Omaggio 6.8 a Socrate
La commedia di Aristofane
'LE NUVOLE'

 

 

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ARISTOFANE

LE NUVOLE

I personaggi

Strepsiade
Fidippide (figlio di Strepsiade)
Xantia (servo di Strepsiade)
Discepoli di Socrate
Socrate
Coro di Nuvole
Pasia (creditore di Strepsiade)
Aminia (creditore di Strepsiade)
Il discorso antiquato
Il discorso moderno

Strepsiade Ohimè, ohimè! Per Zeus re, che gran faccenda è questa delle mie notti: un disastro senza fine. Ma si farà mai giorno? Eppure è un bel po’ di tempo che ho sentito il gallo cantare! [5] I servi domestici russano ancora. Prima non l’avrebbero fatto, dico prima della guerra: maledetta sia tu per mille ragioni, una delle quali è ch’io non posso neppur più punire i domestici! Invece il buon giovanotto qui presente di notte mai che si svegli, e scoreggia [10] involtolato com’è in cinque coperte. E allora copriamoci e proviamo di nuovo a russare. (cerca invano di riprendere sonno) Ma non ce la faccio proprio a dormire, misero me, morso come sono dalla spesa e dalla greppia e dai debiti a causa di questo figlio qua. Il ragazzo, ben capelluto com’è, [15] cavalca e guida cocchi binati e i cavalli addirittura li sogna; mentre io mi sento venir meno mentre guardo la luna portare le ventine, e avvicinare il giorno in cui pagare gli interessi. Servo, accendi una lucerna e porta il registro dei conti, così che io possa leggere [20] di quanto sono debitore e calcolare gli interessi. Orsù, fammi un po’ vedere: quanto devo? Dodici mine a Pasia. E per cosa, dodici mine a Pasia? Che uso ne ho fatto? Ah, sì: quando comprai il cavallo marchiato con il coppa. O sventurato me, magari fossi stato prima accoppato io ad un occhio da una pietra!
Fidippide (ancora nel sonno) [25] Filone, tu imbrogli! Vattene per la tua strada.
Strepsiade Eccolo qua il malanno che m’ha rovinato, un malanno che anche dormendo sogna l’ippica.
Fidippide (ancora nel sonno) Quanti giri faranno i carri da guerra?
Strepsiade È a me, tuo padre, che tu fai fare molti giri. [30] E poi quale debito viene dopo quello verso Pasia? Per un carro e una coppia di ruote, tre mine ad Aminia.
Fidippide (ancora nel sonno) Fai voltolare il cavallo nella sabbia e poi conducilo a casa.
Strepsiade Caro mio, tu hai fatto voltolare me fuori dai miei beni mobili e immobili, quando ho perso delle cause e quando altri dicono che per gli interessi mi sequestreranno la casa.
Fidippide [35] Veramente, padre mio, perché brontoli e ti rigiri nel letto tutta quanta la notte?
Strepsiade C’è un demarco tra le coperte che mi morde.
Fidippide Ma lasciami un po’ dormire in pace, santi numi!
Strepsiade E dormi, dunque! Ma sappi che questi debiti [40] si concentreranno tutti sulla tua testa. Ahimè, magari fosse andata in malora la mediatrice delle nozze, colei che mi spinse a sposare tua madre! Per me piacevolissima era la vita agreste, potevo ammuffire, non nettarmi, giacere a bell’agio [45] tra rigurgiti di api, greggi e spremitura di olive. Invece, rustico com’ero, andò a finire che sposai una nipote di Megacle, figlio di Megacle, una cittadina, una superba, raffinata, una vera Cesira. Quando sposai costei, io ci andai a letto [50] puzzando di mosto, di fichi secchi, di lane di sopravanzo; mentre lei sapeva invece di profumi, di croco, di slinguamenti, di spese, di ghiottonerie, di Afrodite Coliade e di Afrodite Genetillide. Non dirò certo che ero inoperoso, ma lei spazzolava in continuazione. Sicché io solevo mostrarle il mio manto [55] quale pretesto per dirle: “Moglie mia, tu spazzoli troppo”.
Un servo di Strepsiade Non c’è più olio nella lucerna.
Strepsiade Ohimè! Ma perché hai acceso proprio quella che l’olio se lo beve? Vieni qua, che ti faccio gemere di piacere.
Un servo E perché gemerò di piacere?
Strepsiade Perché hai messo nella lucerna il lucignolone. [60] Dopo di che, appena a noi due nacque questo figlio, intendo a me e a mia moglie, subito cominciammo a bisticciare: lei voleva per il bambino un nome che terminasse in ‘ippo’, come Santippo o Carippo o Callippide. [65] Io invece volevo mettergli il nome del nonno, cioè Fidonide. La disputa continuò per un bel pezzo, finché convenimmo insieme di chiamarlo Fidippide. Quando prendeva in braccio questo figliolo, lei lo vezzeggiava dicendogli: da grande guiderai un carro diretto in città, [70] proprio come Megacle, indossando una lunga tunica elegante. Io invece gli dicevo: quando sarai grande guiderai la discesa delle capre giù dalla pietraia, come tuo padre, con indosso un pellicciotto. Ma egli non ha ubbidito per nulla ai miei discorsi ed ha effuso la sua ‘ipperizia’ sopra i miei beni. [75] Adesso, dopo avere ponzato tutta intera la notte, ho trovato una strada portentosa, divinamente soprannaturale, grazie alla quale, se persuaderò questo qui, salvarmi. Ma per prima cosa voglio svegliarlo. E come faccio a svegliarlo nel modo più dolce possibile? Come? [80] Fidippide, Fidippidino…
Fidippide Che c’è, padre mio?
Strepsiade Baciami, e dammi la tua mano destra.
Fidippide Eccola. Ma che c’è?
Strepsiade Dimmi: mi vuoi bene?
Fidippide Sì, per Posidone equestre!
Strepsiade No, no, non per questo Posidone, il dio dei cavalli! [85] Questo è proprio il dio che è causa dei miei mali. Se proprio mi ami davvero con tutto il cuore, figlio mio, ubbidiscimi!
Fidippide E in cosa vuoi che ti ubbidisca?
Strepsiade Sradica quanto più in fretta possibile i tuoi costumi abituali, e va ad imparare quello che io ti consiglierò.
Fidippide [90] Parla, allora. Cos’è che comandi?
Strepsiade E a qualcosa ubbidirai?
Fidippide Ubbidirò. Sì, per Dioniso!
Strepsiade Allora, adesso guarda da questa parte. La vedi quella porticina di quella casetta?
Fidippide Effettivamente la vedo, padre. E cos’è?
Strepsiade Quello è un pensatoio di anime sapienti. [95] Lì dentro dimorano uomini i quali, parlando del cielo, convincono altri uomini che esso è un forno che tutti ci circonda, e che noi ne siamo i carboni. Costoro insegnano, dietro pagamento di denaro, a parlare in modo da vincere le cause, sia quelle giuste che quelle ingiuste.
Fidippide [100] E chi sono?
Strepsiade Non ne so esattamente il nome, ma si tratta di fini pensatori, di veri galantuomini.
Fidippide Ah! Dei malvagi sono, lo so. Parli dei cialtroni, degli smorticci, degli scalzi, dei quali fanno parte quei disgraziati di Socrate e di Cherefonte.
Strepsiade [105] Oh, oh! Sta zitto. Non dire puerilità. Ma se t’importa qualcosa delle patrie polente, diventami uno di costoro, smettendo la tua ipperizia.
Fidippide No, non lo potrei, per Dioniso; neppure se mi dessi i fagiani che alleva Leagora.
Strepsiade [110] Va, ti prego, o carissimo tra gli uomini, va ad apprendere.
Fidippide E cosa imparerò per te?
Strepsiade Si dice che presso di loro si pratichino entrambe i due discorsi: l’antiquato, qualunque esso sia; e il moderno. E dei due discorsi, questo, il moderno, [115] si dice che una volta pronunciato permette di vincere le cause più ingiuste. Se dunque tu imparerai per me questo discorso moderno, i debiti che ora ho per causa tua, ebbene, di questi debiti potrei non restituire più neppure un obolo a nessuno.
Fidippide Non riuscirei ad ubbidirti. Se il mio volto perde tutto il suo colore [120] non sopporterei più di guardare in faccia i cavalieri.
Strepsiade E allora, per Demetra, non mangerete più del mio né tu, né il cavallo da giogo né il purosangue. Ti caccerò fuori di casa e ti darò in preda ai corvi.
Fidippide Ma lo zio Megacle, lui non mi trascurerà, lasciandomi senza cavallo. [125] Andrò da lui e non mi preoccuperò più di te.
Strepsiade E allora io, pur caduto a terra, mica ci resto! Dunque, rivolta una preghiera agli dei, mi incammino verso il pensatoio e vado ad imparare io stesso. Sebbene sia ormai vecchio, smemorato e lento, [130] riuscirò ad apprendere le minuzie di argomentazioni sottili? S’ha da andare! Perché cincischiare su questi dubbi, invece di bussare alla porta? Servo, servetto!
Un discepolo di Socrate Crepa! Chi è che batte a questo modo alla porta?
Strepsiade Sono Strepsiade, figlio di Fidonide, del demo di Cicinna.
Un discepolo di Socrate [135] Chiunque tu sia, per Zeus, devi proprio essere un ignorantone per prendere a calci tanto sbadatamente la porta, e così hai fatto abortire una nuova scoperta.
Strepsiade Perdonami, perché io abito laggiù in campagna. Ma dimmi: qual era la faccenda che è abortita?
Un discepolo di Socrate [140] Queste cose non è permesso dirle che ai discepoli.
Strepsiade Dimmelo pure, dunque. Io sottoscritto, infatti, sono giunto qui al pensatoio in qualità di discepolo.
Un discepolo di Socrate Te lo dirò, ma bisogna considerare queste faccende come cose da tenere segrete. Poco fa Socrate ha chiesto a Cherefonte quanti piedi di pulce saltasse [145] una pulce, la quale dopo avere morso il sopracciglio di Cherefonte era balzata sulla testa di Socrate.
Strepsiade E come ha fatto a misurarlo?
Un discepolo di Socrate Con somma destrezza. Infatti Socrate ha liquefatto un pochino di cera, poi ha preso la pulce e ne ha immerso [150] i piedini nella cera; sicché, una volta raffreddatasi la cera, la pulce s’è trovata ai piedi delle babbucce Persiane. Sfilate queste, egli ha allora misurato la lunghezza del piede di pulce.
Strepsiade O Zeus re, che sottigliezza di mente!
Un discepolo di Socrate E cosa diresti se venissi a sapere un’altra delle pensate di Socrate?
Strepsiade [155] Quale pensata? Dimmela, ti prego!
Un discepolo di Socrate Cherefonte di Sfetto gli ha chiesto se riteneva che le zanzare ronzino dalla bocca oppure dal culo.
Strepsiade E cos’ha detto Socrate della zanzara?
Un discepolo di Socrate [160] Ha affermato che l’intestino della zanzara è stretto e sottile, e che il suo respiro, viaggiando velocissimo, arriva subito al culo. Dopo la strettoia l’aria trova quindi la cavità anale e questa echeggia per la violenza dell’aria che riceve.
Strepsiade [165] Insomma, l’ano delle zanzare è dunque una tromba! La perizia di Socrate nelle faccende intestinali lo rende di sicuro tre volte beato! E chiunque conosca l’intestino della zanzara può certo facilmente sfuggire alla giustizia!
Un discepolo di Socrate L’altro ieri, però, una gran meditazione gliel’ha interrotta uno stellione.
Strepsiade [170] E come ha fatto? Dimmi.
Un discepolo di Socrate Mentre indagava i percorsi della luna e i suoi cicli, e guardava in alto a bocca spalancata, ecco che, di notte, dal tetto la bestiaccia gli caca addosso.
Strepsiade Godo per la bestiaccia che caca su Socrate.
Un discepolo di Socrate [175] Ieri sera, poi, non c’era nulla da mangiare.
Strepsiade Va beh! E allora, cos’ha escogitato per il pasto?
Un discepolo di Socrate Ha sparso sulla tavola un sottile strato di cenere, ha piegato uno spiedo, ha preso un compasso e ha fatto sparire un mantello dalla palestra.
Strepsiade [180] Come si fa ad ammirare soltanto il famoso Talete? Apri, sbrigati ad aprire il pensatoio e mostrami Socrate il più in fretta possibile, perché ho il pressante desiderio di imparare. Apri la porta, ti dico. Per Eracle, e queste che genere di bestie sono?
Un discepolo di Socrate [185] Perché ti stupisci? A chi ti sembra che somiglino?
Strepsiade Agli Spartani catturati a Pilo. E perché mai costoro hanno tutti lo sguardo rivolto verso terra?
Un discepolo di Socrate Questi indagano le cose sotterranee.
Strepsiade Dunque sono alla ricerca di cipolle. Non datevi pensiero di questo, [190] giacché io so bene dove stiano le cipolle belle grandi. E cosa fanno questi che stanno fortemente piegati?
