SU UN BREVE TESTO DI EPITTETO LA CUI APPARENTE INCOMPRENSIBILITÀ HA CAUSATO FINORA INSUPERABILI DIFFICOLTÀ A TUTTI I TRADUTTORI.

 

 

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Il breve testo in questione si incontra in Epitteto ‘Diatribe’ II,2,14 ed è il seguente:
(… μή σοι γένοιτο πληγὰς πολλὰς λαβεῖν καὶ ὕστερον ἀπαγορεῦσαι.) [II,2,14] εἰ δ' αἰσχρὰ ταῦτα, αὐτόθεν ἤδη δίελε "ποῦ φύσις κακῶν καὶ ἀγαθῶν; οὗ καὶ ἀλήθεια. ὅπου ἀλήθεια καὶ οὗ φύσις, ἐκεῖ τὸ εὐλαβές: ὅπου ἡ ἀλήθεια, ἐκεῖ τὸ θαῤῥαλέον, ὅπου ἡ φύσις".

Com’è evidente, esso è suddiviso in due parti. La prima parte comincia con εἰ δ' αἰσχρὰ e termina con οὗ καὶ ἀλήθεια. La seconda comincia con ὅπου ἀλήθεια e termina con ὅπου ἡ φύσις.
Andiamo con ordine. Il testo completo della prima parte è questo:
εἰ δ' αἰσχρὰ ταῦτα, αὐτόθεν ἤδη δίελε "ποῦ φύσις κακῶν καὶ ἀγαθῶν; οὗ καὶ ἀλήθεια.
La traduzione di questa prima parte, a prima vista, non presenta speciali difficoltà, salvo quella che potrebbe nascondersi nel significato da dare ai sostantivi φύσις e ἀλήθεια, per la traduzione dei quali sono in linea di principio accettabili le traduzioni ‘natura’ e ‘verità o realtà’.
Non c’è dunque da stupirsi che tre traduzioni di questa prima parte ad opera di autori differenti siano essenzialmente concordanti. I tre traduttori che qui prendo in considerazione sono: W. A. Oldfather (in Inglese), C. Cassanmagnago (in Italiano) e F. Scalenghe (ossia io stesso, in Italiano e in Inglese).
1) La traduzione in Inglese di questa prima parte, ad opera di W. A. Oldfather è la seguente:
‘But if that (to receive many blows and yet at last give in) is disgraceful, begin this very moment to decide the question, “Where is the nature of good and evil to be found? Where truth also is" '.
2) La traduzione in Italiano di questa prima parte, ad opera di C. Cassanmagnago è la seguente:
‘Se, però, tutto ciò (di prendere molte bastonate e di lasciare il campo alla fine) è vergognoso, fin d’ora e senza indugi, distingui: “Dove si trova la natura del bene e del male? Dove si trova anche la verità” ’.
3a) La traduzione in Italiano di questa prima parte, ad opera di F. Scalenghe (cioè io) è la seguente:
‘Se questo (di prendere molte botte e successivamente abdicare) è brutto, già immantinente discrimina: “Dov'è natura di bene e male? Dov'è pure verità” ’.
3b) La traduzione in Inglese dello stesso autore (cioè sempre io) è la seguente:
‘If this (that you take many blows and later you renounce) is shameful, discriminate immediately: “Where is the nature of the evil and the good things? Where truth also is” ’.

Quella che presenta invece insormontabili difficoltà di traduzione è la seconda parte. L’origine di questa difficoltà risale alla apparente duplicazione degli stessi identici sostantivi (φύσις e ἀλήθεια) contenuti nella prima parte, i quali sono però riferiti a due aggettivi sostantivati diversi (τὸ εὐλαβές e τὸ θαῤῥαλέον). Ora, se φύσις e ἀλήθεια sono traducibili con ‘natura’, e ‘verità’ oppure ‘realtà’, e se τὸ εὐλαβές e τὸ θαῤῥαλέον appaiono correttamente traducibili con ‘la cautela’ e ‘il coraggio’, diventa evidente che il traduttore si trova dinanzi ad una contraddizione insanabile, giacché è come se dovesse piegarsi a chiamare due 'qualcosa' contemporaneamente bianco e nero. Epitteto ha forse voluto scherzare o fare un gioco di prestigio? Il testo è forse corrotto?

Vediamo dunque le traduzioni di questa seconda parte.
1) La traduzione in Inglese di questa seconda parte ad opera di W. A. Oldfather è la seguente:
Where truth and where nature are, there is caution; where truth is, there is confidence, where nature is.
2) La traduzione in Italiano di questa seconda parte ad opera di C. Cassanmagnago è la seguente:
Nessuna traduzione
3a) La traduzione in Italiano di questa seconda parte ad opera di F. Scalenghe era fino ad oggi la seguente:
Nessuna traduzione
3b) La traduzione in Inglese di questa seconda parte ad opera dello stesso autore (cioè mia) era fino ad oggi la seguente:
Nessuna traduzione

Sorge spontanea la domanda: “I traduttori hanno dato qualche spiegazione della loro scelta, oppure si sono limitati a tacere?”
1) W. A. Oldfather commenta in una nota la sua scelta di traduzione scrivendo: “These last three sentencies make no satisfactory sense in themselves, and none of the numerous emendations which have been offered seem convincing, while at the same time they interrupt the couse of the argument where they stand. It would appear, as Schenkl suggests, that they constitute a seriously mutilated section of the preceding chapter (possibly from the very end), which by some accident has become imbedded in an alien context”.
2) C. Cassanmagnago commenta in una nota la sua scelta scrivendo:
“Seguo Souilhé ed espungo la frase seguente, che deve essere una glossa: ‘Dove è la verità e la natura, lì è la cautela; dove è la verità e la natura, lì è il coraggio’ “.
3) F. Scalenghe (cioè io) aveva invece semplicemente rinunciato alla traduzione di questa seconda parte, senza darne alcuna spiegazione.

