Sinossi di tutti i passi dell'opera di Epitteto contenenti il sostantivo φύσις (natura)

 

 

 

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Courbet

 

INTRODUZIONE

Io sono certo che per la corretta interpretazione della filosofia stoica di Epitteto sia indispensabile riconoscere che il sostantivo φύσις (‘fùsis’), oltre al normale e corrente significato di ‘natura’, ha per lui anche il significato ben più specifico e tecnico di ‘natura delle cose’. E non si tratta di occorrenze casuali e saltuarie nella sua opera giacché, come le rispettive frequenze da me qui calcolate dimostrano, su 178 occorrenze totali di tale sostantivo, in 76 casi, ossia ben il 43% delle volte, risulta impossibile dare un significato coerente e preciso alle parole di Epitteto se non ricorrendo alla traduzione ‘natura delle cose’.

Facciamo un esempio tra i tanti, quello di ‘Diatribe’ I,22,9, del cui testo si usa dare questa traduzione:
‘Che cosa significa dunque, ricevere un’educazione filosofica? Significa imparare ad applicare le prenozioni naturali alle cose particolari in modo conforme a natura; inoltre, imparare a distinguere, tra le cose, quelle che dipendono da noi e quelle che non dipendono da noi’. (Epitteto ‘Diatribe, Manuale, Frammenti. Ed. Rusconi 1982)
Cosa significa quel ‘conforme a natura’? Di quale ‘natura’ si parla? E’ forse possibile per l’uomo operare in modo contrario a ‘natura’? Il traduttore tace e non sa che pesci pigliare.
Epitteto invece sa benissimo quanto sia facile equivocare in proposito, spacciando per ‘natura’ quelli che sono dei semplici ‘modelli culturali’. Perciò si guarda bene dal farlo e viene subito in soccorso del suo traduttore nel periodo immediatamente successivo, affermando con ogni evidenza e con estrema decisione che esiste la ‘natura delle cose’. La ‘natura delle cose’ è appunto la loro essenziale bipartizione in cose che sono in nostro esclusivo potere ed in cose che sono non in nostro esclusivo potere.
Ne consegue che la corretta traduzione non può essere, a mio parere, che la seguente:
Cos'è dunque educarsi alla diairesi? Imparare ad adattare i naturali preconcetti alle particolari sostanze in modo consono alla ‘natura delle cose’ e, orbene, a discriminare che, delle cose, alcune sono in nostro esclusivo potere mentre altre sono non in nostro esclusivo potere’.
A mio giudizio si tratta di una questione di fondamentale importanza, giacché i concetti di ‘natura delle cose’, di ‘Proairesi’ e di ‘Diairesi’, sono tre pilastri fondamentali dello stoicismo di Epitteto che sono stati finora, e non soltanto dai traduttori, drammaticamente sottovalutati o addirittura completamente trascurati.
In estrema sintesi si può affermare che anche per gli Stoici la ‘natura’ è una delle quattro cause basilari di tutti gli eventi del cosmo, e che essa è divina ed onnicomprensiva, nel senso che qualunque comportamento umano è naturale. La ‘natura delle cose’ è invece la essenziale bipartizione di tutto l’esistente in cose proairetiche ed in cose aproairetiche. Ogni volta che il termine 'natura' si presta ad ambiguità a questo riguardo, Epitteto pertanto cerca accuratamente di evitarle, mostrando ed affermando con decisione l’esistenza della ‘natura delle cose’ e ribadendo che questa è invariante, inviolabile e valida per tutti gli esseri umani senza eccezioni. Per conseguenza è in relazione al rispetto oppure al tentativo di violazione non della ‘natura’ (cosa impossibile), bensì della ‘natura delle cose’, che gli uomini si dividono in virtuosi e viziosi, in felici ed infelici, in liberi e schiavi, in pace vivente oppure in guerra vivente.

Ma concediamoci un’analisi della faccenda un po’ più approfondita. Nella ‘natura’ non esistono contraddizioni di sorta ma soltanto contrasti, contrarietà, conflitti, opposizioni reali. Così il dolore non contraddice il piacere ma è altra cosa, opposta ad esso. La morte non contraddice la vita ma è il suo contrario; il dolce non contraddice l’amaro né il ruvido il liscio, tant’è vero che due qualità opposte non possono coesistere allo stesso tempo nella medesima entità.
Neppure esiste nella ‘natura’ qualcosa che possa essere chiamato falso, in quanto la sua mera esistenza fa di esso un ente la cui verità è per ciò stesso automaticamente e intrinsecamente qualificata. La ‘natura’ fa dunque soltanto cose vere e, considerata come la più comprensiva e primigenia delle divinità, può essere chiamata Verità e fonte di ogni Verità.
Se essa fa soltanto cose vere, saranno altrettanto naturali e veri tanto il dolore che il piacere, il freddo ed il caldo ed ogni altra sorta di opposti, che saranno da considerarsi per natura equivalenti e da porsi sullo stesso piano.
Della ‘natura’ fa parte anche l’uomo, che essa ha generato vero come qualunque altra sua opera. All’uomo la ‘natura’ ha però dato qualcosa che non ha dato a nessun’altra creatura: la comprensione dell’uso delle rappresentazioni ovvero la proairesi, la capacità di distinguere il bene dal male, la possibilità di essere felice oppure infelice.
Comunque l’uomo usi la sua proairesi, evidentemente quest’uso sarà sempre, per definizione, naturale e non potrà mai essere contrario a ‘natura’. Se, infatti, questo fosse possibile, significherebbe che la ‘natura’ ha generato qualcosa che ‘natura’ non è più, ossia che l’uomo non è più parte della ‘natura’ che l’ha generato: il che è assurdo.
È grazie alla proairesi fornitagli dalla ‘natura’ che l’uomo è capace di riconoscere, nell’ambito dell’unico tutto da essa rappresentato e del quale egli è parte, un fatto empirico, constatabile, evidente: l’esistenza di due classi di cose. La prima classe è rappresentata dall’insieme di tutti quegli enti, come il corpo, che non sono in suo esclusivo potere. La seconda dall’insieme di tutti quegli enti, come i giudizi, che sono invece in suo esclusivo potere. Della prima classe fa parte tutto ciò che è aproairetico. Della seconda classe tutto ciò che è proairetico.
Questa bipartizione fondamentale delle cose, questa diairesi che le suddivide in due classi distinte e distintamente riconoscibili è naturale, è scritta nelle cose, è completamente indipendente dalla proairesi umana e la nostra proairesi ha soltanto la capacità di riconoscerla ma nessuna capacità di modificarla.
Questa struttura empiricamente vera della ‘natura’, così come essa si presenta alla proairesi umana può essere allora correttamente chiamata ‘natura delle cose’. La Verità della ‘natura’ appare alla proairesi umana come esistenza della ‘natura delle cose’ e questa può essa stessa essere chiamata Verità.
È in relazione a questa verità, ossia alla ‘natura delle cose’, che l’uomo può disporsi in armonia oppure in contrasto; mentre qualunque atteggiamento l’uomo prenda esso sarà sempre e comunque in armonia con la ‘natura’. È in relazione alla ‘natura delle cose’ che l’uomo prende, e non può non prendere, ogni istante posizione; che egli vive la sua virtù e il suo bene quando è in armonia con essa e la sua viziosità e il suo male quando è in contrasto con essa.
Siccome la ‘natura’ è onnicomprensiva, diairesi e controdiairesi, virtù e vizio, giustizia e ingiustizia, menzogna e sincerità e insomma qualunque altra coppia di opposizioni possibili sono pienamente naturali. E siccome la ‘natura delle cose’ è neppur minimamente in nostro potere ed è per noi inviolabile, l’uomo può commettere i peggiori misfatti e nutrire le viziosità più perverse nella più completa e totale indifferenza, al riguardo, della ‘natura’ e della ‘natura delle cose’, le quali proseguono imperterrite il loro cammino assorbendo e metabolizzando qualunque iniziativa umana.
L’ingiustizia e la menzogna, per esempio, sono empietà perché sono entrambe forme della negazione dell’esistenza della ‘natura delle cose’; poiché equivalgono a giudicare ed operare come se fosse in mio esclusivo potere ciò che è non in mio esclusivo potere, oppure come se fosse non in mio esclusivo potere ciò che invece è in mio esclusivo potere.
È soltanto l’uomo, e non la ‘natura’, a subire il contraccolpo della propria negazione della ‘natura delle cose’. Questo contraccolpo ha un nome: contraddizione. E contraddizione è sinonimo di aberrazione, passione, schiavitù, infelicità. Le contraddizioni sono esclusivamente interne alla testa degli uomini, sono individuali e sono insopportabili. Credere che qualcosa sia contemporaneamente e nei medesimi riguardi giusto e ingiusto è impossibile. Epitteto al riguardo è, come al solito, chiarissimo quando afferma che volere in violazione della ‘natura delle cose’ è ignorare di disporre così la propria infelicità, giacché ogni aberrazione dell'essere umano include una contraddizione. Chi aberra, infatti, non ha l’intenzione di aberrare ma di avere successo: dunque è manifesto che egli non fa ciò che vuole. Cosa vuole infatti effettuare il ladro? Il proprio utile, che egli identifica col rubare: ma rubare è appunto una forma di negazione dell’esistenza della ‘natura delle cose’. E dunque se rubare non gli è utile, non fa quanto vuole. La contraddizione è per ‘natura delle cose’ invisa ad ogni animo razionale, ma finché questo non comprenderà di essere in contraddizione, nulla impedisce che faccia cose contraddittorie. Ma comprendendolo, è del tutto necessario che si distorni dalla contraddizione e la fugga; così com'è amara necessità per chi si accorge che una cosa è falsa, dissentire dalla falsità. Finché però non lo immagina, le assentirà come ad una cosa vera.