Un discepolo di Socrate Questi scrutano i misteri dell’Erebo, fin giù giù al Tartaro.
Strepsiade E perché il loro culo guarda verso il cielo?
Un discepolo di Socrate Il culo si istruisce per conto suo nello studio degli astri. [195] Adesso però rientrate, che Socrate non ci capiti addosso.
Strepsiade Un momento, che aspettino un momento! Voglio comunicare loro una faccenda mia.
Un discepolo di Socrate No. Ad essi non è permesso rimanere fuori all’aria troppo tempo.
Strepsiade [200] Per gli dei! Dimmi un po’: cosa sono questi arnesi?
Un discepolo di Socrate Strumenti per l’astronomia.
Strepsiade E questi?
Un discepolo di Socrate Per la geometria
Strepsiade E questo a cosa serve?
Un discepolo di Socrate Per misurare la terra.
Strepsiade Quale terra? Quella conquistata e da suddividere fra i cittadini?
Un discepolo di Socrate No, tutta quanta la terra.
Strepsiade Questo sì che è parlare da cittadino! [205] Questa sì che è una pensata davvero popolare e utile!
Un discepolo di Socrate Questa poi è la mappa di tutta la terra. La vedi? Questa è Atene.
Strepsiade Che dici? Non ci credo! Non vedo dei giudici in seduta.
Un discepolo di Socrate E questa è veramente la regione dell’Attica.
Strepsiade [210] E dove stanno i miei paesani di Cicinna?
Un discepolo di Socrate Stanno qui. E qui, come vedi, è distesa l’Eubea, tutta quanta bella lunga distesa.
Strepsiade Lo so. Fu fatta distendere da noi e da Pericle. Ma dov’è Sparta?
Un discepolo di Socrate Dov’è? È questa qui.
Strepsiade [215] Accidenti, com’è vicina a noi! Preoccupatevi assolutamente di allontanarla il più possibile da noi!
Un discepolo di Socrate Purtroppo non è possibile, per Zeus!
Strepsiade Di sicuro la pagherete cara. Ma chi è quell’individuo dentro il cesto sospeso per aria?
Un discepolo di Socrate È lui.
Strepsiade Lui chi?
Un discepolo di Socrate Socrate.
Strepsiade Socrate?! [220] Orsù, chiamamelo ad alta voce.
Un discepolo di Socrate Chiamalo tu. Io adesso non ho tempo.
Strepsiade Socrate! Socratino!
Socrate Perché mi chiami, o creatura effimera?
Strepsiade Prima di tutto, dimmi cosa ci fai lassù.
Socrate [225] Vago per l’aria e guardo il sole.
Strepsiade Così eh! Tu spregi gli dei dall’alto di una cesta e non da terra.
Socrate Non avrei mai potuto scoprire correttamente i fenomeni celesti se non avessi sospeso in alto la conoscenza e il pensiero, [230] mescolandoli con l’aria fine che è loro pari. Se avessi indagato le cose celesti restando in basso sulla terra, non avrei mai scoperto alcunché. Infatti non è altro che la terra, quella che attira con forza a sé verso il basso l’umore pensante. Anche il crescione subisce la stessa forza.
Strepsiade [235] Ma che stai dicendo? Il pensiero tira l’umore verso il crescione? Dai, scendi giù Socratino. Vieni qui da me e insegnami le cose per le quali io sono venuto qui da te.
Socrate E per cosa sei venuto?
Strepsiade Io voglio imparare a parlare. [240] Sono oppresso dagli interessi, preda di creditori insaziabili, mi si sequestrano i beni.
Socrate E come hai fatto a non renderti conto d’esserti caricato di debiti?
Strepsiade M’ha rovinato una malattia che si chiama ‘ipperizia’, e che è una terribile mangiatrice. Tu insegnami il secondo dei tuoi due discorsi, quello che consente di non restituire più nulla. [245] Io giurerò di darti in dei contanti qualunque compenso tu mi chiederai.
Socrate Quali dei giurerai? Per prima cosa gli dei non sono moneta corrente qui da noi.
Strepsiade Su quale moneta giurate voi? Forse su quelle di ferro, come si fa a Bisanzio?
Socrate [250] Vuoi tu conoscere chiaramente come stanno davvero le faccende divine?
Strepsiade Sì, per Zeus, se è possibile.
Socrate E venire a discorrere con le nuvole, le nostre divinità?
Strepsiade Assolutamente sì.
Socrate Siediti dunque sul sacro giaciglio.
Strepsiade Ecco, sono seduto.
Socrate [255] Prendi allora questa corona.
Strepsiade Una corona per fare cosa? Ohimè, Socrate, spero non per essere sacrificato come fece Atamante.
Socrate No. Queste sono cose che imponiamo di fare a tutti gli iniziati.
Strepsiade E quindi cosa ci guadagnerò?
Socrate [260] Diventerai un parlatore: uno consumato, altisonante, raffinatissimo. Sta fermo però.
Strepsiade Per Zeus, non mi stai mentendo! Già sto venendo cosparso di fior di farina.
Socrate Bisogna che l’uomo vecchio che è in te adesso taccia ed ascolti le parole beneauguranti. O possente signore, Aere infinito, che tieni la terra sospesa, [265] e tu Etere splendente, e voi venerande dee Nubi tonanti-fulminanti, sollevatevi, mostratevi, o sovrane, alte nel cielo al profondo pensatore.
Strepsiade Non ancora, non ancora; non prima che io abbia indossato questo cappotto, per non essere inzuppato. Ed io lo stupido che sono, da casa neppure un berretto ho portato con me!
Socrate Venite dunque, o Nubi molto onorevoli, a mostrarvi a costui. [270] Sia che voi sediate sulle sacre e nevose vette dell’Olimpo; sia che stiate, quale sacro coro alle Ninfe, nei giardini del padre Oceano; sia che attingiate acqua con brocche dorate alle foci del Nilo; o abitiate la palude Meotide o la rupe innevata del Mimante: dopo avere accolto il sacrificio rituale ed esservi compiaciute dei sacri riti, dateci ascolto.
Coro di Nuvole [275] Dunque solleviamoci, noi Nubi sempre scorrenti, splendenti, la nostra rugiadosa lucente natura solleviamo, dal padre Oceano dal forte strepito, dalle sommità boscose degli alti monti; [280] affinché, quali vedette visibili da lungi, i raccolti e la sacra terra irrigata e i mormorii di fiumi meravigliosi e il mare sonante dal cupo rimbombo noi possiamo osservare. [285] L’occhio dell’Etere instancabile risplende in fulgidi raggi; e noi, il pluvio tenebrio dal volto immortale scosseci, [290] la terra all’occhio che vede lontano aggiungiamo.
Socrate Oh solennissime Nubi, manifestamente voi avete ascoltato il mio richiamo. Hai sentito tu una voce mista allo mugghio del venerando tuono?
Strepsiade Anch’io vi venero, o molto onorevoli, e voglio ricambiare ai tuoni con delle scoregge, talmente m’han fatto tremare tutto di paura. [295] E se è lecito, proprio adesso, e anche se non è lecito, mi vien di cacare.
Socrate Non schernire e non fare quello che scrivono certi poetastri comici. Piuttosto fa silenzio, perché un grande sciame di dei si sta muovendo fra i canti.
Coro di Nuvole Noi vergini portatrici di pioggia [300] sullo splendido territorio di Pallade Atena veniamo, la fiorente d’uomini, la molto amata terra di Cecrope a vedere, dov’è santità di sacri misteri, dov’è il tempio che accoglie gli iniziati, e dove tra sante celebrazioni [305] doni ai celesti dei si offrono, dove templi dall’alto tetto, statue, processioni santissime di beati, vittime sacrificali ben coronate di fiori, cerimonie festive in ogni sorta di stagione sono, [310] e al giungere della primavera Bromia allegria, di cori melodiosi l’eccitazione, dei flauti il suono grave, è.
Strepsiade Per Zeus, ti prego, dimmi, o Socrate, chi sono queste [315] che intonano questo canto solenne? Sono forse delle semidee?
Socrate Nient’affatto, ma le celesti Nubi, grandi dee per gli uomini oziosi, le quali ci procurano giudizio, capacità dialettica e intelligenza, e inoltre fanfaronaggine, verbosità, artificiosità e rapidità nel capire.
Strepsiade Ho appena udito il loro canto e già l’anima mia svolazza [320] e cerca di sofisticheggiare, di sottilizzare in modo fumoso, di trafiggere un concetto con un concettino replicando con il secondo discorso; sicché, se c’è modo, smanio di vederle in faccia.
Socrate Guarda da questa parte, verso il Parnete. Io già le vedo scendere giù lentamente.
Strepsiade Dove sono? Indicamele.
Socrate Sono moltissime e procedono oblique attraverso giogaie e boscaglie.
Strepsiade [325] Perché non le vedo?
Socrate Guarda verso l’entrata.
Strepsiade Ora vedo qualcosa, ma a stento.
Socrate Adesso ormai le vedi di sicuro, se non hai delle zucchine sopra gli occhi.
Strepsiade Sì, per Zeus, le vedo! O molto onorevoli, già circondano ogni cosa.
Socrate E tu non sapevi e non credevi che queste fossero dee?
Strepsiade [330] Per Zeus, io credevo che fossero nebbia e rugiada e fumo.
Socrate Per Zeus, dunque non sai che esse danno di che mangiare a moltissimi sofisti, agli indovini di Turi, ai medici, agli sfaccendati con grossi anelli, unghie curate e tanti capelli, agli straziatori di cori ciclici, agli astrologi; e insomma che danno di che mangiare alle turbe di oziosi nullafacenti che le celebrano in versi.
Strepsiade [335] Dunque è per questo che essi facevano comparire “umide nubi dalla curva folgore tremendo impeto” e “le chiome di Tifone dalle cento teste” e “soffianti tempeste” e poi “aeree, agili” e “curvi uccelli nuotanti nell’aria” e “piogge dalle nuvole gonfie d’acqua”. Dopo di che in cambio divoravano grandi e ottimi pezzi di murene e carni di volatili e di tordi!
Socrate [340] E non era giusto che lo facessero, a compenso di simili fatiche?
Strepsiade Ma dimmi: siccome queste sono davvero nubi, cos’hanno subito per somigliare e donne mortali? Le nuvole mica sono delle donne.
Socrate E allora che specie di creature sono?
Strepsiade Non mi è chiaro. Somigliano ad enormi bioccoli di lana sparsi nel cielo, non a delle donne, per Zeus, no di sicuro. Queste per esempio hanno dei nasi.
Socrate Mi rispondi, se adesso ti faccio delle domande?
Strepsiade [345] Fammi pure qualunque domanda tu voglia.
Socrate Guardando il cielo, ti è già capitato di vedere una nube a forma di centauro, di leopardo, di lupo o di toro?
Strepsiade Io sì, l’ho vista. E con ciò?
Socrate Le nuvole prendono le forme che vogliono. Se vedono un villico, un selvaticone irto di peli come il figlio di Senofanto, [350] ne scherniscono la follia modellandosi a mo’ di centauri.
Strepsiade E se vedono un ladrone di beni pubblici come Simone, cosa fanno?
Socrate Per mostrarne la natura, ecco che sono diventate immediatamente dei lupi.
Strepsiade Ah! È per questo, è perché ieri le nuvole avevano visto Cleonimo, il vigliaccone che aveva gettato via lo scudo, che sono diventate dei cervi.
Socrate [355] E adesso, come vedi, è perché hanno individuato Clistene che hanno preso l’aspetto di donne.
Strepsiade Salve dunque, o signore! E ora, se già l’avete fatto per qualcun altro, fate erompere pure per me la vostra voce celeste, o sovrane del tutto!
Coro di Nuvole A te, o provetto, da tant’anni cacciatore di discorsi raffinati, salve; e tu, sacerdote di sottilissime ciance, cosa t’abbisogna dicci. [360] Noi ascolto a nessun altro dei presenti astrosofisti se non a Prodico presteremmo, a lui per motivi di sapienza e intelligenza; ed a te <o Socrate> perché a testa alta per le strade incedi e gli occhi torci e scalzo molti malanni sopporti e come noi un’aria grave assumi.
Strepsiade O Terra! Che rombo sacro, solenne, prodigioso!
Socrate [365] Queste sono le sole divinità. Tutte le altre sono soltanto baie.
Strepsiade Ma dai, per la Terra! Zeus Olimpio per noi non è un dio?
Socrate Quale Zeus? Non dire sciocchezze: Zeus non esiste!
Strepsiade Ma che stai dicendo? Allora chi è che fa piovere? Prima di tutto spiegami chi è che lo fa!
Socrate Sono appunto queste, sono le nuvole. E te lo dimostrerò con prove inconfutabili. [370] Ordunque, hai tu mai visto da qualche parte piovere in assenza di Nuvole? Eppure Zeus dovrebbe far piovere anche a cielo sereno, mentre le nuvole sono lontane!
