PLUTARCO

 

SUI CONCETTI DI COMUNE BUONSENSO
CONTRO GLI STOICI
De Communibus Notitiis Adversus Stoicos
ΠΕΡΙ ΤΩΝ ΚΟΙΝΩΝ ΕΝΝΟΙΩΝ ΠΡΟΣ ΤΟΥΣ ΣΤΩΙΚΟΥΣ

 

 

 

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UNA BREVE PRESENTAZIONE

Plutarco ha scritto quest’opera, che è suddivisa in cinquanta capitoletti, sotto forma di dialogo tra un filosofo Accademico di nome ‘Diadoumeno’ e un interlocutore senza nome che viene genericamente indicato come ‘Compagno’. Il dialogo è privo di qualsiasi ambientazione nello spazio e di qualsiasi indicazione di tempo.
È facile, a mio giudizio, vedere l’inconsistenza e la vacuità delle critiche che Plutarco muove all’Etica degli Stoici, non appena si consideri che Plutarco mostra di ignorare completamente la fondamentale differenza che esiste tra i due concetti Stoici di ‘Natura’ (φύσις) e di ‘Natura delle cose’ (φύσις τῶν ὄντων).

Quello che segue è un breve sommario degli argomenti trattati nei singoli capitoli.

Cap. 1 - Il compagno prega Diadoumeno di curarlo dallo sconcerto nel quale è stato gettato dagli Stoici, i quali accusano gli Accademici di avere apportano confusione e frammentazione nei concetti di buonsenso e nella consuetudine che tutti gli uomini hanno di fidarsi delle proprie sensazioni.

Cap. 2 - Diadoumeno ritorce l’accusa contro gli Stoici ed accetta di parlare in difesa degli Accademici.

Cap. 3 - La difesa di Diadoumeno non prenderà di mira quelli che gli Stoici stessi chiamano ‘paradossi’, bensì i concetti Stoici quanto più possibile aderenti ai fatti pratici e da essi attentamente ragionati.

Cap. 4 - Dal capitolo 4 al capitolo 29 la critica di Diadoumeno si appunta sull’Etica Stoica. Secondo Diadoumeno, gli Stoici professano una dottrina che essi pretendono sia in armonia con la natura, ma che chiama ‘indifferenti’ le cose che invece dovrebbero chiamate ‘beni’ oppure ‘mali’.

Cap. 5 - Crisippo sostiene che soltanto nel vivere secondo natura consiste il vivere felicemente. Ma se le cose secondo natura sono degli ‘indifferenti’, è contro il buonsenso credere che la felicità consista nel vivere secondo natura.

Cap. 6 - È contrario al buonsenso credere, come invece fanno gli Stoici, che tutti i ‘beni’, come pure tutti i ‘mali’, siano di pari importanza; e quindi equiparare l’astenersi dal contatto carnale con una Laide od una Frine, a quello con una vecchia con un piede già nella fossa.

Cap. 7 - Gli Stoici non ammettono che la loro filosofia sia contraria al buonsenso. Eppure anch’essi si danno molto da fare per l’ottenimento di cose che definiscono ‘indifferenti’, ma che invece sono per comune consenso di tutti gli uomini davvero utili e vantaggiose.

Cap. 8 - Un’altra dottrina Stoica contraria al buonsenso è quella secondo cui l’aggiunta del tempo non accresce il bene, e che se uno sarà saggio anche per un solo istante in nulla resterà indietro, quanto a felicità, rispetto a chi eternamente usa virtù ed in essa beatamente vive.

Cap. 9 - Gli Stoici sostengono che è soltanto al colmo del progresso morale che gli uomini vanno incontro a quella trasformazione che li fa diventare felici e virtuosi. Ma allora la virtù non si diversifica molto dal vizio né la felicità dall’infelicità, ed è piccola ed insensibile la differenza tra i mali e i beni.
 
Cap. 10 - Che coloro i quali stanno facendo progressi non somiglino a ciechi bensì a gente che ci vede di meno, né a gente annegata bensì a dei nuotatori prossimi ad arrivare in porto, lo testimoniano gli Stoici stessi nella loro pratica.

Cap. 11 - È contro il buonsenso pensare che per un uomo al quale sono presenti tutti i beni e al quale nulla manca di ciò che serve per la felicità e la beatitudine, sia doveroso suicidarsi se non gli sopravverrà qualcuna delle cose che sono proprio gli Stoici a definire indifferenti.

Cap. 12 - Se in natura esistono beni, mali ed indifferenti: non c’è uomo il quale per buonsenso non voglia il bene piuttosto che l’indifferente e l’indifferente piuttosto che il male. Invece lo Stoico pretende che il male sia preferibile all’indifferente, e che l’indifferente sia l’ultima e peggior cosa da perseguire.