Una ulteriore utile lettura introduttiva all'argomento è il mio dialogo sulla 'Natura delle cose'

 

SINOSSI DI TUTTI I PASSI DELL’OPERA DI EPITTETO CONTENENTI IL SOSTANTIVO
 ‘φύσις’

 

***Libro I delle Diatribe:

‘Diatribe’ I,2,2
-Le botte non sono per natura insopportabili.

‘Diatribe’ I,2,6
-Per questo soprattutto abbiamo bisogno di educazione alla diairesi, così da imparare a adattare il preconcetto di ragionevole ed irragionevole alle particolari sostanze in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ I,4,14
-Schiavo! Non cerco questo, ma come usi impulso e repulsione; come desideri ed avversi, come progetti, proponi e ti prepari: se in armonia con la natura delle cose o in disarmonia con essa.

‘Diatribe’ I,4,18
-Dov'è dunque il profitto? Se uno di voi, distornatosi dagli oggetti esterni si è impensierito della propria proairesi per elaborarla e prodigarvisi così che risulti in armonia con la natura delle cose: elevata, libera, non soggetta ad impedimenti, non soggetta ad intralci, leale, rispettosa di sé e degli altri.

‘Diatribe’ I,4,29
-Prendi i miei libri e riconoscerai come sia conseguente ed in armonia con la natura delle cose quanto mi fa capace di dominare le passioni.

‘Diatribe’ I,6,15
-E se non lo effettueremo a modo, con posizionamento, conseguentemente alla natura ed alla struttura di ciascuno, non centreremo più il nostro fine.

‘Diatribe’ I,6,20-22
-Per questo è brutto per l'uomo iniziare ed esaurirsi laddove lo fanno anche le creature sprovviste di ragione. Ma piuttosto egli deve iniziare di qua ed esaurirsi su ciò su cui si esaurì nel nostro caso anche la natura. Ed essa si esaurì su conoscenza di principi generali, comprensione dell'uso delle rappresentazioni e il tragittarsela in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ I,9,9
-Invece ci bisognerà che il filosofo si metta in viaggio facendo fiducia ed appoggiandosi ad altri, che non sia sollecito di sé, che sia peggiore e più vile delle belve senza ragione ciascuna delle quali si accontenta di se stessa né difetta del cibo familiare né di tragittarsela in modo consono e in armonia con la natura?

‘Diatribe’ I,11,5
-Invero tu persuadimi di questo, […] ed io ti persuaderò che tutto quanto accade in armonia con la natura delle cose accade rettamente.

‘Diatribe’ I,11,7
-Dacché per questo bisognerebbe allora dire che anche i tumori nascono per il bene del corpo, perché nascono; ed insomma che aberrare è in armonia con la natura delle cose, perché quasi tutti o la maggior parte aberriamo.

‘Diatribe’ I,11,8
-Tu mostrami dunque come la tua condotta è in armonia con la natura delle cose. -Non posso, diceva l’ufficiale; tu piuttosto mostrami come non è secondo natura e non accade rettamente-

‘Diatribe’ I,11,10
-Pertanto, siccome siamo in disaccordo su quanto accade in armonia con la natura delle cose ed accade rettamente o non rettamente, quale criterio di giudizio vuoi che assumiamo?

‘Diatribe’ I,11,11
-Non so, diceva quello- Invero ignorare il criterio dei colori, degli odori ed ancora dei sapori non è, caso mai, gran punizione; ma reputi piccola la punizione per chi ignora quello del bene e del male, di ciò che è in armonia con la natura delle cose e di ciò che è contrario alla natura delle cose per l'uomo?

‘Diatribe’ I,11,15
-Tu pertanto, diceva Epitteto, accortoti di ciò e una volta decifrato il criterio di quanto è in armonia con la natura delle cose, per null'altro ti industrierai né ad altro avrai l'intelligenza rivolta che a questo, ossia a sfruttarlo per distinguere ciascuno dei casi particolari.