Strepsiade Sì, per Apollo. Questa tua spiegazione s’adatta a pennello al discorso che stiamo facendo. Io invece prima credevo davvero che Zeus facesse piovere pisciando attraverso un setaccio. Ma adesso dimmi: chi è che tuona, e che mi fa tremare tutto?
Socrate Sono le nuvole stesse che tuonano, rotolandosi.
Strepsiade [375] O coraggiosissimo uomo, e come fanno?
Socrate Quando le nuvole siano piene piene d’acqua e siano costrette a muoversi, sospese in alto come sono, ripiene di pioggia e pesanti come sono, per forza sbattono le une contro le altre e quindi si spezzano con immenso fragore.
Strepsiade Ma chi è, se non è Zeus, che le costringe a muoversi?
Socrate Non è Zeus, bensì un vortice etereo.
Strepsiade [380] Un vortice? Questo m’era sfuggito. Dunque se non è più Zeus, al posto suo adesso a regnare è un Vortice! Però non mi hai ancora spiegato nulla sul fragore del tuono.
Socrate Non mi ascoltavi quando ti ho detto che le nuvole ripiene d’acqua, sbattendo le une contro le altre fanno un immenso fragore a causa della loro compattezza?
Strepsiade Ma dai! Questo a chi vuoi farlo credere?
Socrate [385] Te lo spiegherò facendoti trarre l’insegnamento da te stesso. Ti è già capitato alle Panatenee di riempirti di zuppone e poi di sentire la pancia sconvolta e che uno scompiglio subitaneo la fa brontolare?
Strepsiade Sì, per Apollo! Mi fa subito cose tremende ed è tutto uno sconcerto. La cara zuppa fragoreggia a mo’ di tuono e strepita tremenda, [390] dapprima lentamente pappàx, pappàx, ma poi accelera papapappàx, sicché quando finalmente caco, tuona papapappàx, proprio come le nuvole.
Socrate Analizza dunque che rumore di scoregge fai uscire da una pancina come la tua; e l’aria, che è senza fine, com’è verosimile che non produca tuoni enormi? Pertanto l’origine di entrambe le cose, del tuono e della scoreggia, è nominalmente simile.
Strepsiade [395] Ma spiegami ancora questo: donde viene la lampa infuocata del fulmine, che colpendoci ci incenerisce, ed altri individui invece li lascia vivi sfiorandoli appena. È manifestamente Zeus che scaglia il fulmine contro gli spergiuri.
Socrate O stupido, fetente Cronico vivente sulla luna: ma se è davvero Zeus a fulminare gli spergiuri, come mai non ha bruciato Simone, né Cleonimo, né Teoro? [400] Eppure costoro sono dei grandi spergiuri, mentre invece lui colpisce il suo tempio, e capo Sunio, il promontorio dell’Attica, e le querce giganti. Volendo dir cosa? Di sicuro una quercia non spergiura.
Strepsiade Non so che dire, anche se mi sembra che tu parli bene. Ma allora cos’è il fulmine?
Socrate Qualora un vento secco sia trascinato in alto fino alle nuvole e vi sia racchiuso dentro, [405] esso le gonfia come fossero vesciche e poi necessariamente le spezza portandosene fuori con estrema violenza a causa della compattezza delle nuvole. E tanto è l’attrito e tanta è la foga del vento che esso prendo fuoco.
Strepsiade Sì, per Zeus, proprio questo io l’ho sperimentato una volta alle feste Diasie. Arrostivo della trippa per dei parenti, ma avevo trascurato di bucarla. [410] Quella perciò si gonfia, fino a che d’un tratto ci scoppia davanti, schizzandomi lordura sugli occhi e bruciacchiandomi la faccia.
Coro di Nuvole O uomo che da noi la somma sapienza smani d’ottenere, felice tra gli Ateniesi e tra i Greci diventerai se memoria, pensiero e sopportazione [415] nell’animo tuo albergano; né di star fermo né di camminare ti stanchi, né il freddo troppo soffri, né di far colazione smani; dal vino, dalle palestre e dalle altre dissennatezze ti astieni, ed ottimo proprio ciò che ad un uomo saggio s’addice ritieni, ossia operando e consigliando e con la lingua combattendo, vincere.
Strepsiade [420] Quanto ad un animo solido, ad insonni preoccupazioni, ad uno stomaco parco che stenta la vita e desina con poche foglie di santoreggia, non darti pensiero: a questo riguardo mi offrirei per essere provato su un’incudine.
Coro di Nuvole Dunque mai più che esista altro dio all’infuori di noi crederai, e quindi soltanto a questa Trinità crederai: il Caos, le nuvole e la Lingua?
Strepsiade [425] Agli altri dei non rivolgerei più la parola neppure se li incontrassi, né sacrificherei loro né liberei né offrirei incenso.
Coro di Nuvole Ora cosa vuoi che noi facciamo per te dicci pure, così che onorandoci, dandoci valore e cercando d’essere all’altezza, tu sfortunato non sia.
Strepsiade O signore, io chiedo a voi questo piccolissimo dono: [430] d’essere di cento stadi il miglior parlatore dei Greci.
Coro di Nuvole Questo dono da noi ti sarà fatto. Dunque d’ora in poi, dinanzi al popolo più processi di te nessuno vincerà.
Strepsiade A me non tocca parlare in grandi processi, e non è questo che io desidero. Mi è sufficiente quel tanto che basta a stravolgere il diritto e sfuggire ai creditori.
Coro di Nuvole [435] Appunto ciò che agogni otterrai, visto che grandi cose non desideri. Con coraggio ai nostri ministri affidati pure.
Strepsiade Lo farò fidandomi di voi. La necessità infatti mi pressa, a causa di cavalli purosangue e di un matrimonio che m’ha rovinato. Ecco, ora i vostri ministri facciano di me quel che vogliono. Questo è il mio corpo [440] ed io ad essi lo affido da percuotere, affamare, assetare, accaldare, infreddolire, scuoiare per farne un otre, se in questo modo mi riuscirà di sfuggire il pagamento dei debiti, accettando di apparire agli uomini [445] ardito, facondo, audace, sfacciato, svergognato, raccozzatore di falsità, pronto di lingua, consumato causidico, codice vivente, crotalo, vecchia volpe, scaltro, flessibile, dissimulatore, viscido, spaccone, [450] canaglia, ribaldo, astuto, molesto, leccapiatti. Se coloro che incontro mi chiamano così, lo facciano pure senz’altro. E se lo vogliono, [455] sì per Demetra, facciano di me budella da dare in pasto ai pensatori.
Coro di Nuvole Invero l’ardire a costui è presente, non vile ma volenteroso egli è. Queste cose da me apprendendo, tra i mortali una gloria [460] fino al cielo levantesi, sappilo, otterrai.
Strepsiade Che sperimenterò?
Coro di Nuvole Per tutto il tempo che con me starai, [465] la più invidiabile vita tra gli uomini menerai.
Strepsiade Quindi arriverò a vedere una cosa simile?
Coro di Nuvole Tanto che molti alle tue porte sempre sederanno, [470] con te vogliosi di comunicare e discorrere, e su affari e cause del valore di molti talenti e degne del tuo senno, da te per consigliarsi verranno. E tu <o Socrate> a ciò che al vecchio stai per insegnare [475] metti mano, la mente smuovine e della intelligenza sua fa prova.
Socrate Orsù, parlami apertamente del tuo carattere, affinché una volta conosciutolo e qualunque esso sia, io possa su queste basi fornirti di nuove macchine militari.
Strepsiade E che è? Per gli dei, hai in mente di assaltarmi come un muro?
Socrate No. Voglio cercare di sapere di te innanzitutto questo: sei uomo di buona memoria?
Strepsiade Sì, per Zeus, lo sono in due maniere. Quando qualcuno deve qualcosa a me, ho una memoria di ferro; e quando invece sono io che devo qualcosa a qualcuno, allora sono ostinatamente smemoratissimo.
Socrate [485] E sei dotato di una naturale capacità oratoria?
Strepsiade Di capacità oratoria no, di capacità rubatoria sì.
Socrate Come potrai mai imparare, dunque?
Strepsiade Non curartene, imparerò benissimo.
Socrate Allora, vediamo subito se qualora io ti proponga un bocconcino di sapienza circa le cose celesti, tu subito lo afferri al volo.
Strepsiade [490] E come mai? Sarò nutrito di sapienza a mo’ dei cani?
Socrate Che uomo ignorante e barbaro è costui! Io temo che tu, o vecchio, abbia bisogno di botte. Orsù, fammi capire: cosa fai se qualcuno ti picchia?
Strepsiade Se sono picchiato, le busco; e poi, dopo un po’, cerco dei testimoni. [495] Dopo di che lascio passare ancora un po’ di tempo e poi faccio causa.
Socrate Adesso togliti il mantello.
Strepsiade Ho commesso qualche reato?
Socrate No, ma la legge vuole che si entri in casa senza mantello.
Strepsiade Ma io non entro in casa per fare una perquisizione!
Socrate Togliti il mantello, ti dico, e non vaneggiare.
Strepsiade [500] Ma dimmi almeno questo: se io apprenderò diligentemente e volonterosamente, a quale dei tuoi discepoli diventerò simile?
Socrate Quanto a doti naturali, non differirai per nulla da Cherefonte.
Strepsiade Ohimè misero, diventerò un mezzomorto!
Socrate [505] La smetterai di chiacchierare e mi seguirai? Sbrigati e vieni in fretta qui.
Strepsiade Per prima cosa adesso dammi con le due mani la focaccia al miele. Che paura che ho, entro in casa come se scendessi in quella di Trifonio.
Socrate Vieni avanti. Perché stai rannicchiato vicino alla porta?
Coro di Nuvole [510] Va dunque, e della virilità che mostri rallegrati! All’uomo buona sorte sia, perché al fondo dell’età ormai giunto, [515] di giovanili faccende la propria natura ricolora e sapienza persegue.
Cari spettatori, a voi, per Dioniso il dio che mi nutre, mi sento libero di dire la verità. [520] Mi auguravo davvero di vincere la gara e di essere tenuto per sapiente. Credendovi dunque spettatori competenti e giudicando che questa fosse la più riuscita delle mie commedie, stimavo che essa, costatami un duro e lungo lavoro, avrebbe ottenuto da voi il primo premio. Invece sono stato sconfitto e preceduto nei vostri gusti da uomini volgari, contro il mio merito. [525] Questo è il mio rimprovero a voi in quanto persone sagge e per le quali mi son dato la pena di comporre. Tuttavia non intendo accusare di tradimento quelli tra di voi che hanno buon gusto, giacché quando comparvero qui sulla scena in commedia i miei due caratteri, che mi fa anche piacere citare, ossia il temperante e lo scostumato, entrambi voi accoglieste con grande favore. [530] Io allora ero un giovincello e non mi era ancora legalmente lecito essere padre, sicché esposi quella commedia come orfana. In seguito, un’altra mia figliola li prese in braccio, ve li presentò e voi con grande nobiltà li nutriste e li educaste. In seguito a ciò io giuro con fiducia sulla vostra intelligenza. Adesso la presente commedia è venuta qui, [535] come la famosa Elettra, per vedere se mai si imbatta in spettatori saggi come quelli; giacché anch’essa, non appena lo vedrà, saprà riconoscere il ricciolo di suo fratello. Ed analizzate quanto la sua natura sia temperante giacché, in primo luogo, essa è venuta qui senza un coso di cuoio che le penzola davanti, rosso in punta, grosso, che fa muovere al riso i bambocci. [540] Poi non sbeffeggia i calvi; non balla il cordace; non presenta un vecchio che, mentre parla, picchia col bastone l’interlocutore per celare la penosità delle battute; non fa irrompere sulla scena delle fiaccole; non fa gridare ohimè ohimè!, bensì è venuta qui fidando solo in se stessa e nei propri versi. [545] Ed io che sono l’autore della commedia, non sono un capellone; non cerco di ingannarvi mettendo in scena due o tre volte le medesime vicende, bensì invento abilmente e metto in scena idee sempre nuove, mai uguali una all’altra e tutte di buon gusto. Quando Cleone era in massima auge, io l’ho colpito allo stomaco; [550] e, in appresso, non ho avuto la sfrontatezza di calpestarlo quando giaceva steso a terra. Costoro invece, da quando Iperbolo ha offerto loro un appiglio, non perdono occasione per mettere sotto i piedi questo disgraziato e sua madre. Il primissimo è stato Eupoli, il quale ha messo in scena ‘Il maricante’ stravolgendo malamente, da persona malvagia quale egli è, i miei ‘I cavalieri’, [555] aggiungendovi una vecchia ubriaca e che, a cagion di ciò, balla il cordace - cosa che Frinico aveva fatto già moltissimo tempo fa - e che poi viene mangiata da una balena. Successivamente, l’attacco contro Iperbolo l’ha fatto Ermippo, ed ormai quasi tutti si ammassano addosso ad Iperbolo a imitazione di anguille, secondo la mia similitudine. [560] Pertanto, chiunque ride assistendo a queste commedie, non gioisca assistendo alle mie. Se invece vi allietate di me e delle mie trovate, in altri anni avrete fama di essere gente capace di pensar bene.
