il detto? Se infatti è sano quanto spesso detto e spesso dimostrato, cioè che la sostanza del bene è nell'uso delle rappresentazioni ed allo stesso modo la sostanza del male, mentre l'aproairetico non accoglie natura né di bene né di male,

’Diatribe’ 2,1,5
Quale paradosso sollecitano i filosofi se dicono: “Dove si tratta di aproairetico, là abbi coraggio; dove si tratta di proairetico, là sii cauto”?

’Diatribe’ 2,1,6
Giacché se il male è in una proairesi cattiva, a questo riguardo soltanto merita usare cautela; e se quanto è aproairetico e non in nostro esclusivo potere è nulla per noi, verso di esso si deve usare coraggio.

’Diatribe’ 2,1,9
Così anche noi, dove usiamo la paura? Di fronte all'aproairetico. Di nuovo, in cosa ci conduciamo con coraggio come se non ci fosse nulla di terribile? Nel proairetico.

’Diatribe’ 2,1,10
Ingannarsi od essere precipitosi o fare qualcosa di sfacciato o desiderare qualcosa con brutta smania non fa per noi differenza, se solo la imbroccheremo nell'aproairetico. Dove invece ci sono morte o esilio o dolore o discredito, là c'è arretramento, là c'è agitazione.

’Diatribe’ 2,1,12
Giacché se uno allogherà la cautela là dove sono proairesi e le opere della proairesi, insieme con l'essere cauto a volere avrà anche l'avversione giacente in suo esclusivo potere. Se invece l'allogherà dov'è quanto non è in nostro esclusivo potere ed è aproairetico, avendo l'avversione rivolta a cose che sono in potere d'altri, necessariamente avrà paura, sarà instabile e sconcertato.

’Diatribe’ 2,1,29
Per questo dico spesso: “Studiate questo ed abbiate a portata di mano la conoscenza di ciò verso cui bisogna essere coraggiosi e di ciò verso cui bisogna disporsi con cautela, poiché di fronte all'aproairetico si deve essere coraggiosi e di fronte al proairetico cauti”.

’Diatribe’ 2,1,39
E tutto questo con coraggio, confidando in chi ti ci ha chiamato, in chi ti ha giudicato degno di questo ufficio, assegnato al quale sfoggerai cosa può un egemonico razionale schierato davanti a forze aproairetiche.

‘Diatribe’ 2,1,40
E così quel paradosso che si deve essere cauti ed insieme coraggiosi non apparirà più né impossibile né un paradosso, poiché si deve essere coraggiosi di fronte all'aproairetico ed invece cauti nel proairetico.

‘Diatribe’ 2,10,8
Dopo questo sappi che sei anche fratello. Per questo ruolo si è tenuti a dare spazio, ad obbedienza, a parole beneauguranti, a non pretendere mai alcunché di aproairetico in contrasto con il fratello, bensì a cederlo con piacere per avere tu di più nel proairetico.

‘Diatribe’ 2,10,16
Eppure quelle si perdono per una qualche cagione estrinseca ed aproairetica, queste invece a cagion nostra. Quelle né è bello averle né è brutto perderle; queste invece non avere e perdere è brutto, è un'onta, una sfortuna.

‘Diatribe’ 2,13,10
Se dunque l'aproairetico non è né bene né male mentre tutto il proairetico è in nostro esclusivo potere e nessuno può sottrarcelo né procacciarci quel che di esso non disponiamo: dov'è ancora posto per l'ansia?

‘Diatribe’ 2,16,1
Dov'è il bene? -Nella proairesi.- Dov'è il male? -Nella proairesi.- Dove l'udetero? -Nell'aproairetico.-

‘Diatribe’ 2,17,24
Gratifica il tuo desiderio e la tua avversione con povertà di denaro e ricchezza di denaro: fallirai, incapperai in quanto avversi. E con salute del corpo: avrai cattiva fortuna; con cariche, onorificenze, patria, amici, figli, insomma con qualcosa di aproairetico.

‘Diatribe’ 2,22,28
Giacché non è un giudizio da uomo quello che fa mordere l'un l'altro, ingiuriarsi, pigliare luoghi isolati o piazze come belve le montagne e dimostrare in tribunale modi da rapinatori. Né quello che rende non padroni di sé, adulteri, corruttori; né di quant'altre contumelie gli esseri umani si coprono vicendevolmente a causa di questo solo ed unico giudizio: il porre se stessi e quanto è loro nell'aproairetico.