‘Diatribe’ I,11,17
-Reputi l'affettuosità in armonia con la natura delle cose e bella? -E come no?- E che? L'affettuosità è in armonia con la natura delle cose e bella, e la razionalità è non bella?

‘Diatribe’ I,11,18
-Nient'affatto!- Quindi la razionalità non contraddice l'affettuosità? -Non mi sembra- Se no, quando uno dei termini contraddittori è in armonia con la natura delle cose, è necessario che l'altro sia contrario alla natura delle cose? Oppure no?

‘Diatribe’ I,12,19
-Cosa dunque avanza o quale accorgimento si trova per usare con le persone? Un uso siffatto per cui quelle faranno quanto loro pare e noi nondimeno staremo in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ I,13,4
-E se fosti assegnato a siffatto rango eminente subito ti istituirai tiranno? Non ti ricorderai cosa sei e su chi comandi? Che comandi su congeneri, fratelli per natura, discendenti di Zeus?

Diatribe’ I,15,4
-“In ogni circostanza serberò l'egemonico in armonia con la natura delle cose”. -L’egemonico di chi?-  “Quello di colui nel quale sono”.

Diatribe’ I,15,6
-Come potrei stare in armonia con la natura delle cose anche se quello non si riconcilia con me?

‘Diatribe’ I,16,4
-Come i soldati sono pronti per lo stratega calzati, vestiti ed armati; e sarebbe strano che il chiliarca dovesse andare in giro a calzare e vestire mille persone; così la natura ha fatto le creature nate per offrirci un servizio pronte all'uso, preparate, che non abbisognano più d’alcuna sollecitudine.

‘Diatribe’ I,16,9
-Orsù, tralasciamo le opere della natura ed osserviamone le opere accessorie.

‘Diatribe’ I,16,11
-Subito la natura di ciascuno di noi non strilla da lontano: “Sono un maschio; vienimi innanzi così, parlami così e non cercare altro: ecco i segni distintivi?”

‘Diatribe’ I,17,16
-Vengo e ricerco cosa dice questo interprete della natura. Inizio a non capire cosa dice e cerco il commentatore.

‘Diatribe’ I,17,18
-Giacché non abbiamo bisogno di Crisippo per Crisippo, ma per comprendere la natura.

‘Diatribe’ I,17,21
-Lui le prende, le sbroglia, poi spiega: “Uomo, tu hai una proairesi per natura non soggetta ad impedimenti e non soggetta a costrizioni. Qui, nelle viscere, questo è stato scritto.

‘Diatribe’ I,19,13
-In generale, la Materia Immortale siffatta strutturò la natura della creatura logica in modo che non potesse centrare alcuno dei propri beni senza fornire un qualche comune giovamento.

Diatribe’ I,19,25
-Chi dunque mai sacrificò per aver desideri da virtuoso, per avere degli impulsi in armonia con la natura delle cose? Giacché dove poniamo il bene, là pure ringraziamo gli dei.

‘Diatribe’ I,20,5
-Dunque la ragione per che cosa mai è stata assunta dalla natura? Per l'uso quale si deve delle rappresentazioni. Ed essa cos'è? Un insieme di rappresentazioni d'un certo modo: così essa diventa per natura anche conoscitiva dei principi generali di se stessa.

‘Diatribe’ I,20,16
-Dimmi: “Cos'è dunque dio e cos'è rappresentazione? E cos'è natura del particolare e cos'è natura dell'intero?”

Diatribe’ I,21,2
-O uomo, cosa vuoi che ti accada? Io mi accontento se desidererò ed avverserò in armonia con la natura delle cose; se userò impulso e repulsione come sono nato per fare; e poi proposito, progetto, assenso.

‘Diatribe’ I,22,9
-Cos'è dunque educarsi alla diairesi? Imparare ad adattare i naturali preconcetti alle particolari sostanze in modo consono alla natura delle cose e, orbene, a discriminare che, delle cose, alcune sono in nostro esclusivo potere mentre altre sono non in nostro esclusivo potere.

‘Diatribe’ I,23,1
-Anche Epicuro divisa che noi siamo per natura socievoli, ma una volta posto il nostro bene nel guscio non può più dire altro.

‘Diatribe’ I,25,22
-Per questo Demetrio disse a Nerone: “Tu minacci me di morte, ma a te la minaccia la natura delle cose”.

‘Diatribe’ I,26,1
-Mentre uno leggeva i sillogismi ipotetici, diceva Epitteto: è legge del sillogismo ipotetico anche questa: accettare quanto consegue all'ipotesi. E prioritariamente è legge del vivere questa: effettuare quanto consegue alla natura delle cose.

Diatribe’ I,26,2
-Giacché se su ogni materiale ed in ogni circostanza noi decidiamo di serbare quanto è in armonia con la natura delle cose, è manifesto che si deve avere come bersaglio il non rifuggire quanto consegue ed il non accettare quanto contraddice noi come uomini.

‘Diatribe’ I,28,2
-A quanto pare dunque non esserci è impossibile assentire. Perché? Perché questa è la natura dell'intelletto: annuire al vero, dispiacersi del falso, sospendere il giudizio nel dubbio.

‘Diatribe’ I,29,19
-Mostra che chi ha giudizi peggiori padroneggia chi è migliore nei giudizi. Non lo mostrerai e non ci andrai neppur vicino. Giacché legge della natura e di Zeus è questa: il migliore abbia sempre il sopravvento sul peggiore. In cosa? In ciò in cui è migliore.

‘Diatribe’ I,29,60
-Ed è brutto che anche i filosofi siano così spettatori delle opere della natura.

Totale per il Libro I:   ‘natura’                       21
                                   ‘natura delle cose’       25

***Libro II delle Diatribe:

‘Diatribe’ II,1,4
-Se infatti è sano quanto spesso detto e spesso dimostrato, cioè che la sostanza del bene è nell'uso delle rappresentazioni ed allo stesso modo la sostanza del male, mentre ciò che è aproairetico non accoglie in sé natura né di bene né di male…

‘Diatribe’ II,1,11
-Perciò com'è verosimile che accada a coloro che sbagliano nelle questioni più grandi, ciò che in noi è per natura coraggioso lo strutturiamo sfrontato, demenziale, protervo, sfacciato; mentre ciò che in noi è per natura cauto e rispettoso di sé e degli altri, lo strutturiamo vile e miserabile e pieno di paure e di sconcerti.

‘Diatribe’ II,2,2
-Giacché se disponi di serbare la proairesi in armonia con la natura delle cose, hai ogni sicurezza, ogni facilitazione, non hai fastidi.

‘Diatribe’ II,2,3
-Disponendo infatti di serbare incondizionato quanto è in tuo esclusivo potere e quanto è libero per natura e di questo accontentandoti, di cosa ti impensierisci ancora?

‘Diatribe’ II,2,10
-Se invece vuoi serbare anche gli oggetti esterni, il corpo, le sostanziucce, il buon nome, ti dico: già immantinente fa' tutti i preparativi possibili e, orbene, analizza sia la natura del giudice che l'avversario.