A guidare questo coro per primo il dominatore in cielo degli dei, il signore, [565] il grande Zeus io invito; poi del tridente il potentissimo reggitore, della terra e del mare salato il selvaggio scuotitore; poi il glorioso nostro padre, [570] l’Etere solennissimo, che di tutte le cose nutre la vita; poi il guidatore di cavalli, che di sfolgoranti raggi la superficie della terra inonda, tra gli dei e tra i mortali divinità grande. [575] O saggissimi spettatori, adesso fate bene attenzione, perché d’essere ingiustamente trattate noi ci lagniamo e ve lo diciamo in faccia. Infatti, più giovevoli alla città di tutti gli altri dei noi essendo, tra le divinità a noi soltanto né offrite sacrifici né libate, proprio a noi che vi salvaguardiamo. Infatti qualora una qualche spedizione militare scriteriata voi facciate, [580] allora noi o tuoniamo o pioviamo. Quando il conciapelli Paflagone, nemico personale degli dei, voi stratega eleggeste, noi le ciglia aggrottammo e cose tremende facemmo: ‘un tuono scoppiò nell’istante stesso della folgore’; la luna il suo percorso abbandonò; il sole subitamente in se stesso [585] il lucignolo ritirò e ripetutamente a voi disse di non sorgere più se Cleone avesse continuato a comandare l’esercito. Ma voi ugualmente costui eleggeste. Si dice infatti che il prendere cattive decisioni a questa città sia congiunto, quantunque gli dei al meglio poi volgano qualunque cosa voi malamente facciate. [590] E il modo in cui anche questa faccenda vi sarà di guadagno, facilmente vi insegneremo. Se Cleone per i reati di corruzione aggravata e ladrocinio condannerete, e poi il collo nella gogna gli stringerete, pur se qualcosa in passato avete sbagliato, le cose per la città andranno tutte per il meglio. [595] Ora accanto vienimi, o Febo signore di Delo, tu che la rupe Cinzia dagli alti vertici domini; e tu beata che in Efeso un tempio tutto dorato hai, nel quale le fanciulle di Lidia grandemente ti venerano; [600] e tu nostra dea patria, detentrice dell’egida, Atena della città protettrice; e tu che dominando la rupe Parnassia con fiaccole tra le Baccanti in Delfi distinguendoti splendi, [605] Dioniso re delle orge. Quando noi a partircene per venire qui ci apprestavamo, la Luna, in noi imbattendosi, di dire ci comandò innanzitutto agli Ateniesi e agli alleati ‘Salve!’, e di poi che era adirata. Affronti tremendi infatti d’avere sopportato [610] affermava, mentre a voi tutti giovamento recava, non a parole ma alla luce dei fatti. In primo luogo il giovamento di non meno di una dracma al mese per le fiaccole vi reca, sicché tutti coloro che escono di casa la sera, al servo dicono: ‘Non comprare la fiaccola perché c’è un bel chiaro di luna’. [615] Di poi altre cose molto ben fatte di effettuare dice, mentre voi i giorni rettamente non contate affatto e confusione tra il prima e il dopo fate, sicché afferma che gli dei ogni volta la minacciano quando ingannati sull’ora d’un pranzo restano o tornarsene a casa da una festival debbano perché non dei giorni secondo il giusto ordine è capitato. [620] Quando offrire sacrifici si deve, voi invece torturate e processate; e molte volte mentre il digiuno degli dei noi osserviamo, il lamento funebre per Memnone o Sarpedonte officiando, voi invece banchettate e ridete. Cosicché in contraccambio ottenete in sorte che quest’anno a coprire il sacro ufficio di Ieromemnone sia Iperbolo, pur dopo che da noi dei gli fu tolta la corona. [625] Meglio così: che i giorni della vita in armonia coi moti della luna condurre bisogna, egli saprà.
Socrate Per il Respiro, per il Caos, per l’Aere, non ho mai visto un uomo così rozzo, incapace, stupido, smemorato. [630] Costui mentre sta apprendendo delle minime bazzecole, ecco che le ha già dimenticate ancor prima di capirle. Comunque adesso gli dico di venire qui sulla porta, alla luce. Dove sei Strepsiade? Vieni qua fuori e porta con te la brandina.
Strepsiade Ma le cimici non me la lasciano portare fuori.
Socrate Sbrigati a posarla a terra, e fa attenzione!
Strepsiade Ecco fatto.
Socrate [635] Orsù, delle cose in cui non fosti mai istruito, qual è quella che vuoi adesso imparare per prima? Dimmi quale. Sono forse le misure, oppure i versi, oppure i ritmi?
Strepsiade Le misure, le misure voglio imparare. Poco fa, infatti, [640] un mercante di grani m’ha defraudato di un doppio chenice di farina.
Socrate Non è di queste misure che ti sto chiedendo, ma di quale sia il metro poetico più bello secondo te: [645] il trimetro o il tetrametro?
Strepsiade Per me nulla viene prima di un quartuccio.
Socrate Ehi tu! Non mi stai rispondendo.
Strepsiade Permettimi di contestarti, se affermi che un tetrametro non è un quartuccio.
Socrate Crepa! Quanto sei rozzo e imbecille! Forse potresti imparare qualcosa sui ritmi.
Strepsiade A cosa mi gioveranno i ritmi? Sono degli alimenti?
Socrate [650] Per prima cosa a mostrarsi in società un fine intenditore di quale, tra i ritmi, sia l’enoplio e di quale sia il dattilico.
Strepsiade Il dattilico? Sì, per Zeus, che conosco il dito.
Socrate Dimmi, allora: oltre questo qui, quale altro è un dattilico?
Strepsiade Oltre questo dito, lo sapevo fin da bambino, pure quest’altro è un dito!
Socrate [655] Rozzo e maldestro ignorantone che sei!
Strepsiade Misero me, ma io di queste cose non voglio imparare proprio nulla.
Socrate E cosa vuoi imparare, allora?
Strepsiade Io quello, quello soltanto voglio imparare: il discorso ingiustissimo!
Socrate Ma per arrivare a quello, bisogna che tu prima impari altri discorsi: per esempio, quali degli animali quadrupedi siano correttamente considerati maschi.
Strepsiade [660] So ben io quali sono quelli maschi, a meno di non essere impazzito. Maschi sono il montone, il caprone, il toro, il cane, il pollo.
Socrate Vedi cosa ti capita? Chiami pollo anche la femmina e dai lo stesso nome pure al maschio.
Strepsiade Ma come? Dai!
Socrate Come? Pollo uno, pollo l’altra.
Strepsiade [665] Sì, per Posidone. E allora come bisogna che li chiami?
Socrate Gallina l’una e l’altro gallo.
Strepsiade Gallina? Ben detto, sì, per l’Aere! Sicché in cambio di questa lezione sola, ti riempirò l’armadio di farina torno torno.
Socrate [670] Ecco, di nuovo hai fatto quest’altro errore. Fai maschile ‘armadio’, quel che invece è femminile: ‘madia’.
Strepsiade Ma come? Chiamo maschio madia?
Socrate Proprio questo hai appena fatto. Come fai anche con Cleonimo.
Strepsiade E come? Spiegami.
Socrate Commetti con Cleonimo lo stesso errore che fai con armadio-madia, considerando maschile ciò che invece è femminile.
Strepsiade [675] Eppure, mio caro, Cleonimo non aveva armadio, ma con lui si impastava in un mortaio tondo tondo. Ma insomma, come devo chiamarlo?
Socrate Come chiamarlo? Madia, come chiami Sostrata.
Strepsiade Madia è femmina?
Socrate Sì, dici bene così.
Strepsiade [680] Allora Cleonimo sarebbe: madia, Cleonima?
Socrate Sui nomi devi ancora imparare parecchio: quali siano nomi maschili e quali siano nomi femminili.
Strepsiade Ma io so bene quali nomi siano di femmine.
Socrate Dimmeli, dunque.
Strepsiade Lisilla, Filinna, Clitagora, Demetria.
Socrate [685] E quali nomi sono maschili?
Strepsiade Ce ne sono tantissimi: Filossenos, Melesias, Aminias.
Socrate Ma, scioccone, questi non sono nomi maschili.
Strepsiade Non sono maschi?
Socrate Per nulla, poiché come lo chiameresti se ti imbattessi in Aminias?
Strepsiade [690] Come lo chiamerei? Così: vieni qui, vieni qui Aminia!
Socrate Lo vedi? Lo chiami al femminile: Aminia.
Strepsiade E non è giusto che chiunque è femmina non faccia il soldato? Ma perché imparare le cose che tutti sanno?
Socrate Basta, per Zeus! Adesso vieni qui e sdraiati sulla brandina.
Strepsiade Per fare cosa?
Socrate [695] Medita qualcosa che riguarda i tuoi affari.
Strepsiade Non proprio adesso e non proprio qui, ti supplico! Ma se proprio bisogna farlo, lasciami meditare queste faccende seduto per terra.
Socrate Non c’è altro modo possibile.
Strepsiade Me infelice! Che pena mi toccherà pagare oggi alle cimici!
Socrate [700] Rifletti ora e medita. Concentrati e rigira te stesso in ogni modo e subito. Se cadi in una via senza uscita, fa un balzo mentale e cavalca un altro pensiero, e tieni lontano dai tuoi occhi [705] il dolce sonno.
Strepsiade Ahi, ahi!
Coro di Nuvole Che ti succede? Ti senti male?
Strepsiade Muoio infelice. Che cimici quei Corinzi! [710] Mi azzannano trascinandomi fuori dal giaciglio, mi straziano i fianchi, mi succhiano l’animo, mi strappano i coglioni, mi scavano il culo, [715] mi distruggeranno!
Coro di Nuvole Su, troppo pesantemente ora non penare!
Strepsiade E come faccio? Svanite le mie sostanze, svanita la mia pelle, svanito l’animo, svanita la scarpa![720] E a fronte di tutti questi mali io faccio la sentinella che canticchia per non addormentarsi! Tra poco svanisco anch’io!
Socrate Ehi tu! Che fai? Non stai riflettendo?
Strepsiade Io? Sì, per Posidone, che sto riflettendo!
Socrate E che riflessioni hai fatto?
Strepsiade [725] Se resterà qualcosa di me dopo che le cimici mi avranno mangiato.
Socrate Ma va in malora!
Strepsiade Ma, mio caro, io sono già andato in malora!
Socrate Non lamentarti e piuttosto copriti. Bisogna assolutamente che tu trovi un pensiero fraudolento, uno capace di raggirare.
Strepsiade Ohi, ohi! E chi mi lancerebbe quest’idea truffaldina [730] mentre sto sotto le coperte?
Socrate Orsù! Adesso spierò cosa sta facendo costui. Ehi tu! Dormi?
Strepsiade Io no, per Apollo.
Socrate Hai in mano qualcosa?
Strepsiade Per Zeus, io no!
Socrate Proprio nulla?
Strepsiade Nulla, proprio nulla se non il cazzo nella mano destra.
Socrate [735] Se ti scopri, escogiterai in fretta qualcosa?
Strepsiade Su cosa? Dimmi tu, Socrate, cosa devo escogitare.
Socrate Ripetimi qual è la cosa che vuoi scoprire assolutamente per prima.
Strepsiade Me l’hai già sentito dire miriadi di volte cosa voglio! Io voglio non pagare neppure un obolo di interesse a nessuno.
Socrate [740] Adesso ricopriti, e mettendo per un poco da parte ogni preoccupazione minuta, riconsidera i fatti tuoi applicando rettamente ad essi la diairesi e considerando cosa ne discende.
Strepsiade Ohimè infelice!
Socrate Sta calmo! E se ti trovassi fuori strada in qualcuna delle tue elucubrazioni, scacciale e allontanati. Di poi metti di nuovo in moto l’intelligenza [745] e risoppesa la faccenda.
Strepsiade O Socratino carissimo!
Socrate Che c’è, vecchio?
Strepsiade Ho in mano un’idea truffaldina sugli interessi!
Socrate Mostramela.
Strepsiade Tu dimmi cosa ne pensi.
Socrate Su cosa?
Strepsiade Se io compero una maga Tessala [750] e poi, grazie a lei, di notte tirassi giù la luna, la rinchiudessi in un astuccio tondo come quello per uno specchio, e la tenessi io in custodia?
Socrate E a cosa ti gioverebbe il fare ciò?
Strepsiade A cosa? Se la luna non sorge mai più da nessuna parte, io non pagherei gli interessi!
Socrate [755] E perché non li pagheresti più?
Strepsiade Perché il denaro si dà ad interesse a mesate lunari!
Socrate Ottimo davvero! Allora adesso ti proporrò un’altra questione di destrezza. Se si intentasse contro di te una causa per cinque talenti, dimmi come riusciresti a farla cancellare.