La sconsolata ammissione di W. A. Oldfather è significativa. Le ultime tre proposizioni del paragrafo II,2,14 gli sono incomprensibili. E la stessa conclusione vale per J. Souilhé e per C. Cassanmagnago. Di F. Scalenghe (cioè io stesso) non sappiamo cosa pensasse ma, non avendo pressioni editoriali, possiamo immaginare che avesse rimandato a tempi migliori il riesame della faccenda. Ma è davvero così? Bisogna arrendersi dinanzi alla incomprensibilità del tutto? No. Io oggi ritengo che il frammento sia non soltanto perfettamente comprensibile, ma che anzi racchiuda una definizione squisitamente filosofica dello Stoicismo, che non si può capire e tanto meno apprezzare da parte di chi sia limitato ad una conoscenza superficiale di Epitteto.
Dov’è dunque la chiave che apre alla comprensione questo frammento di Epitteto? La chiave sta nella presenza o nella assenza dell’articolo ἡ dinanzi ai sostantivi φύσις e ἀλήθεια.
Riesaminiamo il brano, suddividendo i termini in ordine testuale.
Privi dell’articolo sono i sostantivi:
a1) φύσις (κακῶν καὶ ἀγαθῶν)
b1) ἀλήθεια                              
b2) ἀλήθεια                              
a2) φύσις                                  
Con l’articolo sono i sostantivi:
c) ἡ ἀλήθεια                             
d) ἡ φύσις                                 
La presenza o l’assenza dell’articolo non può essere casuale, ma quale preciso significato si può dare a ciò? È impossibile arrivare a qualunque conclusione, e dunque a qualunque comprensione del frammento II,2,14, se non si tiene presente che i concetti di ‘proairesi’, di ‘proairetico’, e di ‘aproairetico’ sono fondamenta essenziali dello Stoicismo di Epitteto. Pertanto:
a1+a2) Il sostantivo φύσις (κακῶν καὶ ἀγαθῶν) nella prima occorrenza va tradotto come: (cose che hanno) ‘natura di bene e di male’. E quali sono le cose che hanno natura di bene e di male? Le cose che hanno natura di bene e di male, come Epitteto spiega già nel primo capitolo del suo Manuale, sono le cose ‘proairetiche’. Le entità proairetiche sono le sole cose in nostro esclusivo potere, mentre le entità aproairetiche sono non in nostro esclusivo potere. Questa è né più né meno che la ‘natura delle cose’ e dunque in questi due casi il sostantivo φύσις non preceduto dall’articolo significa ‘natura delle cose’.
b1+b2) Il sostantivo ἀλήθεια anch’esso non è preceduto dall’articolo né nella sua prima né nella sua seconda occorrenza, e dunque esso va considerato e tradotto come ‘verità interiore’ o ‘realtà interiore’ dell’uomo. Infatti, qual è la verità o realtà interiore dell’uomo secondo Epitteto, se non la nostra facoltà suprema, quella a cui tutte le altre nostre facoltà sono subordinate? Questa facoltà è unicamente la ‘proairesi’ e null’altro che la proairesi.
E cosa vogliono dire, allora, i sostantivi φύσις e ἀλήθεια preceduti dall’articolo? La risposta a questo punto diventa facile.
c) Con ἡ ἀλήθεια Epitteto ha inteso indicare la ‘realtà o verità esteriore’, ossia la realtà e verità di tutto ciò che è non in esclusivo potere dell’uomo, cioè di tutto ciò che è ‘aproairetico’. 
d) Con ἡ φύσις Epitteto ha inteso indicare ‘la natura’ in quanto insieme di tutto ciò che è non in esclusivo potere dell’uomo, ossia di quanto è ‘aproairetico’, e pertanto in questo caso il sostantivo in questione può essere benissimo tradotto con ‘natura’ o ‘eventi naturali’.
Che questa interpretazione sia corretta è confermato  da quanto Epitteto è andato affermando nel capitolo immediatamente precedente, ossia nel I capitolo del II Libro delle Diatribe, laddove egli mostra in modo assolutamente convincente che l’essere coraggiosi non contraddice l’essere cauti, giacché essere uomo altro non è che l'arte di saper combinare coraggio e cautela: cautela nello scegliere per noi il nostro vero bene nell’ambito di ciò che è ‘proairetico’, e coraggio di fronte a tutto ciò che è ‘aproairetico’ e dal quale per definizione non può venirci alcun male né alcun bene.

La mia nuova proposta di traduzione in Italiano di Epitteto ‘Diatribe’ II,2,14 diventa dunque la seguente:
3a)‘Se questo (di prendere molte botte e successivamente abdicare) è brutto, già immantinente discrimina: “Dov'è natura di bene e di male? Dov'è pure verità interiore” ’. Infatti dove si tratta di verità interiore e di natura delle cose, lì dobbiamo essere cauti; mentre dove si tratta di realtà esteriore e di eventi naturali, lì dobbiamo essere coraggiosi”.
E quella in Inglese diventa:
3b) ‘If this (that you take many blows and later you renounce) is shameful, discriminate immediately: “Where is the nature of the evil and the good things? Where our inner truth also is” ’. In fact, where our inner truth and the nature of things are involved, there we must be cautious; while where it comes to external reality and natural events, there we must be courageous”.

 

 

 

 

 
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