‘Diatribe’ II,2,14
-Se questo è brutto, già immantinente discrimina: “Dov'è natura di bene e male? Dov'è pure verità”.

‘Diatribe’ II,4,8
-E dunque? Le donne non sono in comune per natura? Lo dico anch'io. Anche il maialino è in comune per gli invitati.

‘Diatribe’ II,4,10
-In questo senso anche le donne sono comuni per natura. Ma quando il legislatore, come l'imbanditore, le abbia spartite, non vuoi anche tu cercare la tua propria porzione ed invece carpisci l'allotria e fai il ghiottone?

‘Diatribe’ II,5,6
-Bisogna usare quanto è allotrio con trascuratezza? Nient'affatto! Giacché questo di nuovo è male per la proairesi e, per questa via, contrario alla natura delle cose.

‘Diatribe’ II,5,24
-Come dunque si dice che alcuni degli oggetti esterni sono secondo natura ed altri contro natura? Come se noi fossimo assoluti. Dirò infatti che per il piede è secondo natura essere pulito ma, se lo prenderai come piede e non come assoluto, sarà doveroso per il piede ficcarsi anche nel fango, calpestare delle spine e, all'occorrenza, essere amputato a favore dell'intero; se no, non sarà più un piede. Si deve concepire qualcosa di siffatto anche a nostro riguardo.

‘Diatribe’ II,5,25
-Cosa sei? Un essere umano. Se ti consideri come assoluto, è secondo natura vivere fino alla vecchiaia, essere ricco di denaro, stare in salute. Ma se ti consideri come uomo e parte di un certo intero, a causa di quell'intero è doveroso che tu ora sia ammalato, ora navighi e corra dei pericoli, ora difetti di mezzi di sussistenza e, all'occorrenza, muoia anzitempo.

‘Diatribe’ II,6,9
-Per questo Crisippo dice bene: “Fino a che mi sarà dubbio il seguito, io sempre mi attengo ai giudizi più purosangue per centrare quanto è in armonia con la natura delle cose, giacché proprio la Materia Immortale mi fece atto a selezionarli”.

‘Diatribe’ II,8,14
-In presenza di un simulacro di Zeus non avresti l'audacia di fare quel che fai. E quando Zeus stesso è presente dal di dentro e riguarda e dà ascolto a tutto, non ti vergogni di rimuginare e fare queste cose, o incosciente della tua stessa natura ed oggetto del disgusto divino!

‘Diatribe’ II,10,22
-Quale facoltà dici?- Non abbiamo per natura alcun senso di rispetto di noi e degli altri? -L'abbiamo- Chi perde questo non è punito, non è defraudato di nulla, non butta via nulla di quanto gli appartiene?

‘Diatribe’ II,10,23
-Non abbiamo in noi per natura qualcosa di leale, di affettuoso per natura, per natura giovevole, per natura tollerante gli uni degli altri? Chiunque dunque punisce se stesso sbadatamente al riguardo, che costui sia indenne e senza punizione?

‘Diatribe’ II,11,2
-Noi siamo venuti al mondo senza avere per natura alcun concetto del triangolo rettangolo o del semitono diesis ma impariamo ciascuno di questi concetti a partire dalla ricezione di una certa istruzione tecnica, e per questo coloro che non li conoscono neppure credono di conoscerli.

‘Diatribe’ II,11,6
-Causativo di ciò è l'essere noi venuti al mondo come già istruiti, in questo campo, dalla natura; ma prendendo impulso da questi preconcetti noi aggiungiamo poi ad essi la nostra presunzione.

‘Diatribe’ II,13,11
-Siamo in ansia per il corpo, per le coserelle, sul che cosa reputerà Cesare, ma su nessuna delle cose di dentro. Forse sul non concepire il falso? -No, giacché è in mio potere- Forse sull'impellere contro natura? -Neppure su questo-

‘Diatribe’ II,14,22
-Se però dirai a qualcuno: “I tuoi desideri soffrono di infiammazione, le tue avversioni sono da servo nell'animo, i progetti incoerenti, gli impulsi in disarmonia con la natura delle cose, le concezioni avventate e mentitrici”; subito quello se ne esce a dire: “Mi oltraggiò!”

‘Diatribe’ II,16,7
-Quando mai sentì da qualcuno cos'è una lode, cos'è una denigrazione e qual è la natura dell'una e dell'altra? Quali lodi vadano inseguite e quali denigrazioni fuggite?

‘Diatribe’ II,16,42
-Abbi l'audacia di levare lo sguardo a Zeus e dire: “Orbene, usami per quanto disporrai; cointelligo con te; sono tuo pari; nulla schivo di quanto reputi; dove disponi, conduci; del vestito che disponi, cingi. Disponi che io occupi cariche, sia un privato cittadino, rimanga, vada in esilio, sia povero di denaro, sia ricco di denaro? Per tutto questo ioparlerò in tua difesa di fronte alle genti; mostrerò qual è la natura di ciascuna”.

‘Diatribe’ II,19,32
-La faccenda è non insegnabile? E' insegnabile. Dunque è non in nostro esclusivo potere? Anzi è la sola fra tutte le altre. Né la ricchezza di denaro né la salute del corpo né la reputazione né altro insomma sono in nostro esclusivo potere, eccetto il retto uso delle rappresentazioni. Soltanto questo è per natura non soggetto ad impedimenti, non soggetto ad intralci.

‘Diatribe’ II,19,33
-Perché dunque non concludete? Ditemi la cagione. Giacché o nasce da me o da voi o dalla natura della faccenda. La faccenda in sé è fattibile e solo in nostro esclusivo potere. Orbene la cagione sta in me o in voi o, che è più vero, in entrambi.

‘Diatribe’ II,20,13
-Invece di celarglielo, questo tu dovevi dire ai compagni Epicurei e soprattutto ancor più convincerli che siamo nati per natura socievoli, che la padronanza di sé è un bene, affinché tutto fosse serbato per te.

‘Diatribe’ II,20,15
-Cos'era dunque a svegliarlo (Epicuro) dai sonni ed a costringerlo a scrivere quel che scriveva? Che altro se non quanto, negli uomini, è più potente di tutto: la natura; che lo trascina al proprio piano suo malgrado e gemente?

‘Diatribe’ II,20,18
-Tanto potente ed invincibile è la natura umana. Giacché come può una vite non muoversi da vite, ma da olivo; od un olivo, di nuovo, non da olivo ma da vite? E' inconcepibile, è impensabile.

‘Diatribe’ II,20,21
-Che sfortuna! Pur prendendo dalla natura unità di misura e canoni per il riconoscimento della verità, uno non lavora con arte per addizionarvi ed elaborare quanto manca ma, tutto all'opposto, prova a strappare e mandare in malora quel po' che ha di cognitivo della verità.