‘Diatribe’ 2,23,19 (bis)
Cos'è per natura capace di intralciare la facoltà visiva? La proairesi e l'aproairetico. Lo stesso vale per la facoltà uditiva, ed è allo stesso modo per la facoltà espressiva. Ma cos'è per natura capace di intralciare la proairesi? Nulla di aproairetico bensì essa, quando sia pervertita, se stessa. Per questo la proairesi diventa solo vizio o sola virtù.

‘Diatribe’ 3,2,13
E scrutiamo i tuoi giudizi.Non è manifesto che tu poni nel nulla la tua proairesi e che scruti fuori all'aproairetico, a cosa dirà il tale e chi sembrerai essere, seun erudito, se uno che ha letto Crisippo od Antipatro? Se hai letto anche Archedemo, hai proprio tutto!

‘Diatribe’ 3,3,14 (bis)
Soprattutto per questo aspetto ci si deve allenare. Subito avanzando all'alba, chi vedrai, chi sentirai, indaga, rispondi come ad una domanda. Cosa vedesti? Un magnifico giovanotto od una magnifica ragazza? Applica il canone. E' aproairetico o proairetico? Aproairetico: rimuovi fuori.

‘Diatribe’ 3,3,15 (ter)
Cosa vedesti? Piangere per la fine di un figliolo? Applica il canone. La morte è aproairetica: rimuovi di mezzo. Ti venne incontro un console? Applica il canone: quale cosa è il consolato? Aproairetica o proairetica? Aproairetica: rimuovi anche questo, non è valido; buttalo via, non ti riguarda.

‘Diatribe’ 3,3,19
Questi sono tutti giudizi e null'altro, e giudizi sull'aproairetico come bene e male. Uno alloghi questi sul proairetico ed io mi obbligo con lui che rimarrà stabile, comunque starà quel che lo circonda.

‘Diatribe’ 3,5,4
Se invece comprendi tra te e te che butti via dei giudizi insipienti e ne apprendi altri al posto loro; che hai allogato la tua stazione dall'aproairetico al proairetico; che se dirai “Ohimè” non lo dici per colpa del padre o del fratello ma “per colpa mia” ebbene, computi ancora la malattia?

‘Diatribe’ 3,7,5
Ed i beni dell'animo sono proairetici od aproairetici? -Proairetici.- Il piacere dell'animo è dunque proairetico? -Sì, diceva l’altro.-

‘Diatribe’ 3,8,2 (ter)
giacché anch'esse ci porgono delle domande. Morì il figlio del tale. Rispondi: “Aproairetico, non male”. Il padre lasciò diseredato il tale. Cosa reputi? “Aproairetico, non male”. Cesare lo condannò. “Aproairetico, non male”.

‘Diatribe’ 3,12,5
Dacché è impossibile avere il desiderio che non fallisce il segno e l'avversione che non incappa in quanto avversa senza grande e costante esercizio, sappi che se permetterai che esso sia distolto fuori, all'aproairetico, non avrai un desiderio che va a segno né un'avversione che non incappa in quanto avversa.

‘Diatribe’ 3,16,15
E nessuna raffinata abitudine né attenzione né pensosità su se stessi e puntuale osservazione: “Come uso le rappresentazioni che mi incolgono? Secondo la natura delle cose o contro la natura delle cose? Come rispondo loro? Come si deve o come non si deve? Soggiungo all'aproairetico che nulla è per me?”

‘Diatribe’ 3,19,2
Giacché nulla di aproairetico può impedire o danneggiare la proairesi se non essa se stessa.

‘Diatribe’ 3,24,12
L'uomo, oltre ad essere per natura disinteressato e spregiativo di tutto l'aproairetico, ha avuto anche di non essere radicato né abbarbicato a terra, bensì di sospingersi da un posto all'altro, a volte per certi bisogni urgenti, a volte anche per la veduta in sé.