Strepsiade [760] Come fare? Come? Non lo so. Però un modo si deve pur trovare.
Socrate Non rinserrare sempre l’intelligenza nella soluzione dei tuoi problemi personali, ma lascia la mente libera di spaziare per l’aere, come uno scarabeo con un piede legato ad un filo.
Strepsiade Ho trovato un modo sapientissimo di far sparire la causa e penso che tu sarai d’accordo con me!
Socrate [765] E qual è il modo?
Strepsiade Presso i farmacisti hai già visto quella pietra bella, trasparente, con la quale accendono il fuoco?
Socrate Parli della lente?
Strepsiade Ecco, proprio quella. Ora, che ne diresti se io, [770] ogni volta che il cancelliere scrive la causa, stando un po’ più lontano e orientando questa pietra verso il sole, liquefacessi le lettere della mia causa?
Socrate Una bella idea davvero, per le Grazie!
Strepsiade Oh, come godo che una causa contro di me per cinque talenti sia stata cancellata!
Socrate Adesso afferra rapidamente questo.
Strepsiade [775] Questo cosa?
Socrate Come volgeresti a tuo favore l’esito a te sfavorevole di un processo per cui risulti condannato e non sono presenti dei testimoni?
Strepsiade Cosa semplicissima e velocissima.
Socrate Dimmi come, dunque.
Strepsiade Te lo dico subito. [780] Mentre la causa che precede la mia è ancora in discussione e prima che sia chiamata la mia, vado di corsa ad impiccarmi.
Socrate La fai facile, tu.
Strepsiade Sì, per gli dei, la faccio facile; perché così nessuno mi intenterebbe una causa da morto.
Socrate Tu racconti frottole. Vattene alla malora. A te non insegnerei più nulla.
Strepsiade E perché? Sì, o Socrate, in nome degli dei, perché?
Socrate [785] Tu dimentichi immediatamente qualunque cosa abbia imparato. Sentiamo: qual è la prima delle cose che fino ad ora ti sono state insegnate? Parla.
Strepsiade Lasciami vedere; dunque qual era la prima cosa? La prima cosa era? Ecco, chi era colui nella quale impastiamo la farina. Ohibò, e chi era costui?
Socrate E poi non creperai tra i corvi, [790] tu smemoratissimo e imbecillissimo vecchietto?
Strepsiade Ohimè, disgraziato come sono, cosa mi toccherà sopportare? La mia rovina è che non riesco a imparare come si rigira la lingua in bocca. Ma voi, o Nuvole, datemi qualche buon consiglio.
Coro di Nuvole Noi, o vecchio, [795] se un figlio hai ormai cresciuto, di mandarlo al tuo posto ad imparare ti consigliamo.
Strepsiade Io ho un figlio bello e buono, ma non vuole proprio imparare. Che posso farci?
Coro di Nuvole E tu glielo permetti?
Strepsiade Ha un bel fisico, però; e sprizza vitalità, [800] ed è nato da una delle altere ancelle d’una Cesira. Adesso vado da lui, e se non vuole ubbidirmi non avrà scampo, perché lo sbatto fuori di casa. Tu, Socrate, aspettami in casa un momento.
Coro di Nuvole [804] Ma t’accorgi, o Socrate, di quale enorme quantità di benefici da noi soltanto, uniche tra gli dei, subito otterrai? Come costui a fare qualunque cosa tu gli comandi sia pronto? [810] E tu, constatato che sconvolto e manifestamente eccitato è l’uomo, in fretta e il più che puoi pappatelo, giacché queste occasioni hanno come una tendenza a rivoltarsi in tutt’altro.
Strepsiade No! Per la Nebbia, tu non rimarrai più qui! [815] Esci e va a mangiare le colonne di marmo di tuo zio Megacle!
Fidippide Papà caro, che ti succede? Per Zeus Olimpio, tu non ragioni bene!
Strepsiade Ma guarda un po’, Zeus Olimpio! Che pazzia credere in Zeus Olimpio all’età che ha costui!
Fidippide Ma hai riso davvero delle mie parole?
Strepsiade [820] Perché ne deduco che sei ancora un ragazzino e che pensi all’antica. Comunque adesso, per saperne di più vieni qui da me ed io ti dirò una cosa imparando la quale tu diventerai uomo. Ma questa cosa tu non la rivelerai a nessuno.
Fidippide Eccomi. E cos’è?
Strepsiade [825] Giuralo in questo istante, per Zeus!
Fidippide Sì, lo giuro.
Strepsiade Vedi dunque che buona cosa è l’imparare? Fidippide, Zeus non esiste!
Fidippide E chi esiste, allora?
Strepsiade A regnare è il Vortice, che ha scacciato Zeus.
Fidippide Ohibò! Ma stai vaneggiando?
Strepsiade Sappi che le cose stanno così.
Fidippide E chi le dice queste cose?
Strepsiade [830] Socrate di Melo ed anche Cherefonte le dice, quello che sa misurare le orme delle pulci.
Fidippide E tu sei giunto a un tale punto di follia da obbedire ad uomini tanto stolti?
Strepsiade Silenzio! E non dire sciocchezze contro uomini di valore e pieni di senno, [835] nessuno dei quali, al fine di risparmiare, mai si rase, mai si unse, né mai frequentò le terme per lavarsi. Tu invece mi scialacqui il patrimonio come se io fossi già morto. Via, via, va di corsa ad imparare al posto mio.
Fidippide [840] Ma da gente simile chi mai potrebbe imparare qualcosa di buono?
Strepsiade Davvero? Invece potrai imparare tutto lo scibile umano e ti riconoscerai come il grossolano ignorante che sei. Aspettami qui un momento.
Fidippide Ohimè, che fare di un padre che sragiona? [845] Cos’è meglio che faccia? Portarlo in tribunale con l’accusa di demenza oppure parlare della sua follia direttamente ai becchini?
Strepsiade Lasciami capire: tu cosa credi che sia questo qui? Rispondi.
Fidippide Un pollo.
Strepsiade Bene. E questo qui cos’è?
Fidippide Un pollo.
Strepsiade Tutti e due sono la stessa cosa? Sei ridicolo. [850] D’ora in poi non dirlo mai più, ma chiama questa gallina e quest’altro gallo.
Fidippide Gallina? Sono queste le finezze che hai imparato poco fa là dentro, da gente terra terra?
Strepsiade Ed anche molto altro; ma qualunque cosa io ora imparassi [855] la scorderei subito, a causa del carico d’anni che ho addosso.
Fidippide È anche questo il motivo per cui hai perso il mantello?
Strepsiade No, non l’ho perso; l’ho consumato nello studio.
Fidippide E le scarpe dove le hai messe, dissennato che sei?
Strepsiade Come Pericle, le ho consumate nell’adempimento del dovere. [860] Ma adesso va’, cammina, andiamo! Ubbidisci innanzitutto a tuo padre, e poi sbaglia pure! Anch’io una volta, mi ricordo che tu avevi sei anni e balbettavi ancora, ubbidendo ai tuoi voleri, con il primo obolo del mio stipendio di giudice Eliastico, ti comperai un carrettino alle feste Diasie.
Fidippide [865] Certamente a tempo debito tu soffrirai per quanto mi comandi di fare.
Strepsiade Oh, bene! Finalmente ti sei persuaso. Qui, qui, Socrate, vieni qui. Ti porto questo mio figlio, che pur nolente io ho persuaso a venire.
Socrate Infatti è ancora un ragazzino, non aduso alle ceste appese di qua dentro.
Fidippide [870] Tu un mantello adusto, se appeso a una forca.
Strepsiade No, crepa! Tu imprechi contro il tuo maestro?
Socrate Ecco: ‘se appeso’: come l’ha pronunciato goffamente e con le labbra spalancate! Come potrebbe mai imparare costui a farsi assolvere da una accusa, [875] a fare una citazione o un’arringa convincente? Eppure anche Iperbolo, spendendo un talento, questo ha imparato a farlo.
Strepsiade Non preoccuparti di ciò. Tu istruiscilo. Il ragazzo è naturalmente portato per la sapienza. Era un bimbetto ancora piccolino e già fabbricava casette, intagliava navi, [880] costruiva carrettini di cuoio e con la scorza delle melagrane faceva delle ranocchie. Come pensi di riuscire a fargli imparare i famosi due discorsi: l’antiquato, qualunque esso sia; e il moderno, cioè quello che dicendo cose ingiuste ha la meglio sull’antiquato? [885] E se non ci riuscissi con entrambi, comunque insegnagli ad ogni costo il discorso moderno!
Socrate Il ragazzo li imparerà dalla loro stessa viva voce. Io me ne andrò via.
Strepsiade Ricordati bene: lo scopo è che egli sia capace di contraddire qualunque affermazione giusta!
Discorso antiquato Vieni qui e mostrati agli spettatori, [890] se ne hai il coraggio.
Discorso moderno Va pure dovunque ti paia; perché parlando davanti a molta gente ti distruggerò ancora meglio.
Discorso antiquato Tu mi distruggerai? E chi sei?
Discorso moderno Un discorso.
Discorso antiquato Sì, appunto, quello moderno.
Discorso moderno Però ti vinco, tu che affermi di essere superiore a me.
Discorso antiquato [895] Facendo cosa che sia degno d’un sapiente?
Discorso moderno Scovando nuovi ragionamenti.
Discorso antiquato Ecco, quelli che vanno di moda per la dissennatezza dei presenti.
Discorso moderno No, questa è gente sapiente.
Discorso antiquato Ti distruggerò, ti concerò per le feste.
Discorso moderno E dimmi, facendo cosa?
Discorso antiquato Dicendo le cose giuste.
Discorso moderno [900] E io a mia volta ti ribatterò contraddicendoti. Io infatti affermo che la giustizia non esiste affatto.
Discorso antiquato Tu affermi che non esiste?
Discorso moderno Allora dimmi: dove sta la giustizia?
Discorso antiquato Sta presso gli dei.
Discorso moderno Se la giustizia esiste davvero, come mai allora Zeus [905] non è stato punito con la morte per avere messo in catene suo padre?
Discorso antiquato Ohimè, questo malnato già s’avanza: datemi un catino!
Discorso moderno Sei un vecchio balordo e un bastian contrario.
Discorso antiquato E tu sei un rottinculo e uno svergognato.
Discorso moderno Le tue parole sono rose…
Discorso antiquato … morto di fame
Discorso moderno [910] … tra ghirlande di gigli.
Discorso antiquato … e parricida.
Discorso moderno Tu non ti rendi conto che mi stai cospargendo d’oro.
Discorso antiquato Per l’addietro non era affatto oro, ma piombo.
Discorso moderno Ora invece mi fa da ornamento.
Discorso antiquato Sei uno impunito.
Discorso moderno [915] E tu un vecchio rottame.
Discorso antiquato Per colpa tua nessun ragazzo vuole più andare a scuola; e un giorno agli Ateniesi saranno noti i ragionamenti che tu insegni ai dissennati.
Discorso moderno Sei vergognosamente incolto.
Discorso antiquato [920] E tu invece agisci proprio bene! Eppure, sulle prime mendicavi, affermando di essere Telefo di Misia e masticando le massime di Pandeleto che tiravi fuori dalla tua piccola bisaccia.
Discorso moderno [925] Ohimè, che sapienza è quella che ricordi tu!
Discorso antiquato Ohimè, che follia è la tua, e insieme quella della città che ti foraggia mentre le rovini i giovani.
Discorso moderno E poiché tu sei un Crono fuori del tempo, non sarai tu a istruire questo ragazzo…
Discorso antiquato … se appunto bisogna che il ragazzo sia salvato [930] e non si eserciti soltanto in chiacchiere.
Discorso moderno Vieni qui tu, ragazzo, e lascia costui alla sua follia.
Discorso antiquato Urlerai di dolore se t’azzardi a mettergli le mani addosso!
Coro di Nuvole La battaglia e le ingiurie smettete! Tu [935] i ragionamenti d’una volta che insegnavi, mostra; e tu la nuova educazione; affinché il contraddittorio tra di voi dopo avere ascoltato, il ragazzo scegliere possa, a ragion veduta, quale scuola frequentare.
Discorso antiquato Io voglio far così.
Discorso moderno Anch’io lo voglio.
Coro di Nuvole [940] Allora, chi dei due parla per primo?
Discorso moderno Io lascio spazio a lui e poi, quando abbia parlato, gli saetterò contro parole e concetti nuovi, e da ultimo, se grugnirà, [945] perirà trafitto in piena faccia e negli occhi dai miei ragionamenti come dai pungiglioni di calabroni.
Coro di Nuvole In abilissimi discorsi e in sentenziose riflessioni [950] fiduciosi entrambi i contendenti ora si mostrino, e chi dei due il migliore si mostrerà, io dichiarerò vincitore. [955] A questo punto un’ardita gara di sapienza è bandita, e su di essa tra i nostri amici battaglia grandissima è. Ordunque tu che dei più vecchi e buoni costumi d’una volta la corona hai sul capo, [960] la voce fa erompere, dicci ciò che ti preme e qual sia la tua natura mostra.