‘Diatribe’ II,20,31
-Se avessi avuto tre o quattro compagni di servitù concordi con me, lo avrei fatto impiccare berciando o gli avrei fatto cambiare idea. Invece, ora quelli come lui ci gavazzano, poiché usano tutto quanto ci è dato dalla natura e però lo aboliscono a parole.

‘Diatribe’ II,23,33
-Queste sono stupidaggini e rozzezze di coloro che non sanno quale sia la natura di ciascuna cosa e hanno paura che se uno si accorgerà della differenza, subito se ne parta da essa rapito e sconfitto.

‘Diatribe’ II,23,35
-Giacché bisogna esser solleciti degli occhi, ma non come della cosa più possente; piuttosto, anche degli occhi in funzione di quanto è più possente. Perché quello non starà in armonia con la natura delle cose altrimenti che operando razionalmente con questi e scegliendo certi oggetti invece di altri.

‘Diatribe’ II,23,42
-L’obiettivo era di strutturarti ad usare in armonia con la natura delle cose le rappresentazioni che ti incolgono; nel desiderio non fallendo il segno; nell'avversione non incappando in quanto avversi; mai sfortunato, mai preda di cattiva fortuna, libero, non soggetto ad impedimenti, non soggetto a costrizioni; conciliato al governo di Zeus, a questo governo ubbidiente, di questo governo compiacendoti; non biasimando nessuno, non accagionando nessuno, potendo recitare queste righe dal profondo dell'animo: *Conducimi, o Zeus, e proprio tu o Fato*.

‘Diatribe’ II,24,12
-Sappiamo dunque cos'è un uomo, qual è la sua natura, qual è il concetto di uomo? Abbiamo su questo le orecchie alquanto forate? Concettualizzi cos'è natura delle cose e puoi alquanto seguirmi mentre ne parlo?

‘Diatribe’ II,24,19
-Io ho da dirti solo questo, che chi ignora chi è, per che cosa è nato, in che sorta di ordine del mondo e con quali soci, e quali sono i beni ed i mali, il bello ed il brutto; che non comprende né un ragionamento né una dimostrazione né cos'è vero né cos'è falso e neppure può distinguerli; che non desidererà, non avverserà, non impellerà, non progetterà, non assentirà, non dissentirà, non sospenderà il giudizio in armonia con la natura delle cose: in totale andrà in giro sordo e cieco reputando di essere qualcuno, mentre è nessuno.
                                                                                                 
‘Diatribe’ II,26,3
-La contraddizione è per natura delle cose invisa ad ogni animo razionale e finché questo non comprenderà di essere in contraddizione, nulla impedisce che faccia cose contraddittorie.

Totale per il Libro II:   ‘natura’                      32
                                    ‘natura delle cose’      9

***Libro III delle Diatribe:

‘Diatribe’ III,1,3
-Così lo vedrai. Siccome vediamo il cane nato per una certa cosa, il cavallo per un'altra e per un'altra, caso mai, l'usignolo; in generale non sarebbe assurdo dichiarare che ciascuno è bello allorquando si trova all'eccellenza della natura sua propria, e dacché la natura di ciascuno è differente, reputo che ciascuno di essi è bello differentemente, o no?

‘Diatribe’ III,1,4
-Dunque quanto fa magnifico il cane fa laido il cavallo, e quanto fa magnifico il cavallo fa laido il cane, se appunto differenti sono le loro nature?

‘Diatribe’ III,1,23
-O uomo, in ogni genere di viventi germoglia qualche singolarità: tra i buoi, tra i cani, tra le api, tra i cavalli. Non chiedere a chi è singolare: “Tu dunque cosa sei?”. Se no, prendendo voce da qualche dove ti dirà: “Io siffatto sono quale la porpora nella toga. Non sollecitarmi ad essere simile agli altri e non lagnarti della natura perché mi fece differente dagli altri”.

‘Diatribe’ III,1,25
-Sei un essere umano: cioè una creatura mortale atta ad usare le rappresentazioni logicamente. Cos'è il logicamente? In modo ammissibile con la natura delle cose e perfettamente. Cos'hai dunque di singolare? La creatura? No. Il mortale? No. L'usare le rappresentazioni? No.

‘Diatribe’ III,1,27
-Orsù, quali altri appellativi hai? Sei maschio o femmina? -Maschio- Abbellisci dunque il maschio, non la femmina. Quella è nata, per natura, liscia ed effeminata. E se avrà molti peli è un mostro ed è mostrata a Roma tra i mostri.

‘Diatribe’ III,1,28
-La stessa mostruosità è, per un maschio, il non averne. E se per natura non li avrà è un mostro, ma se lui stesso si raderà e depilerà, che ne faremo? Dove lo mostreremo e cosa gli scriveremo davanti? “Vi mostrerò un maschio che vuole piuttosto essere femmina che maschio”.

‘Diatribe’ III,1,30
-O uomo, cos'hai da incolpare alla tua natura? Che ti generò maschio? E dunque? Dovrebbe generare tutte femmine? E che pro ti sarebbe dell'adornarti? Per chi ti adorneresti se tutti fossero femmine?

‘Diatribe’ III,3,1
-Materiale del virtuoso è il proprio egemonico, il corpo lo è del medico e del massaggiatore, il fondo è materiale dell'agricoltore. Opera del virtuoso è usare le rappresentazioni in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ III,4,9
-E dunque? Entrando a teatro bisognerebbe dire questo “Orsù, facciamo che sia incoronato Sofrone”? No, ma quell' “Orsù, facciamo di serbare, su questo materiale, la mia proairesi in armonia con la natura delle cose”.

‘Diatribe’ III,5,3
-Vattene; sii sollecito delle faccende di casa. Se infatti il tuo egemonico non può stare in armonia con la natura delle cose, lo potrà il fondicello: accrescerai il quattrinello, assisterai il vecchio padre, ti aggirerai per la piazza, occuperai cariche. Cattivo come sei, che cosa mai del seguito non farai malamente?

‘Diatribe’ III,6,3
-Ora ci si prodiga per risolvere sillogismi, e dei profitti ci sono. Allora invece ci si prodigava per serbare l'egemonico in armonia con la natura delle cose, e dei profitti c'erano.

‘Diatribe’ III,6,4
-Non scambiare dunque una cosa per l'altra e non cercare, qualora ti prodighi in un campo, di profittare in un altro. Vedi se uno di noi non fa profitto, quando si dedica a fare in modo di stare e tragittarsela in aemonia con la natura delle cose. Non ne troverai nessuno.

‘Diatribe’ III,7,28
-A questi <doveri> subordina il piacere come ministro, come servitore, affinché ci provochi dello slancio, affinché presieda alle nostre opere in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ III,9,11
-Ma i filosofi per cos'hanno dunque dei principi generali?- Per questo: qualunque cosa succederà, per avere e tragittare il nostro egemonico in armonia con la natura delle cose. Reputi piccola cosa, questa? -No, ma grandissima- E dunque? Ha bisogno di poco tempo ed è possibile prenderla di passaggio? Se puoi, prendila!