Cap. 13 - Può mai esistere una tesi più contraria al buonsenso di quella secondo cui la generazione del vizio non è stata improficua per il cosmo nella sua interezza?

Cap. 14 - Sostenendo questa tesi, Crisippo si rende conto di invitarci a credere che il vizio sia venuto al mondo ad opera della Provvidenza divina?

Cap. 15 - Nulla c’è, invece, che sia meno proficuo del vizio per rendere migliori gli uomini e far loro ottenere quella virtù per perseguire la quale gli Dei li hanno fatti nascere.

Cap. 16 - Gli Stoici sostengono che la saggezza, essendo scienza dei beni e dei mali, non potrebbe esistere se fossero aboliti i mali. Qual è la risposta degli Accademici a questa tesi Stoica?

Cap. 17 - Gli Stoici sono in errore giacché, in primo luogo, essi ignorano che è stata denominata saggezza la capacità grazie alla quale noi distinguiamo ciò ch’è bene e ciò ch’è male in quanto realtà esistenti di per sé; e dunque non è affatto necessario che esista il male perché sia possibile la saggezza.

Cap. 18 - Infatti, cosa impedirebbe che vi fosse intellezione ma non realtà del male, e invece tanto intellezione che reale esistenza del bene?

Cap. 19 - In secondo luogo, se la natura avesse davvero assoluta necessità dell’esistenza del male, basterebbero uno o due modelli esemplari di vizio, e non ci sarebbe bisogno di quella profusione di vizi che gli Stoici invece denunciano.

Cap. 20 - Ma gli Stoici smaniano a tal punto di apparire sempre coloro che dicono cose contrarie al buonsenso, che spesso si dipartono dalle loro stesse dottrine per smania di dire delle novità.

Cap. 21 - È contrario al buonsenso affermare, come fanno gli Stoici, che nessun vizioso può ricevere un ‘giovamento’.

Cap. 22 - Il tanto decantato ‘giovamento’ che gli Stoici riservano ai sapienti quale loro grande ed esclusivo appannaggio, consiste in ciò: che se un sapiente, dove che sia, protenderà un dito a motivo della sua saggezza, tutti i sapienti in giro per il mondo ne traggono giovamento.

Cap. 23 - Quando si tratta di opere e di faccende pratiche, gli Stoici tengono per buone e degne di scelta le cose secondo natura; ma quando si tratta di nomi e di frasi, le cose secondo natura essi le rigettano e le coprono di fango come indifferenti, improficue e prive di peso per il conseguimento della felicità.

Cap. 24 - Tutti gli uomini di buonsenso concepiscono il bene come qualcosa di autosufficiente. Secondo gli Stoici, invece, autosufficiente è solo la virtù, la quale tuttavia è un bene pur in presenza del quale, qualora non ottengano delle cose indifferenti, essi preferiscono morire.

Cap. 25 - Nessuno ignora che di due beni: il ‘fine’ e ‘ciò che mira al fine’; il maggiore e più perfetto è il ‘fine’. Dunque quando gli Stoici ripetono che nessun bene è più grande di un altro bene, essi stanno contraddicendo non soltanto i concetti di comune buonsenso ma anche le loro stesse dottrine.

Cap. 26 - Ancor più contrario al buonsenso è credere, come invece fanno gli Stoici, che il sommo bene consista semplicemente nel selezionare per noi le cose per natura primarie e non nel possederle concretamente.

Cap. 27 - Gli Stoici, dunque, perseguono il bene senza attenersi al concetto di buonsenso di esso. In questo modo cadono in un circolo vizioso, poiché il loro ‘bene’ diventa nient’altro che l’operare razionalmente nella selezione delle cose che hanno valore al fine di operare razionalmente.

Cap. 28 - I concetti filosofici sulla passione amorosa elaborati dagli Stoici sono privi di buonsenso ed hanno dell’assurdo, giacché sono contrari a quello che tutti gli uomini e tutte le donne capiscono e chiamano con questo nome.

Cap. 29 - Abbandonata l’Etica Stoica e rimandata ad un’altra occasione la disamina della Logica Stoica, Diadoumeno si dedica ora alla critica della Fisica degli Stoici.

Cap. 30 - È contrario al buonsenso sostenere che qualcosa è, e che però è un non-ente. Che gli Stoici dicano che qualcosa è, e che però è un non-ente, diventa poi il colmo dell’assurdità quando ciò sia detto dell’universo.

Cap. 31 - Mai è nato anche un solo uomo il quale, avendo la cognizione di Dio, non lo pensi come imperituro. Invece gli Stoici a nessun Dio hanno riservato vita imperitura, ad eccezione di Zeus, nel quale essi fanno consumare tutti gli altri Dei.