Discorso antiquato Io parlerò dunque dell’antica educazione e di come essa fosse disposta al tempo in cui, dicendo le cose giuste, io fiorivo e si praticava la temperanza. In primo luogo bisognava non dare assolutamente mai ascolto ai piagnistei dei ragazzi. [965] In secondo luogo, i ragazzi dovevano camminare ordinatamente per le strade che conducevano alla casa del maestro di musica e di canto, stando nudi e raccolti in gruppi di compaesani, anche quando la neve cadesse come farina dallo staccio. Inoltre dovevano imparare i canti che il maestro insegnava per primi, come ‘Pallade terribile distruggitrice di città’ oppure ‘Fin lontano si stende un grido’, senza stare a contatto di anche e ponendo ogni attenzione all’armonia che i nostri padri ci avevano tramandato. Se poi qualche ragazzo faceva il buffone o si produceva in una modulazione [970] sul tipo dei gorgheggi che vengono oggi proposti da Frinide, il malcapitato veniva gonfiato di botte per occultamento delle Muse. Dal maestro di ginnastica, quando si sedevano sulla sabbia i ragazzi dovevano poggiare su una delle anche così da non mostrare agli esterni alcunché di indecente. [975] Quando poi di nuovo uno si levava in piedi, doveva spianare l’orma che aveva lasciato sulla sabbia, badando così a non lasciare agli amanti alcuna traccia del suo fior di giovinezza. Nessun ragazzo a quel tempo si sarebbe mai unto d’olio al di sotto dell’ombelico, sicché lanugine e peluria fiorivano sui suoi genitali come su frutti. Nessun ragazzo, impastando mollemente la voce avrebbe mai camminato verso l’amante prostituendosi a lui già con gli occhi. [980] In un banchetto, a nessun ragazzo sarebbe stato permesso di accaparrarsi la testa del ravanello, né di ghermire l’aneto o il sedano destinato ai più anziani, e neppure di ghiottoneggiare, né sghignazzare, né tenere i due piedi incrociati.
Discorso moderno Roba arcaica, tutta intrisa di feste Dipolie e di cicale, di Ceceide e di feste Bufonie.
Discorso antiquato [985] Ma queste sono proprio le famose cose grazie alle quali la mia educazione allevò gli uomini che combatterono a Maratona. Tu invece ai contemporanei insegni per prima cosa ad avvolgersi nei mantelli; sicché mi sento soffocare quando mi tocca vederli danzare alle Panatenee, ed ognuno di essi tiene lo scudo davanti al cazzo, incurante della Tritogenia. [990] Per questo motivo, ragazzo, scegli pure con coraggio me, il discorso antiquato. Saprai scientemente odiare la piazza; tenerti lontano dai bagni; vergognarti delle cose turpi; pigliar fuoco se qualcuno ti schernisce; quando arrivano persone più vecchie di te, alzarti per lasciar loro il posto; non essere sgarbato con i tuoi genitori; non effettuare alcunché di turpe; [995] che stai plasmando il ritratto del Rispetto di sé e degli altri; evitare di slanciarti verso una ballerina ed infamare così il tuo buon nome, rimanendo a bocca spalancata con dentro una mela lanciatati da una puttanella; astenerti dal contraddire in qualunque modo tuo padre e dal chiamarlo Giapeto rinfacciandogli l’età avanzata, grazie alla quale tu fosti invece tirato su da lui come un uccellino.
Discorso moderno [1000] Ragazzo mio, se ubbidirai a costui, per Dioniso, la darai vinta ai figli stupidi di Ippocrate, e ti chiameranno cocco di mamma.
Discorso antiquato Sarai uno splendido e fiorente frequentatore di palestre, non uno che ciancia in piazza di insulse sciocchezze come fa la gente di oggi, né uno che si lascia trascinare in faccenduole che sono un impasto di contraddizioni e di cavilli. [1005] Quando scenderai all’Accademia, correrai sotto gli olivi sacri, avendo sul capo, come gli atleti nello stadio, una coroncina di candide cannucce, in compagnia di un tuo eccellente coetaneo, odorando di smilace, di tranquillità e di pioppo bianco dalle tremule foglie, e ti rallegrerai del tempo primaverile, quando il platano sussurrerà all’olmo. [1010] Se farai quel che ti dico io e presterai attenzione ai miei consigli, avrai sempre petto robusto, carnagione luminosa, spalle larghe, lingua corta, glutei solidi, cazzo piccolo. [1015] Ma se ti occuperai di quel che s’occupa la gente d’oggi, in primo luogo avrai una carnagione terrea, spalle piccole, petto stretto, lingua lunga, glutei flosci, cazzo grande, una dichiarazione di voto che non finisce mai, [1020] sarai ostinatamente convinto che tutto ciò ch’è turpe sia invece virtuoso e che tutto ciò ch’è virtuoso sia turpe, e inoltre sarai pieno fin sopra i capelli della rottinculaggine di un Antimaco.
Coro di Nuvole [1025] O tu che un’eccellente e nobilissima saggezza pratichi, di che dolce e casto fiore le tue parole profumano! Felici invero coloro che ai primi tempi vivevano, quando il loro discorso tu eri! [1030] Contro questi ragionamenti, o tu che sottile abilità possiedi, ora qualcosa di nuovo bisogna che dica, poiché s’è fatto onore chi t’ha preceduto. Eccezionali risoluzioni da parte tua necessarie sembrano, se quest’uomo vorrai superare e che non si rida di te meritare.
Discorso moderno [1035] Le mie viscere erano proprio al punto di sentirsi strangolare dall’ardente desiderio di sconvolgere dalle radici tutte queste scemenze con dimostrazioni contrarie. Tra i pensatori, io sono stato chiamato discorso moderno proprio perché fui il primissimo a concepire [1040] di poter contraddire le leggi e i costumi. E per certo io sono degno d’un compenso di più di diecimila stateri, visto che scelgo di sostenere i discorsi moderni e riesco a battere quelli antiquati. Ora analizza bene, o Coro, il modo in cui io confuterò l’educazione alla quale egli ha cercato di persuadere. Tu affermi che bisogna vietare a chiunque di lavarsi con acqua calda. [1045] Eppure sulla base di quale dimostrazione denigri i bagni caldi?
Discorso antiquato Perché si tratta di una pessima cosa e rende l’uomo un vile.
Discorso moderno Aspetta! Ecco che t’ho già cinturato all’addome e non puoi più sfuggirmi. Dimmi un po’: ‘Dei figli di Zeus, quale credi sia quello dotato di più coraggio e capace di sopportare le più grandi e numerose fatiche? Dimmelo.’
Discorso antiquato [1050] Io giudico che nessun uomo sia stato migliore di Eracle.
Discorso moderno E allora, in quale luogo hai mai visto ‘I bagni freddi’ di Eracle? Eppure chi era più valoroso di lui?
Discorso antiquato Queste sono le famose dimostrazioni che riempiono continuamente i bagni di giovanotti che chiacchierano tutto il giorno, e svuotano invece le palestre.
Discorso moderno [1055] Dunque tu denigri l’abitudine di passare il tempo in piazza, e io invece la lodo; giacché se si trattasse di una cosa malvagia, Omero non avrebbe mai fatto di Nestore uno che parla in pubblico, né tali tutti i sapienti. Ma vado oltre e passo alla parlantina. Costui sostiene che i giovani non devono essere loquaci, mentre io affermo il contrario, o che comunque devono temperare la loro parlantina. [1060] Ma questi sono entrambi mali grandissimi, giacché hai tu mai visto qualcuno a cui sia sopravvenuto un qualche bene per essere stato temperante? Orsù dimmelo, confutami!
Discorso antiquato A molti è sopravvenuto un bene: per esempio a Peleo; il quale, grazie alla sua temperanza, ottenne la spada.
Discorso moderno La spada? Il disgraziato Peleo ne ottenne un guadagno proprio da barzelletta! [1065] Invece Iperbolo, quello delle lucerne, grazie alla sua malvagità, ha ottenuto talenti a bizzeffe, per Zeus, altro che una spada!
Discorso antiquato Ma Peleo, grazie alla virtù della temperanza, ottenne in sposa Teti.
Discorso moderno La quale poi lo lasciò e se ne andò via di casa. Infatti Peleo, sotto le coperte, era né focoso né dolce con lei che vegliava tutta la notte, [1070] perché la donna prova un piacere immenso a farsi sbattere: ehi tu, babbione! Giovanotto, analizza allora quante cose ci sarebbero nella temperanza e di quanti piaceri staresti per privarti: ragazzi, donne, cottabo, leccornie, bevute, divertimenti. La vita sarà per te ancora degna d’essere vissuta, se sarai privato di tutto ciò? Suvvia! [1075] Adesso, da quelle vengo alle necessità naturali. Ti sei reso colpevole, ti sei innamorato, hai commesso un adulterio e sei stato colto in flagrante. Sei perduto, perché sei incapace di parlare. Se invece hai familiarità con me, sfrutta la natura, sfrenati, ridi, ritieni pure che nulla è vergognoso. Se ti capiterà d’essere un adultero colto sul fatto, risponderai al cornuto che tu non hai commesso alcuna ingiustizia, [1080] e sosterrai che la faccenda può essere imputata a Zeus, perché anche lui è succube della passione amorosa e delle donne, e che tu in quanto essere mortale, come potresti essere superiore a lui che è un dio?
Discorso antiquato Ma se per avere dato retta a te il ragazzo è prima depilato con la lisciva e poi gli infilano un ravanello in culo: ebbene, avrà egli ancora modo di dimostrare a parole di non essere un rottinculo?
Discorso moderno [1085] E se pur sarà un rottinculo, che male ne subirà?
Discorso antiquato Ma quale altro trattamento ancora peggiore di questo potrebbe mai subire?
Discorso moderno Cosa dirai, allora, se anche su questo punto ti sconfiggo?
Discorso antiquato Tacerò. Cos’altro potrei fare?
Discorso moderno Orsù, rispondimi. Gli avvocati a che razza di gente appartengono?
Discorso antiquato Ai rottinculo.
Discorso moderno [1090] Concordo. E allora? I poeti tragici?
Discorso antiquato Ai rottinculo.
Discorso moderno Dici bene. E i politici?
Discorso antiquato Ai rottinculo.
Discorso moderno Dunque hai capito [1095] che le tue parole valgono nulla? E quale tipo di spettatori vedi essere il maggiormente rappresentato qui?
Discorso antiquato Sto appunto guardando.
Discorso moderno E cosa vedi?
Discorso antiquato Per gli dei, in grandissima maggioranza sono dei rottinculo. Questo qui poi lo conosco, e pure quelli là, e [1100] quest’altro capellone!
Discorso moderno E allora, che dirai?
Discorso antiquato Sono stato battuto. E voi che vi agitate tanto, per gli dei, tenete il mio mantello perché io diserto e passo dalla vostra parte.
Socrate [1105] E a questo punto? Vuoi prendere con te tuo figlio e portartelo via, oppure vuoi che sia io ad insegnargli a parlare?
Strepsiade Insegnagli a parlare e castigalo tu; e ricordati di affilargli ben bene la lingua, con da un lato il filo adatto ai piccoli processi [1110] e dall’altro il filo adatto alle faccende più importanti.
Discorso moderno Non preoccuparti. Socrate lo farà diventare un abile sofista.
Discorso antiquato Io dico invece un emaciato e disgraziato individuo.
Coro di Nuvole Adesso voi due allontanatevi. E tu ti pentirai di quel che hai chiesto, credo. [1115] A questo punto cosa guadagneranno i giudici se attribuiranno a questo coro il giusto premio, noi dire vogliamo. Innanzitutto, infatti, se i vostri campi dissodare vorrete in primavera, noi su di essi per primi piovere faremo e soltanto dopo sugli altri; di poi la vostra frutta e le viti proteggeremo, [1120] così che né siccità né troppa pioggia li opprima. Se poi uno dei giudici, che è un mortale, non ci riconoscesse il premio che noi, che siamo dee, ci meritiamo, a quali mali gli toccherà soffrire per opera nostra faccia bene attenzione: né vino né altro dal suo podere non ottenere più; quando gli ulivi e le viti germogliano i germogli amputati vedere, [1125] di tale violenza saranno le fiondate con le quali li colpiremo; se fabbricare mattoni lo vediamo, noi pioveremo e le tegole del suo tetto con grandine a chicchi spezzeremo; se lui o qualcuno dei suoi congiunti o degli amici si sposerà, per tutta la notte pioveremo, sicché forse vorrà piuttosto in Egitto essere [1130] che questa commedia giudicare male.