‘Diatribe’ III,9,17
-Di cosa ho bisogno?- Di quanto non ti è presente: di essere stabile, di avere l'intelletto in armonia con la natura delle cose, di non essere sconcertato.

‘Diatribe’ III,9,19
-Qualora io abbia <queste facoltà> in armonia con la natura delle cose, perché non lavorerò con arte anche sulla ragione? Giacché ne ho la comodità; il mio intelletto è non distratto. Non essendo distratto, che farò? Ho qualcosa più da uomo di questo?

‘Diatribe’ III,10,10
-Ma non sono un erudito?- Ed a che scopo ti erudisci? Schiavo! Non è per essere sereno? Non è per essere stabile? Non è per stare e tragittartela in armonia con la natura delle cose?

‘Diatribe’ III,10,11
-Cosa impedisce che chi ha la febbre abbia l'egemonico in armonia con la natura delle cose? Qua è il controllo della faccenda, la valutazione di chi fa filosofia.

‘Diatribe’ III,10,15
-Perché dunque aduli il medico? Perché dici “Se tu vorrai, Signore, starò bene”? Perché gli procuri un movente per dispiegare il cipiglio? Non gli restituisci il suo valore, come al calzolaio per il piede, come al falegname per la casa, così pure al medico per il corpo, per quanto è non mio, quanto è per natura cadaverico?

‘Diatribe’ III,12,1
-Gli esercizi pratici non devono esser fatti attraverso esibizioni contro natura e bizzarre dacché allora noi, che diciamo di fare filosofia, non differiremo in nulla dai saltimbanchi.

‘Diatribe’ III,12,15
-Come, infatti, Socrate diceva non da vivere una vita non sottoposta ad indagine, così è da non accettare una rappresentazione non sottoposta ad indagine, ma si deve dire: “Aspetta, lascia che veda chi sei e donde vieni”, come le sentinelle notturne dicono “Mostrami i contrassegni”. “Hai da parte della natura il segno distintivo che deve avere la rappresentazione che sarà accettata?”

‘Diatribe’ III,13,5
-Alcuni dicono che questo fa <Zeus>, solo, al momento della conflagrazione dell'universo. Giacché prendendo spunto da qualcosa di naturale, ossia dal fatto che egli è per natura socievole, altruista, che con piacere si relaziona alle persone, non divisano possibile il tragittarsela da soli.

‘Diatribe’ III,13,20
-Ogni grande arte o facoltà è malsicura per il principiante. Si deve dunque sostenere siffatto [isolamento] secondo le nostre forze, così come anche altre attività sono secondo natura …… ma non si addicono ad un tisico.

‘Diatribe’ III,15,9
-O uomo, analizza innanzitutto cos'è la faccenda e poi anche la tua natura, cosa puoi sorreggere. Se lottatore vedi le tue spalle, le cosce, i lombi.

‘Diatribe’ III,16,15
-E nessuna raffinata abitudine né attenzione né pensosità su se stessi e puntuale osservazione: “Come uso le rappresentazioni che mi incolgono? In armonia con la natura delle cose o in contrasto  con la natura delle cose? Come rispondo loro? Come si deve o come non si deve? Soggiungo a ciò che è aproairetico che nulla è per me?”

‘Diatribe’ III,20,14
-“Davanti alla malattia, che farai?” Ne mostrerò la natura, spiccherò in essa, sarò stabile, sereno, non adulerò il medico, non auspicherò di morire.

‘Diatribe’ III,22,41
-“Sì, è servo”. “Come può dunque ancora essere non soggetto ad intralci qualcosa che ha a che fare con il corpo? Come può essere grande o rimarchevole ciò che è per natura cadavere, è terra, è argilla? E dunque? Non avete niente di libero?” “Forse niente”.

‘Diatribe’ III,22,99
-Chi sei? Il toro sei, o l'ape regina? Mostrami i segni distintivi dell'imperio, quali essa ha di natura. Me se sei un pecchione che reclama il regno delle api, non reputi che i tuoi concittadini abbatteranno te come le api i pecchioni?

‘Diatribe’ III,23,12
-E poi mi dici che ti conduci in armonia con la natura delle cose nel desiderio e nell'avversione? Va' a persuadere un altro.

‘Diatribe’ III,24,1
-L’opera di un altro che sia in contrasto con la natura delle cose non diventi un male per te. Giacché non sei nato per rendere anche tu serva la tua proairesi né per avere sfortuna in compagnia ma per avervi fortuna.

‘Diatribe’ III,24,11
-Tutto è pieno di presenze amiche, innanzitutto di dei e poi di uomini, imparentati per natura gli uni agli altri.

‘Diatribe’ III,24,12
-L'uomo, oltre ad essere per natura disinteressato e spregiativo di tutto ciò che è aproairetico, ha avuto anche di non essere radicato né abbarbicato a terra, bensì di sospingersi da un posto all'altro, a volte per certi bisogni urgenti, a volte anche per la veduta in sé.

‘Diatribe’ III,24,101
-Se mi manderai là dove è impossibile tragittarsela da uomini in armonia con la natura delle cose, andrò via non per disubbidirti, ma perché mi avrai significato la ritirata. Non ti abbandono: non sia mai! Ma mi accorgo che non hai bisogno di me.

‘Diatribe’ III,24,102
-Se invece mi sarà dato di tragittarmela in armonia con la natura delle cose, non cercherò altro posto che quello in cui sono, né altra gente che quella con cui sto.

Totale per il Libro III:   ‘natura’                    17
                                      ‘natura delle cose’    18

***Libro IV delle Diatribe:

‘Diatribe’ IV,1,51
-Qualora dunque non vivano come vogliono né quelli detti re né gli amici dei re, chi è ancora libero?- Cerca e troverai. Giacché la natura ti ha dato risorse per il rinvenimento della verità.

‘Diatribe’ IV,1,78
-La mano non è mia? E' un tuo membro, ma per natura è argilla soggetta ad impedimenti, soggetta a costrizioni, serva di tutto quanto è più potente di lei.

‘Diatribe’ IV,1,121
-Peraltro, quando una vite finisce male? Qualora finisca contro la propria natura. Ed un gallo? Allo stesso modo. Dunque anche un uomo.

‘Diatribe’ IV,1,122
-Dunque anche un uomo. E qual è la sua natura? Mordere, tirare calci, buttare in prigione e decapitare? No, ma fare bene, cooperare, augurare del bene. Dunque allora finisce male, lo vorrai o no, qualora egli operi da scriteriato.

‘Diatribe’ IV,1,125
-Perché diciamo un paradosso se diciamo che male di ognuno è quanto è contrario alla sua natura? E' un paradosso questo? Tu non lo dici per tutte le altre creature? Perché soltanto per l'uomo ti porti altrimenti?

‘Diatribe’ IV,1,126
-Ma poiché diciamo che la natura dell'uomo è mansueta, altruista, leale, questo non è un paradosso? No, non lo è.