‘Diatribe’ 3,24,56
Qualora tu abbia deprezzato gli oggetti esterni ed aproairetici e nulla di essi ritenuto tuo, tuoi invece soltanto il determinare da virtuoso, il concepire, l'impellere, il desiderare, l'avversare; dove c'è ancora posto per l'adulazione, dove per la servilità?

‘Diatribe’ 3,24,106
E poi se ti volterai a te stesso e cercherai il territorio da cui proviene quanto è avvenuto, subito rimemorerai: “Da quello dell'aproairetico, del non mio; cos'ha dunque a che fare con me?”

‘Diatribe’ 3,24,112
E di questo Zeus dispose di prendere proprio me a dimostrazione, per riconoscere se ha un soldato quale si deve, un cittadino quale si deve, e promuovermi testimone dell'aproairetico: 'Vedete che a casaccio avete paura, da matti smaniate per ciò per cui smaniate. Non cercate i beni fuori di voi, cercateli in voi stessi; se no, non li troverete’.

‘Diatribe’ 4,1,84
Così non saprai dominare la paura e lo sconcerto. Cos'è afflizione per te? Giacché la paura di fatti paventati diventa afflizione quando essi sono presenti. Per cosa smanierai ancora? Del proairetico in quanto bello e presente hai un desiderio ben proporzionato e ricostituito, e dell'aproairetico nulla desideri, affinché non trovi posto in te quel certo elemento irragionevole, impetuoso, urgente oltre misura.

‘Diatribe’ 4,4,3
Giacché come ossequi e cariche sono oggetti esterni ed aproairetici, così è anche un libro.

‘Diatribe’ 4,4,39
Una sola è la strada per la serenità (e questo giudizio ti sia a portata di mano all'alba, di giorno e di notte): il distacco dall'aproairetico, il non ritenere nostro peculiare nulla di esso, il trasmettere tutto al genio, alla ventura; il farne delegati quelli che anche Zeus ha fatto delegati;

‘Diatribe’ 4,6,9
Non hai sentito dire che una sola è la strada che porta a questo: tralasciare l'aproairetico e ritrarsene ed ammetterlo allotrio?

‘Diatribe’ 4,6,10
Dunque che un altro concepisca qualcosa su di te, di che forma è? -Aproairetica.- Pertanto è niente per te? -Niente.- Ma quando sei ancora morso e sconcertato per questo, credi di essere persuaso su quanto è bene e quanto è male?

‘Diatribe’ 4,7,8
Oltre a ciò, essendo la creatura logica per natura generosa, magnanima, libera, essa vede che di quanto ha intorno qualcosa non è soggetto ad impedimenti ed è in suo esclusivo potere, mentre qualcos'altro è soggetto ad impedimenti ed è in potere d'altri. Non soggetto ad impedimenti è il proairetico, soggetto ad impedimenti è l'aproairetico.

‘Diatribe’ 4,7,10
Se invece lo riterrà essere negli oggetti esterni ed aproairetici, è necessario che questa creatura sia impedita, intralciata, sia serva di coloro che hanno potestà sugli oggetti esterni ed aproairetici, oggetti dei quali essa si è infatuata e dei quali ha paura.

‘Diatribe’ 4,10,2
Tutte queste sono voci di gente rigirata all'aproairetico. Chi infatti dice: “Come non assentire al falso? Come non stornarmi dal vero?”

‘Diatribe’ 4,10,8
Ora, quanto sortirà non è aproairetico? -Sì.- La sostanza del bene e del male è nel proairetico? -Sì.- Hai dunque la potestà di usare ogni cosa che succede secondo la natura delle cose. Può forse qualcuno impedirti? -Nessuno.-

‘Diatribe’ 4,13,21
Se dunque vedrai qualcuno che si industria per l'aproairetico e che ad esso ha subordinato la propria proairesi, sappi che questo individuo ha miriadi di persone che lo costringono, che lo impediscono

 

Totale per il primo libro: 7 volte
Totale per il secondo libro: 17 volte
Totale per il terzo libro: 19 volte
Totale per il quarto libro: 10 volte

Totale generale ‘Aproairetico’ aggettivo e aggettivo sostantivato: 53 volte

Totale dei Totali: 168 volte
-Proairesi: 75 volte
-Proairetico: 40 volte
-Aproairetico: 53 volte



 

 

 

 

 

 

 

 
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