Strepsiade Meno cinque, quattro, tre, quindi due, poi quello che più di tutti i giorni io temo, quello che mi raccapriccia, che mi fa schifo: subito dopo il due ecco che c’è lui, l’ultimo giorno del mese lunare. Non c’è uno solo dei miei creditori [1135] il quale non abbia giurato che in questo giorno va a depositare la cauzione dal pritano e che mi rovina, mi distrugge. Quando io imploro da lui alcune concessioni eque e giuste: ‘Mio caro, questo non pretenderlo proprio adesso, quel pagamento dilazionamelo, quell’altro abbonamelo’ dicono che se facessero così [1140] non riavrebbero mai i loro soldi indietro, mi insultano perché vado contro la giustizia e affermano che mi faranno causa. Ordunque, che mi facciano causa! A me poco importa, giacché adesso Fidippide ha imparato a parlare come si deve. E lo saprò ben presto, dopo avere battuto alla porta del pensatoio. Ragazzo, ehi ragazzo!
Socrate Salve, Strepsiade!
Strepsiade Salve anche a te! Ma prima di tutto prendi questo, giacché bisogna pur regalare qualcosa al maestro. E adesso dimmi se mio figlio ha imparato quel famoso discorso, che grazie a te è stato introdotto qua dentro.
Socrate L’ha imparato.
Strepsiade [1150] Bene, benissimo, o Frode sovrana dei sovrani!
Socrate L’ha imparato così bene che potrai ormai uscire assolto in qualunque processo tu voglia.
Strepsiade Anche in presenza di testimoni del fatto che i soldi io li ho davvero presi in prestito?
Socrate Meglio ancora! Anche se i testimoni presenti fossero mille.
Strepsiade ‘Leverò allora un grido, un grido altissimo’. [1155] Oh! Urlate pure di disperazione, o usurai! E con voi urlino pure i capitali e gli interessi degli interessi. Infatti non potreste più farmi alcun male, perché il figlio che ho allevato tra queste mura è ormai [1160] illustre per la lingua a doppio taglio, è il mio baluardo, il salvatore della casa, il flagello dei nemici, il solutore dei paterni grandi mali. Va di corsa a chiamarlo, fallo venire da me. Progenie mia, figlio mio, vieni fuori, [1165] ascolta tuo padre!
Socrate Questo è il famoso uomo.
Strepsiade Oh caro, oh caro!
Socrate Adesso prenditi tuo figlio e vattene!
Strepsiade Oh! Progenie mia! [1170] Finalmente! Che piacere mi fa vedere che la tua pelle non ha più il colorito di prima! Adesso basta guardarti per vedere subito che sei un uomo pronto a negare, un vero dialettico; che ti fiorisce spontaneamente sulle labbra il patrio costume del ‘ma che cazzo stai dicendo?’; l’aria di chi ritiene [1175] di star subendo un’ingiustizia quando invece la sta commettendo e sa di star facendo del male; e in faccia hai il tipico sguardo degli Attici. Adesso, dopo avermi rovinato, è dunque giunto il momento che sia tu la mia salvezza!
Fidippide Cos’è che tu davvero temi?
Strepsiade L’ultimo giorno del mese lunare, il giorno che è vecchio e insieme nuovo.
Fidippide Esiste un giorno che è vecchio e nuovo?
Strepsiade [1180] Esiste, ed è il giorno in cui i miei creditori mi dicono che depositeranno la cauzione dal pritano.
Fidippide Cauzione che i depositanti perderanno, giacché è impossibile che esista un giorno che diventa due giorni.
Strepsiade Non lo può diventare?
Fidippide E come potrebbe? È proprio come se la medesima giovane donna potesse diventare vecchia il giorno stesso.
Strepsiade E però la legge dice proprio così.
Fidippide [1185] Credo io che la legge non dica questo. I tuoi creditori hanno retta cognizione di cosa vuol dire la legge?
Strepsiade E vuol dire cosa?
Fidippide Il vecchio Solone, lui sì che era per natura un democratico!
Strepsiade Questo non ha nulla a che fare con il giorno che è vecchio e insieme nuovo.
Fidippide Solone stabilì la citazione in due giorni distinti, [1190] quello vecchio e quello nuovo, affinché le cauzioni avvenissero al novilunio.
Strepsiade E a che scopo stabilì che il deposito della cauzione avvenisse il giorno vecchio?
Fidippide Caro mio, lo stabilì affinché i debitori che si presentano il giorno prima possano volontariamente trovare un accordo coi creditori. Se però questo non accade, [1195] il mattino del giorno successivo, che è quello del novilunio, si va a processo.
Strepsiade Come mai i magistrati non ricevono le cauzioni al pritano il giorno esatto del novilunio ma il giorno che è vecchio e insieme nuovo?
Fidippide A me pare che facciano quel che fanno gli assaggiatori. Laddove quelle cauzioni fossero tolte di mezzo in fretta, [1200] in questo modo essi hanno almeno avuto un giorno intero per gustarsele.
Strepsiade Proprio bene, disgraziati magistrati! È per questo che ve ne state imbambolati davanti ai guadagni di noi sofisti, che sono delle pietre, un numero, delle pecore o altrimenti anfore ammucchiate? [1205] Sicché in onore mio e di questo mio figlio, per le nostre buone fortune c’è da cantare un encomio: ‘Beato sei tu, Strepsiade, che sapiente sei per natura ed allevi un figlio sapiente!’. Così mi diranno gli amici [1210] e i compaesani, pieni d’invidia quando tu parlando vincerai i processi. Ma adesso voglio portarti in casa e, per prima cosa, offrirti un banchetto.
Pasia E cosa deve fare un uomo dei propri soldi: buttarli via? In nessun caso! Però sarebbe stato meglio avere la faccia tosta di dire di no allora, [1215] piuttosto che passare i guai di adesso, quando a causa del mio stesso denaro trascino qui te per farti fare il testimone, e per di più diventerò nemico di un mio compaesano. Ma in vita mia io giammai disonorerò la patria. [1220] Dunque chiamiamo Strepsiade.
Strepsiade E chi è costui?
Pasia Sono colui che compare il giorno che è vecchio e insieme nuovo.
Strepsiade Chi ti accompagna è testimone che tu hai parlato di due giorni. E per quale faccenda?
Pasia La faccenda delle dodici mine che avesti in prestito da me per l’acquisto del cavallo pezzato.
Strepsiade Un cavallo? Non date loro ascolto, [1225] tutti voi spettatori sapete che io sono uno che odia l’ippica.
Pasia Sì, per Zeus, tu hai giurato sugli dei di restituire il prestito!
Strepsiade Ma per Zeus, io allora giurai perché mio figlio Fidippide non conosceva ancora l’invincibile discorso.
Pasia [1230] E adesso, con questa scusa, pensi di poter negare di avere giurato?
Strepsiade Altrimenti quale altro vantaggio trarrei dalle dottrine apprese da mio figlio?
Pasia E così tu vorrai qui davanti a me diventare spergiuro, negando di avere giurato sugli dei?
Strepsiade Quali dei?
Pasia Zeus, Ermes, Posidone.
Strepsiade Sì per Zeus, e potrei aggiungere [1235] d’averlo fatto anche su tre oboli, tanto per rafforzare il giuramento.
Pasia Possa tu andare in malora per la tua spudoratezza!
Strepsiade Strofinato col sale questo qui ci guadagnerebbe.
Pasia Che fai, mi prendi in giro?
Strepsiade Conterrà sei congi.
Pasia No di sicuro, per Zeus e per gli dei, costui con me non se la passerà liscia.
Strepsiade [1240] A quel tempo io mi compiacevo enormemente dell’esistenza degli dei; mentre oggi, per chi sa come stanno le cose, un giuramento su Zeus appare ridicolo.
Pasia Io invece giuro che al tempo debito tu pagherai il fio per quel che fai. Ma prima che io vada via tu ribadiscimi che mi restituirai i miei soldi oppure che non me li restituirai.
Strepsiade Stai calmo un momento. [1245] Ti risponderò all’istante e in modo chiaro.
Pasia A te cosa pare che farà costui?
Testimone A me pare che ti restituirà quanto gli hai prestato.
Strepsiade Dov’è quello che mi richiedeva il denaro? Ecco sei qui, allora dimmi: questo cos’è?
Pasia Cos’è questo? È un armadio.
Strepsiade E poi uno come te mi chiede il denaro? [1250] Neanche un obolo ridarei a chi chiamasse armadio la madia.
Pasia Insomma non me lo restituirai?
Strepsiade No, per quanto ne so io. Ordunque, venuto a capo di ciò, te la filerai via più in fretta dalla porta?
Pasia Me ne vado, ma sappi che [1255] depositerò la cauzione dal pritano, dovessi pur crepare!
Strepsiade Aggiungerai anche quella alle dodici mine. Comunque non sono io a decidere che tu subisca anche questa perdita, per avere stupidamente chiamato armadio la madia.
Aminia Ohimè, ohimè!
Strepsiade [1260] Smettila! Chi è mai costui che si lamenta? A strepitare così forte non sarà mica per caso una delle divinità di Carcino?
Aminia Voi spettatori volete sapere chi io sia? Sono un uomo oppresso dalle disgrazie.
Strepsiade Allora gira i tacchi e vattene per la tua strada.
Aminia ‘O crudele volontà divina! O sorti frantumatrici dei miei cocchi!’ [1265] ‘O Pallade, mi hai rovinato!’
Strepsiade Tlepolemo t’ha forse fatto qualcosa di male?
Aminia Ehi tu, non schernirmi, e piuttosto intima a tuo figlio di restituirmi i soldi che gli ho prestato; sì, a me che peraltro me la passo male già per conto mio.
Strepsiade Ma di che genere di soldi parli?
Aminia [1270] Di quelli che ha avuto in prestito da me.
Strepsiade Allora stavi veramente male, mi sembra.
Aminia Sì, per gli dei, sono caduto dal cocchio mentre incitavo al galoppo i cavalli.
Strepsiade Perché allora vai cianciando come chi è fuori di testa?
Aminia Se voglio riavere i miei soldi, sto cianciando?
Strepsiade Si vede proprio che non stai bene.
Aminia [1275] Perché?
Strepsiade Mi sembri uno il cui cervello è stato terremotato.
Aminia E tu, per Ermes, mi sembri uno che è stato citato in tribunale, se non mi restituirai il denaro.
Strepsiade Adesso dimmi: credi tu che Zeus faccia piovere acqua ogni volta nuova, [1280] oppure che il sole sollevi ripetutamente in alto sempre la stessa acqua?
Aminia Non so quale delle due cose sia vera, e non me ne importa nulla.
Strepsiade Com’è dunque possibile che sia giusto per te riavere il tuo denaro, se nulla sai dei fenomeni celesti?
Aminia [1285] Se proprio scarseggi di denaro, pagami almeno gli interessi!
Strepsiade Ma questo interesse, che razza di animale è?
Aminia Cos’altro è, se non il fatto che mese dopo mese e giorno dopo giorno, con lo scorrere del tempo il denaro diventa sempre di più?
Strepsiade Dici bene. [1290] Dunque tu credi proprio che il mare sia più grande adesso di quel che era poco fa?
Aminia Per Zeus, no! è uguale. Mica è giusto che sia di più.
Strepsiade E allora, disgraziato, come può il mare non diventare mai più grande, pur se si rovesciano in esso moltissimi fiumi, e invece tu cercare il modo [1295] di far sempre aumentare la quantità del tuo denaro? Non ti caccerai tu stesso fuori da questa casa? Dammi lo sprone.
Aminia Chiamo a testimoniare in mio favore…
Strepsiade Vattene! Cosa aspetti? Non galoppi, purosangue?
Aminia Questo tuo non è forse un vero oltraggio?
Strepsiade Vuoi lanciarti al galoppo? Aspetti che ti infili lo sprone nel culo [1300] e che ti aggiunga come cavallo da fune? Tu scappi? Stavo appunto per farti muovere io, fino alle tue ruote e alle tue bighe.
Coro di Nuvole Amare le cose disoneste, ecco che vuol dire! Infatti preda di passione per esse, il vecchio i denari presi a prestito [1305] fregarsi vuole. Ma non c’è verso: a questo vecchietto sofista un qualche male oggi, [1310] subitamente e in cambio di quelli che a tramare cominciò, di sicuro capiterà. Credo infatti che ben presto ciò che da tanto tempo andava cercando troverà: [1315] ossia un figlio capace per lui di dare dimostrazioni contrarie alla giustizia, così da vincere tutti coloro coi quali venga a contatto, pur cose del tutto malvagie affermando. [1320] E forse forse, addirittura rimanere del tutto senza voce vorrà.
Strepsiade Ohi, ohi! Vicini, parenti, compaesani soccorretemi! Aiutatemi in qualche modo! Lui mi sta picchiando! Oh me disgraziato! La mia testa, la mia mascella! Scellerato, tu stai picchiando tuo padre!
Fidippide [1325] Lo dico anch’io, padre mio!
Strepsiade Vedete? Lo ammette anche lui che mi sta picchiando!
Fidippide Senz’altro.
Strepsiade Sciagurato! Parricida! Scassinatore!
Fidippide Queste medesime parole ripetimele ancora e ancora… non capisci che godo un sacco nel sentirti pronunciare queste villanie?
Strepsiade Culattone!