‘Diatribe’ IV,4,14
-Cos'è dunque causativo di ciò? Che mai leggemmo per questo, mai scrivemmo per questo, cioè per usare in armonia con la natura delle cose, nelle opere, le rappresentazioni che ci incolgono; ma ci esauriamo nell'imparare cos'è detto e nel poterlo spiegare ad un altro, nel risolvere un sillogismo, nel perlustrare un ragionamento ipotetico.

‘Diatribe’ IV,4,28
-“Ma mi assordano di gracchiate”. Dunque è intralciato il tuo udito. Cos'è questo per te? E' forse intralciata anche la facoltà che usa le rappresentazioni? E chi ti impedisce di usare desiderio ed avversione, impulso e repulsione in armonia con la natura delle cose? Quale trambusto è sufficiente per questo?

‘Diatribe’ IV,5,5
-E cos'è questo? Soltanto facendo quanto è suo proprio non è sufficiente neppure un Socrate a far sì che anch'essi abbiano la loro proairesi in armonia con la natura delle cose: questo infatti è allotrio. E però Socrate è all'altezza di far sì che, mentre quelli fanno quanto è loro peculiare come reputano, egli nondimeno starà e se la tragitterà in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ IV,5,6
-Giacché questo è sempre l’obiettivo del virtuoso. Ottenere la carica di pretore? No; ma se gli sarà data, su questo materiale serbare come si deve il suo proprio egemonico. Sposarsi? No; ma se gli sarà dato di sposarsi, entro queste condizioni materiali serbarsi in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ IV,5,14
-Non è dunque così, che ha cattiva fortuna non l'individuo che non può strozzare leoni od abbracciare statue, giacché non è per fare questo che è venuto al mondo con delle facoltà da parte della natura, ma chi ha mandato in malora la costumatezza, la lealtà?

‘Diatribe’ IV,5,30
-E' questa la natura di ogni essere: inseguire il bene, fuggire il male; ritenere un nemico, un insidioso, chi sottrae il primo e precinge dell'opposto, pur se sarà fratello, pur se figlio, pur se padre. Giacché nulla ci è più stretto congenere del bene.

‘Diatribe’ IV,6,11
-Lasciati gli altri, non vuoi dunque diventare tu per te stesso apprendista ed insegnante? “Vedranno gli altri se per loro è vantaggioso stare e tragittarsela in maniera contraria alla natura delle cose; a me nessuno è più vicino di me stesso”.

‘Diatribe’ IV,8,40
-Lascia che almeno noi maturiamo secondo natura. Perché ci denudi, perché ci violenti? Non possiamo ancora sopportare l'aria. Permetti alla radice di crescere e poi di prendere il primo ginocchio e poi il secondo e poi il terzo, e poi così il frutto spunterà per forza di natura, anche se io non vorrò.

‘Diatribe’ IV,8,42
-Un toro non ignora la propria natura e la propria preparazione qualora si dia a vedere una belva, né attende chi lo spronerà; e neppure un cane la ignora, qualora veda qualche creatura selvatica.

‘Diatribe’ IV,10,8
-La sostanza del bene e del male è in ciò che è proairetico? -Sì- Hai dunque la potestà di usare qualunque cosa succeda in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ IV,10,19
-Ma se vorrai qualcosa di allotrio, hai perso quanto è tuo. Questa è la natura delle cose: nulla accade gratis.

‘Diatribe’ IV,10,26
-L'olio sarà versato, le suppellettili andranno in malora ma io saprò dominare le passioni. In mia assenza ci sarà un incendio ed i miei libri andranno distrutti, ma io userò le rappresentazioni in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ IV,11,1
-Alcuni sono in disaccordo sull'essere la socievolezza insita nella natura dell'essere umano; ma ugualmente non reputo che questi stessi sarebbero in disaccordo sull'esserlo affatto il senso del pulito e, se per qualcos'altro, che anche per questo l'uomo è separato dagli animali.

‘Diatribe’ IV,11,3
-E lo crediamo qualcosa di così singolare dell'uomo, prendendolo innanzitutto dagli dei. Dacché essi sono per natura puri ed incontaminati, e di quanto gli uomini si sono approssimati ad essi secondo ragione, di tanto si attengono al puro ed al pulito.

‘Diatribe’ IV,11,9
-Era inconcepibile che all'uomo non colassero i mocci, essendo egli una commistione siffatta. Per questo la natura fece le mani e le narici proprio come canali per emettere i fluidi. Se dunque uno li ringhiottirà, dico che non sta facendo opera da uomo.

‘Diatribe’ IV,11,17
-Se la natura ti avesse affidato un cavallo, lo terresti sbadatamente negletto? Ora, credi che il corpo è stato posto nelle tue mani come un cavallo: lavalo, mondalo dallo smegma, fallo affinché nessuno se ne distolga, nessuno lo scansi.

‘Diatribe’ IV,11,27
-Giacché questo hai in te di singolare, mentre il corpo è per natura argilla. Perché gli fatichi intorno a casaccio? Col tempo riconoscerai, se non altro, che esso è nulla.

‘Diatribe’ IV,11,31
-Peraltro la natura sozzi non fece neppure gli animali che con gli esseri umani fanno vita comune. Un cavallo si rotola forse nel brago? Lo fa forse un cane di razza?

‘Diatribe’ IV,12,2
-Giacché innanzitutto si ingenera l'abitudine più esasperante di tutte, quella di non fare attenzione; e poi l'abitudine di rimandare l'attenzione. E così ti abitui a posporre sempre ad altro tempo e poi ad altro ancora l'essere sereno, l'agire con decoro, lo stare e tragittartela in armonia con la natura delle cose.

‘Diatribe’ IV,13,24
-Oppure qualcuno mi mostri un uomo che sta così da dire: “A me importa solo di quanto è mio, di quanto è non soggetto ad impedimenti, di quanto è libero per natura. Questo, che è la sostanza del bene, io l’ho. Il resto accada come sarà dato: non faccio differenza”.

Totale per il Libro IV:   ‘natura’                    18
                                      ‘natura delle cose’    10

***Il Manuale:

‘Manuale’ E1,2
-Le cose in nostro esclusivo potere sono per natura libere, non soggette ad impedimenti, non soggette ad impacci; mentre le cose non in nostro esclusivo potere sono deboli, serve, soggette ad impedimenti, allotrie.

‘Manuale’ E1,3
-Ricorda dunque che se crederai libero quanto per natura delle cose è servo, e peculiare quanto è allotrio, sarai intralciato, piangerai, sarai sconcertato, biasimerai dei ed uomini.

‘Manuale’ E2,1
-Ricorda che professione del desiderio è centrare ciò che desidera, professione dell'avversione non incappare in ciò che avversa. Chi fallisce nel desiderio è sfortunato, mentre chi nell'avversione incappa in quanto avversa ha cattiva fortuna. Se dunque, di quanto è in tuo esclusivo potere, avverserai solo ciò che è contrario alla natura delle cose, non incapperai in nulla di ciò che avversi. Ma se avverserai la malattia o la morte o la povertà di denaro, avrai cattiva fortuna.

