POSIDONIO di APAMEA

 

 

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“Siccome a me avviene di perlustrare terre vergini ed esplorare in solitudine percorsi mai battuti, non ho bibliografie da offrire né debiti di gratitudine verso alcuno”.

 

Un semplice accenno alla vita di Posidonio

Posidonio nacque ad Apamea di Siria, piccola città sulle rive del fiume Oronte, a Sud-Ovest di Aleppo, intorno al 135 a.C. e dovette morire intorno al 51 a. C. Di famiglia certamente facoltosa, andò in gioventù a studiare ad Atene e divenne allievo dello Stoico Panezio. Dopo il soggiorno Ateniese, probabilmente un po’ prima del 95 a.C., si stabilì nell’isola di Rodi e qui fondò la propria scuola, tra i cui allievi ed uditori figurarono anche Cicerone e Pompeo Magno. A Rodi raggiunse le più alte cariche pubbliche, ricoprendo pure quella di Pritano, e partecipò alla ambasceria che i Rodiesi inviarono a Roma nel 87 a.C. Qui trovò facile accesso e allacciò durevoli relazioni con i circoli aristocratici della capitale. Fece certamente uno o più lunghi viaggi che lo portarono a conoscere tutte le terre che si affacciano sul Mediterraneo. Visitò in particolare la Gallia e fu tra i primi a riferire dei costumi dei Celti.

Un brevissimo accenno alle opere e al pensiero filosofico di Posidonio

Posidonio fu senza dubbio una personalità dai vasti interessi. Le sue ricerche, testimoniate dalle molte opere oggi purtroppo perdute, furono enciclopediche e spaziarono dalla Fisica all’Astronomia, dalla Geografia alla Etnologia, alla Geologia, alla Meteorologia, alla Matematica, senza dimenticare la ‘Storia Universale’, l’interesse per la quale lo spinse a continuare l’opera di Polibio descrivendo, in 52 libri, gli eventi del periodo che va dal 146 al 88 a.C. Molti autori gli sono debitori di parti sostanziali delle loro opere: basterà citare il geografo Strabone, Cicerone, Tito Livio, Plutarco, Seneca, Diodoro Siculo e Tacito.
Per quanto concerne la filosofia, Posidonio ci appare decisamente propenso a condividere l’abbandono di almeno due delle dottrine che avevano caratterizzato lo Stoicismo di Crisippo, ed a favorire un ritorno alle dottrine di Platone e di Aristotele. Il primo ripiegamento consiste nella rivalutazione della tripartizione Platonica dell’animo, giacché nel suo trattato ‘Sulle passioni’ Posidonio sostiene che noi siamo governati da tre facoltà: la concupiscente, l’irascibile e la raziocinante. Il secondo ripiegamento consiste nella rivalutazione della tripartizione Aristotelica del ‘bene’ in beni esterni, beni del corpo e beni dell’animo: fatto che porta Posidonio a sostenere che la virtù non è autosufficiente per il raggiungimento della felicità, giacché a questo scopo c’è bisogno anche di salute, di ricchezza di denaro e di vigore fisico.

La mia scelta dei Frammenti greci di Posidonio

Posidonio è certamente un professore ricco di cognizioni in ogni campo del sapere, ma mi riesce difficile capire come possa essere considerato uno Stoico. Gliene mancano i presupposti. Non è certo un caso che sia lui che il suo maestro Panezio non siano citati neppure una sola volta da Epitteto.
Poiché non sento alcun calore nello sguardo che Posidonio posa sull’uomo, e quindi su di me, e siccome non provo alcun interesse per l’enciclopedismo di Posidonio, la mia scelta di suoi Frammenti greci si è ridotta ad una ben povera cosa.

La mia traduzione di Posidonio

Per la traduzione ho utilizzato il testo curato da Emmanuele Vimercati ‘Posidonio - Testimonianze e Frammenti’ Bompiani, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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