Fidippide [1330] Cospargimi pure di rose!
Strepsiade Tu picchi tuo padre?
Fidippide Sì, per Zeus, e dimostrerò pure che ero nel giusto quando ti picchiavo.
Strepsiade O scelleratissimo, come potrebbe mai accadere che picchiare il proprio padre è un atto secondo giustizia?
Fidippide Io lo dimostrerò, e parlando in tribunale ti vincerò.
Strepsiade Tu vincerai questo processo?
Fidippide [1335] Sì, e pure molto facilmente! Scegli tu quale dei due discorsi vuoi che io pronunci.
Strepsiade Discorsi? Quali due discorsi?
Fidippide L’antiquato o il moderno?
Strepsiade Per Zeus! Mio caro, io t’ho fatto istruire appunto per controbattere ai discorsi giusti, e tu adesso intendi [1340] persuadermi che è giusto e bello che un padre sia picchiato dai figli?
Fidippide Io credo proprio che riuscirò a persuaderti, fino al punto che tu stesso, udendo le mie parole non avrai nulla da obiettare.
Strepsiade [1345] Voglio proprio ascoltare quel che hai da dire!
Coro di Nuvole Cercare il modo d’aver la meglio su quest’individuo, o vecchio, affar tuo è ora; giacché se cieca fiducia in qualcosa costui non avesse, così impudente non sarebbe. C’è qualcosa da cui la sua sfrontatezza trae origine, [1350] perché manifesta è di quest’uomo l’arroganza. Ma bisogna che tu dica a noi del Coro quale prima fu la scintilla che la battaglia scatenò. Dunque fallo immediatamente.
Strepsiade Dirò quale sia stato il momento in cui abbiamo cominciato ad ingiuriarci. Stavamo banchettando, come sapete, [1355] e io gli ordino di prendere la lira e di cantare l’aria di Simonide sul Capro e come esso fu tosato. Lui subito comincia a ripetere che suonare e cantare mentre si banchetta è una cosa antiquata, proprio come una donna che macini semini secchi.
Fidippide E non bisognava forse cominciare immediatamente allora a picchiarti e prenderti a calci, mentre tu mi ordinavi di cantare, [1360] proprio come se fossi una delle cicale invece che qualcuno che sta mangiando?
Strepsiade Quand’era in casa diceva la stessa cosa che sta dicendo adesso, e ripeteva pure che Simonide è un cattivo poeta. Io sulle prime lo sopporto a stento, ma comunque lo sopporto. Dopo un po’ gli ordino di cingersi il capo con una coroncina di mirto e di declamarmi qualche verso di Eschilo. Allora lui subito fa: ‘Pensi che io reputi Eschilo il primo tra i poeti? Quello tutto baccano, ruvidissimo, trombonaccio, fanfarone?’ A quel punto come credete che pulsasse il mio cuore? Eppure mordo la rabbia e gli dico: ‘Allora declamami qualcosa [1370] dei poeti più giovani, qualcuna delle loro cose intelligenti’. E lui subito attacca un pezzo di Euripide: il pezzo in cui, allontanami tu, o dea, dal male!, il fratello si fotte la sorella, pur essendo entrambi figli della stessa madre. A questo punto io non lo reggo più e comincio a coprirlo di parolacce ingiuriose. Dopo di che man mano, come si sa una parola tira l’altra, si continua fin quando costui [1375] balza in piedi e mi ammacca, mi stritola, mi strangola, mi schiaccia a terra.
Fidippide L’ho fatto giustamente, visto che tu non lodi il sapientissimo Euripide!
Strepsiade Sapientissimo Euripide? Che ti devo dire? E lui ricomincia a picchiarmi.
Fidippide Sì, per Zeus. E giustamente!
Strepsiade [1380] Ma come giustamente? Sei uno svergognato! Lo dici a me che ti ho allevato, a me che capivo qualunque cosa tu pensassi già quando appena balbettavi? Bastava che tu dicessi ‘bruun’ e io capivo e ti davo da bere; tu chiedevi ‘mamma’ e io arrivavo portandoti del pane; non avevi ancora finito di dire ‘cacca’ che io già ti prendevo e te la facevo fare fuori della porta di casa. [1385] Tu invece proprio ora mentre mi strozzavi ed io gridavo e strepitavo che me la stavo facendo addosso, lo sforzo di portarmi fuori dalla porta mica l’hai fatto, stronzo che sei!, [1390] sicché io la cacca l’ho fatta lì sul posto dov’ero.
Coro di Nuvole Che i cuori dei più giovani balzino davvero loro in petto io credo, per quanto il figlio gli risponderà. Se infatti, dopo azioni di tal genere avere fatto, di costui le parole convincenti saranno, [1395] la pelle dei più vecchi più nulla varrebbe, neppure un cece. Ora, o movitore e sollevatore di parole nuove, cercare d’essere persuasivo così da sembrar dire cose giuste è affar tuo.
Fidippide Com’è dolce avere familiarità con faccende nuove e raffinate, [1400] e quindi poter disprezzare le leggi vigenti! Io, infatti, quando avevo la mente rivolta unicamente all’ippica, sarei stato incapace di mettere insieme tre parole senza sbagliare qualcosa. Invece adesso, dopo che Socrate m’ha fatto smettere di interessarmi di ippica, frequento dimostrazioni sottili, discorsi e pensieri grazie ai quali ritengo di poter insegnare [1405] che castigare il proprio padre è cosa giusta.
Strepsiade Per Zeus, continua pure a pensare all’ippica; giacché per me è meglio mantenere un tiro a quattro cavalli, piuttosto che tribolare sotto le botte.
Fidippide Torno al punto sul quale tu m’hai tolto la parola, e per prima cosa ti farò questa domanda: tu solevi picchiarmi quand’ero bambino?
Strepsiade Io sì, ti picchiavo; pensando al tuo bene e dimostrando così quanta cura avevo di te.
Fidippide Quindi adesso dimmi: [1410] non è allora giusto che anch’io pensi al tuo bene e che similmente ti picchi, dal momento che picchiare qualcuno significa appunto pensare al suo bene? Com’è possibile che il tuo corpo debba restare incolume dalle percosse, e invece il mio no? Invero anch’io sono nato libero per natura. [1415] ‘Le buscano i figli, e ti sembra che non debba buscarle anche il padre?’ Tu dirai che la legge vuole che il buscarle sia cosa riguardante soltanto il figlio bambino? E io ti controbatterei che i vecchi sono due volte bambini, e che è verosimile che a buscarle per qualcosa siano piuttosto i vecchi che i giovani, in quanto è giusto che siano i vecchi a sbagliare di meno.
Strepsiade [1420] Ma nessuna legge da nessuna parte stabilisce che il padre subisca un trattamento del genere.
Fidippide E non era forse un uomo colui che stabilì per primo questa legge; un uomo come te e come me, il quale ne persuase gli antichi uomini parlando parole? Perché dunque a me dovrebbe essere meno lecito il proporre finalmente una nuova legge, secondo la quale i figli hanno il diritto di picchiare a loro volta i padri? [1425] Quante botte noi figli abbiamo preso prima dello stabilimento di questa nuova legge, ve le condoniamo e concediamo a voi padri di averci picchiato gratis. Tu però osserva come i galli e tutte queste altre bestie tengano testa ai loro padri: eppure in che cosa differiscono essi da noi, se non nel fatto che non scrivono dei decreti?
Strepsiade [1430] E con ciò? Poiché vuoi imitare del tutto i galli, perché non mangi anche tu la merda e non dormi sopra un bastone?
Fidippide Non è la stessa cosa, caro mio; e neppure a Socrate parrebbe che lo sia.
Strepsiade Comunque sia, non picchiarmi. Altrimenti una volta ti pentirai d’averlo fatto.
Fidippide Mi pentirò, come?
Strepsiade Perché se è giusto che io castighi te, quando diventerai padre tu, sarà giusto che pure tu castighi tuo figlio.
Fidippide [1435] E se non avrò figli? Io avrò urlato di dolore per nulla, e tu morirai sghignazzando.
Strepsiade A me, cari coetanei, sembra che mio figlio dica cose giuste, e mi sembra opportuno convenire con queste argomentazioni. È pertanto verosimile che le buschiamo anche noi, se faremo cose ingiuste.
Fidippide Ragiona allora anche su quest’altra logica conseguenza…
Strepsiade [1440] Mi sento già perduto.
Fidippide … e forse non ti adonterai più di subire quel che hai appena subito.
Strepsiade E come farò? Insegnami com’è possibile che tu mi stia giovando dandomi delle botte.
Fidippide Come ho picchiato te, picchierò anche mia madre.
Strepsiade Che stai dicendo? Ehi tu, che stai dicendo? Quest’altra azione è un male ancora peggiore del precedente.
Fidippide [1445] Perché peggiore? Ti stupisci se, grazie al discorso moderno, ti convincerò che un figlio deve picchiare anche sua madre?
Strepsiade E hai in serbo ancora qualcos'altro? Se tu farai una cosa simile, nulla mi impedirà di [1450] buttare in un burrone te, Socrate, e pure il discorso moderno. È per causa vostra, o Nuvole, che io ho subito queste disgrazie; per avere affidato a voi la soluzione di tutti i miei guai.
Coro di Nuvole La causa di queste tue disgrazie tu stesso sei, [1455] poiché ad opere malvagie ti volgesti.
Strepsiade E perché queste cose non me le avete dette allora, invece di montare la testa ad un uomo selvatico e ormai vecchio?
Coro di Nuvole Ogni volta che un uomo amante delle opere malvagie riconosciamo, noi questo facciamo; e insistiamo [1460] fino a quando ci riesca nei peggiori mali di cacciarlo, affinché gli dei impari così a temere.
Strepsiade Ohimè! Gravi e dure parole, o Nuvole, ma giuste! Infatti bisognava che io non rubassi i soldi che avevo preso in prestito. Ordunque, figlio mio caro, andiamo adesso insieme a distruggere quello stronzo di Cherefonte [1465] e con lui Socrate, i quali hanno ingannato sia te che me.
Fidippide Io però vorrei non macchiarmi d’ingiustizia verso i miei maestri.
Strepsiade Sì, invece! Abbi rispetto per Zeus protettore dei padri.
Fidippide Eccolo qua: Zeus protettore dei padri. Come sei antiquato! Esiste forse un tale Zeus?
Strepsiade Sì, esiste.
Fidippide [1470] No, non esiste; giacché a regnare è il Vortice, che ha scacciato Zeus.
Strepsiade Non l’ha scacciato. Però io pensavo che il Vortice fosse questo vaso qui che è a forma di Vortice. Ohimè infelice, che ho ritenuto che tu, che sei un vaso d’argilla, fossi un dio!
Fidippide [1475] In questo momento tu stai sragionando e dici un cumulo di sciocchezze.
Strepsiade Ohimè, che follia! A che livello di pazzia ero giunto quando scacciavo gli dei per dare retta a Socrate! E tu, mio caro Ermes, non adirarti con me e non punirmi, ma abbi comprensione [1480] anche se sragiono e straparlo. Consigliami tu se intentare loro una causa, oppure dammi i suggerimenti che ti paiono opportuni. Il tuo retto consiglio è quello di non permettere che si cuciano insieme processi, ma di dare fuoco il più presto possibile alla casa degli imbroglioni. [1485] Vieni qui, vieni qui, Xantia! Esci di casa, prendi una scala e porta un piccone; poi sali sul tetto del pensatoio e demoliscilo, se vuoi bene al tuo padrone, così da far crollare la casa in testa a quelli là. [1490] Qualcuno mi porti anche una fiaccola accesa ed io oggi farò pagare ad alcuni di costoro il fio della loro cialtronaggine.
Discepolo Tizio Ohi, ohi!
Strepsiade Ora è affar tuo, o torcia, quello di mandare tutto in fiamme.
Discepolo Tizio Ehi tu, che stai facendo?
Strepsiade Che sto facendo? Altro non sto facendo che argomentare con le travi della casa.
Discepolo Caio Ohimè! Chi di noi sta mandando a fuoco la casa?
Strepsiade Colui al quale avete fatto sparire il mantello.
Discepolo Sempronio Tu distruggerai, distruggerai tutto!
Strepsiade Proprio questo è quel che voglio, [1500] se il piccone non tradisce le mie speranze e se cadendo non mi rompo prima il collo.
Socrate Ehi tu, che stai facendo lassù sul tetto?
Strepsiade Vago per l’aria e guardo il sole.
Socrate Ohimè infelice e disgraziato, morirò soffocato.
Cherefonte [1505] Ed io, sciagurato, morirò bruciato.
Strepsiade Così finalmente qualcosa imparate, dall’oltraggiare gli dei e dallo scrutare i moti della luna? Dunque tu, fuoco, insegui, colpisci, abbatti, perché ne hai molte ragioni e soprattutto perché sai che gli dei che essi ingiuriano, ebbene esistono.
Coro di Nuvole [1510] Conduceteci fuori. Oggi il coro ha ormai recitato abbastanza la sua parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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