‘Manuale’ E2,2
-Rimuovi dunque l'avversione da tutto quanto è non in nostro esclusivo potere ed allogala su quanto, di ciò che è in nostro esclusivo potere, è contrario alla natura delle cose. Il desiderio, per il presente, aboliscilo definitivamente.

‘Manuale’ E4
Qualora tu stia per accostarti ad un'opera, richiamati alla memoria di qual sorta di opera si tratta. Se te ne andrai per fare un bagno caldo, mettiti davanti gli avvenimenti alle terme: quelli che spruzzano, quelli che strattonano, quelli che ingiuriano, quelli che rubano. E così ti accosterai all'opera più sicuramente se subito soggiungerai: “Dispongo di fare un bagno caldo, ma anche di serbare la mia proairesi in armonia con la natura delle cose”. E fa’ allo stesso modo per ciascuna opera. Giacché così, se qualcosa diverrà un intralcio a fare un bagno caldo, avrai a portata di mano che: “Io non disponevo solo questo, ma anche di serbare la mia proairesi in armonia con la natura delle cose; e non la serberò se fremerò davanti agli avvenimenti”.

‘Manuale’ E6
-Non esaltarti per nessun pregio altrui. Se un cavallo dicesse esaltato: “Sono bello”, sarebbe comportabile; ma qualora tu dica esaltato: “Ho un bel cavallo”, sappi che ti esalti per la bontà di un cavallo. Cos'è dunque tuo? L'uso delle rappresentazioni. Sicché esaltati allorquando tu agisca in armonia con la natura delle cose nell'uso delle rappresentazioni; giacché allora ti esalterai per una qualche tua bontà.

‘Manuale’ E13
-Se disponi di fare profitto, reggi di sembrare dissennato e sciocco riguardo agli oggetti esterni, e non decidere di sembrare uno che ha scienza di qualcosa. E se ad alcuni sembrerai essere qualcuno, diffida di te stesso. Sappi infatti che non è facile custodire la propria proairesi operante in armonia con la natura delle cose e gli oggetti esterni, ma se sei sollecito dell'una è del tutto necessario trascurare gli altri.

‘Manuale’ E26
-È possibile decifrare il piano della natura da ciò per cui non differiamo gli uni dagli altri. Per esempio, qualora il bambino di un altro rompa la tazza, a portata di mano è subito il dire: “Sono cose che accadono!”

‘Manuale’ E27
-Come non ci si pone uno scopo per fallirlo, così neppure esiste natura di male nell'ordine del mondo.

‘Manuale’ E29,5
-O uomo, esamina innanzitutto quella che è la faccenda e poi decifra anche la tua natura, se puoi sorreggerla. Decidi di essere un pentatleta od un lottatore? Vedi le tue braccia, le cosce, decifra i lombi.

‘Manuale’ E30
-Il doveroso si commisura generalmente alle relazioni sociali. E' padre: è dettato di averne sollecitudine, dargli spazio in tutto, tollerare se ingiuria, se batte. “Ma è un cattivo padre”. Fosti forse imparentato dalla natura ad un buon padre? No, ma ad un padre. “Mio fratello commette ingiustizie”. Perciò serba il tuo posizionamento nei suoi confronti, e non considerare cosa fa lui ma cosa fai tu per avere la tua proairesi in armonia con la natura delle cose. Giacché un altro non danneggerà te, se tu non lo disporrai.

‘Manuale’ E48,3
-Ha rimosso da sé ogni desiderio ed ha allogato l'avversione solo su ciò che, tra quanto è in nostro esclusivo potere, è contrario alla natura delle cose. Verso tutto usa l'impulso pacatamente. Se sembrerà sciocco od incolto, non se ne preoccupa. In una parola, sta in guardia verso se stesso come verso un insidioso nemico personale.

‘Manuale’ E49
-Qualora uno faccia il solenne perché può capire e commentare i libri di Crisippo, fra te e te di': “Se Crisippo non avesse scritto con poca chiarezza, costui non avrebbe nulla per cui fare il solenne”. Io cosa decido? Di decifrare la natura delle cose ed accompagnarmi ad essa.

Totale per il Manuale:    ‘natura’                    5
                                      ‘natura delle cose’    10

***I Frammenti:

‘Frammenti’ F1
-Reputi l'essere umano una creatura che è stata fatta per se stessa oppure per la società? -Per la società- Da chi? -Dalla natura- Che cosa poi essa sia e come governi l'intero e se esista oppure no, di questo non è più necessario impicciarsi.

‘Frammenti’ F6
-Ma più di tutto opera della natura è l'allacciare e conciliare l'impulso alla rappresentazione del conveniente e del giovevole.

‘Frammenti’ F8
-Siffatta era, è e sarà la natura dell'ordine del mondo, ed è impossibile che gli avvenimenti accadano altrimenti da come ora accadono.

‘Frammenti’ F14,3
 [...] e mettono di mezzo quei filosofi malcontenti i quali reputano non il piacere essere secondo natura ma sopravvenire a cose secondo natura come la giustizia, la temperanza, la libertà. Perché mai, dunque, l'animo si rallegra e rabbonisce per i beni del corpo che sono più piccoli, come dice Epicuro, mentre non gode per i suoi beni che sono sommi? Eppure la natura mi ha dato il rispetto di me e degli altri, e molte volte arrossisco alquanto, qualora concepisca qualcosa di brutto da dire. Questo movimento non mi permette di porre il piacere fisico come bene e fine della vita.

‘Frammenti’ F23
-Stupefacente è la natura e, come dice Senofonte, amante delle creature. […] Qualora la natura datrice ci sottragga il corpo, perché dunque non lo tollerate? -Lo amo, dice- Dunque, come dicevo ora, anche questa predilezione non te le l'ha data la natura? Ed essa dice: “Lascialo ormai e non avere più fastidi”.

‘Frammenti’ F28b
-In complesso dici sfortuna dell'uomo ciò che non è un traviamento della natura dell'uomo? E reputi un traviamento della natura dell'uomo ciò che non è contro il piano della sua natura? E dunque? Hai imparato quale sia questo piano. Forse quanto avvenuto ti impedisce di essere giusto, magnanimo, temperante, assennato, non precipitoso, sincero, rispettoso di te e degli altri, libero e le altre cose grazie alla cui compresenza la natura dell'uomo ha quanto le è proprio? Orbene, di fronte ad ogni cosa che ti promuova ad un’afflizione, ricordati di usare questo giudizio: “Non che questo è una sfortuna ma che il sopportarlo generosamente è una fortuna”.

Totale per i Frammenti:    ‘natura’                 9
                                         ‘natura delle cose’ 4

Totale generale:    178 di cui             ‘natura’                 102
                                                         ‘natura delle cose’    76           

 

 

 

 

 

 
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