Cap. 32 - Gli Stoici sostengono che gli Dei provvedono sì a noi, ma non ci giovano; che non ci elargiscono la virtù bensì la ricchezza, la salute, la generazione di figli, neppure una sola delle quali cose è tuttavia giovevole, vantaggiosa e degna di scelta.

Cap. 33 - Il buonsenso vuole che gli Dei differiscano dagli uomini soprattutto per felicità e per virtù. Secondo gli Stoici, invece, non resta agli Dei neppure questa superiorità, giacché la felicità di Zeus è identica a quella di un qualunque uomo virtuoso.

Cap. 34 - Vista l’esistenza del male, quando gli Stoici sostengono che nulla può stare altrimenti che in armonia con la decisione di Zeus, essi non si rendono conto di stare affermando che Zeus non ha la completa padronanza delle sue stesse parti.

Cap. 35 - Delle affermazioni più strettamente fisiche degli Stoici, è contrario al buonsenso il dire che un seme è qualcosa di più e di più grande di ciò che da esso si genera.

Cap. 36 - È contrario al buonsenso sostenere, come fanno gli Stoici, che in una sola sostanza ci possono essere due peculiari qualificazioni qualitative, e che la medesima sostanza avente una sola e peculiare qualificazione qualitativa ne può accogliere in seguito un’altra e custodirle intatte entrambe.

Cap. 37 - È contrario al buonsenso sostenere che un corpo si faccia spazio attraverso un altro corpo, quando nessuno dei due include in sé alcun vuoto; e che ciò che non ha rotture né posto al proprio interno per via della sua continuità, accolga quel che gli viene mescolato.

Cap. 38 - È contrario al buonsenso sostenere che nella natura dei corpi non vi sia un’estremità, né alcuna prima ed ultima parte entro le quali la grandezza del corpo sia conclusa.

Cap. 39 - Gli Stoici vogliono farci credere che due cose possono essere disuguali pur essendo né soprammisura né sottomisura una dall’altra, cioè che qualcosa di uguale sarà disuguale.

Cap. 40 - Affermare che nulla tocca nulla è contrario al buonsenso; e non lo è di meno il sostenere, come fanno gli Stoici, che i corpi si toccano sì, ma si toccano con nulla.

Cap. 41 - È contrario al buonsenso sostenere, come fanno gli Stoici, che ‘tempo’ sia quello futuro e quello trascorso, e che invece il presente sia un non-tempo.

Cap. 42 - Gli Stoici sostengono che del presente una parte è passato e una parte è futuro: ma allora si può dire che delle azioni in effettuazione una parte è già stata effettuata e una parte sarà effettuata, e quindi che nessuna azione ebbe mai principio né avrà mai fine.

Cap. 43 - Se fosse vero, come sostengono gli Stoici, che gli intervalli che i corpi in moto percorrono sono divisibili all’infinito, non è pensabile che l’avanzamento di un corpo verso il corpo che lo precede possa consentirgli di raggiungerlo, giacché residuerà sempre un qualche spazio divisibile.

Cap. 44 - Gli Stoici vanno contro il buonsenso quando spiegano i fenomeni di accrescimento affermando che ciascuno di noi è due soggetti: uno che sempre scorre senza aumentare né diminuire; e un altro che invece s’accresce e diminuisce e sperimenta cose speculari a quelle che sperimenta l’altro.

Cap. 45 - Gli Stoici trucidano i concetti di comune buonsenso e la comune consuetudine di fiducia nelle sensazioni, quando sostengono che siano esseri viventi non soltanto le virtù e i vizi, ma anche la tosse, lo sternuto, il gemito e sicuramente lo sputo, il soffiarsi il naso e così via.

Cap. 46 - Andando contro ogni sorta di buonsenso, gli Stoici fanno generare l’animo, che è un’entità calda e finemente particellare, da un forte raffreddamento e da un infittimento del pneuma vegetale.

Cap. 47 - Essendo l’animo uno pneuma rado, difficile da modellare, in continua accrezione e in continua spendita, è contrario al buonsenso che gli Stoici lo suppongono essere la sostanza dei concetti, delle intellezioni e dei ricordi.

Cap. 48 - Quando gli Stoici fanno di Dio, il quale è un principio, un corpo cognitivo ed una mente insita nella materia, lo rivelano con ciò né semplice, né puro, né incomposto.

Cap. 49 - Benché designino col nome di primi elementi i quattro corpi: terra, acqua, aria e fuoco; gli Stoici fanno però di aria e fuoco degli elementi puri e semplici; mentre  fanno di terra ed acqua dei corpi composti e mischiati.

Cap. 50 - Gli Stoici dicono che la sostanza o materia fa da sostegno alle qualità, sì che questo fatto quasi ce ne dà la definizione; e poi fanno delle qualità, a loro volta, sostanze e corpi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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