Perché l'infelicità batte la felicità per 3 a 1?

 

 

Per tornare alla homepage clicca qui

 

3-1 Grazie

Però, se nominar lice talvolta
Con proprio nome il ver, non altro in somma
Fuor che infelice, in qualsivoglia tempo,
E non pur ne’ civili ordini e modi,
Ma della vita in tutte l’altre parti,
Per essenza insanabile, e per legge
Universal, che terra e cielo abbraccia,
Ogni nato sarà.

(Giacomo Leopardi: ‘Palinodia al Marchese Gino Capponi’ vv. 190-197)

Per approfondire i concetti di 'Proairesi' e di 'Natura delle cose' prova a cliccare qui

 

Aveva ragione Giacomo Leopardi nel dare la vittoria all’infelicità (ossia al vizio) per 4-0, diciamo, e ne capiremo tra poco il perché? Vediamo.

È empiricamente dimostrabile che ogni singolo uomo realmente esistente è tale grazie al suo naturale possesso della ‘proairesi’.

È altrettanto empiricamente dimostrabile che l’Universo cui noi apparteniamo ha una struttura -che chiameremo ‘Natura delle cose’- definita, al massimo livello di generalizzazione possibile, da due soli insiemi. Il primo insieme è quello entro il quale è raggruppabile tutto ciò che è ‘aproairetico’ ossia che è non in esclusivo potere della ‘proairesi’ umana. Questo insieme, si noti bene, è perfettamente riassunto nella sua essenza dalla seconda iscrizione che compariva sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: ‘Nulla di troppo’. Il secondo insieme è quello entro il quale è raggruppabile tutto ciò che è ‘proairetico’ ossia che è in esclusivo potere della ‘proairesi’ umana. E questo insieme, si noti altrettanto bene, è perfettamente riassunto nella sua essenza dalla prima iscrizione che compariva sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: ‘Riconosci te stesso’.

La ‘proairesi’ è definibile in modo rigoroso come la facoltà umana capace di atteggiarsi ‘diaireticamente’ o ‘controdiaireticamente’. La ‘proairesi’ è per natura libera, infinita, inasservibile e insubordinabile. Essa si atteggia ‘diaireticamente’ quando opera la ‘diairesi’, cioè distingue tra ciò che è in suo esclusivo potere, ossia è ‘proairetico’; e ciò che è non in suo esclusivo potere, ossia è ‘aproairetico’. Si atteggia invece ‘controdiaireticamente’ quando non opera la ‘diairesi’, ovvero aberra e decreta ‘proairetico’ ciò che invece è ‘aproairetico’, oppure ‘aproairetico’ ciò che invece è ‘proairetico’.

La ‘Natura delle Cose’ e la ‘proairesi’ umana sono una sola ed unica realtà assoluta, invariante, inviolabile, empiricamente valida per qualunque uomo appartenente a qualunque cultura. Questa realtà si configura come il legittimo equivalente, a livello ‘proairetico’, della realtà assoluta, invariante, inviolabile, empiricamente valida per qualunque osservatore rappresentata nel mondo fisico, ossia nell’ambito di ciò che è ‘aproairetico’, dalla velocità della luce.

Poiché è empiricamente vero che qualunque uomo giudica bello, felice, buono l’ottenere ciò che desidera, e giudica invece brutto, infelice e cattivo l’incappare in ciò che avversa, ‘felicità’ ed ‘infelicità’ dell’uomo sono in corrispondenza strettamente biunivoca con l’atteggiamento diairetico o controdiairetico della sua proairesi.
Ciò significa che felice (ossia virtuoso) è unicamente l’uomo la cui proairesi rispetta la propria natura riconoscendo la natura della cose, e quindi agisce quotidianamente su ciò che è proairetico guidata dal giudizio che l’esito dell’operazione è in suo esclusivo potere e ottiene così ciò che desidera; e su ciò che è aproairetico guidata dal giudizio che l’esito dell’operazione invece è non in suo esclusivo potere, e dunque con la dovuta riserva, e così non incappa in ciò che avversa.
Inevitabilmente infelice (ossia vizioso) sarà invece l’uomo la cui proairesi non rispetta la propria natura e cerca di violare la natura delle cose, agendo su ciò che è proairetico come se questo non fosse in suo esclusivo potere; e su ciò che è aproairetico come se ciò fosse invece in suo esclusivo potere.

Ora, se cerchiamo di definire teoricamente le tipologie ‘pure’ di tutti i comportamenti umani possibili sulla base delle precedenti premesse empiricamente vere, sarà sufficiente esaminare i comportamenti umani possibili di fronte a ciò che è ‘proairetico’ (per esempio, il progetto di camminare) e contemporaneamente di fronte a ciò che è ‘aproairetico’ (per esempio, il camminare davvero). L’esame contemporaneo è indispensabile poiché la felicità (ossia la virtù) è il risultato di una combinazione di due fattori, i quali debbono trovarsi entrambi in armonia con la natura delle cose, salvo trasformarsi in infelicità (ossia in vizio) quando anche uno solo dei due si trovi in uno stato contrario alla natura delle cose.
Scopriamo così, con una certa sorpresa, che questa ricerca è non soltanto fattibile ma anche piuttosto semplice, giacché le tipologie ‘pure’ di tutti i comportamenti umani possibili risultano in teoria essere soltanto quattro, come è evidenziabile dallo schema seguente. In esso:
il segno + equivale al comportamento umano conseguente al giudizio: ‘è in mio esclusivo potere’
il segno - equivale al comportamento umano conseguente al giudizio: ‘è non in mio esclusivo potere’

1. PROAIRETICO / APROAIRETICO      + / + ---> infelicità ossia vizio

Ira
Giotto 'L'ira'

2. PROAIRETICO / APROAIRETICO      - / +     ---> infelicità ossia vizio

Invidia
Giotto 'L'invidia'

3. PROAIRETICO / APROAIRETICO      - / -      ---> infelicità ossia vizio

Disperazione
Giotto 'La disperazione'  

4. PROAIRETICO / APROAIRETICO      + / -    ---> felicità ossia virtù

Giustizia
Giotto 'La giustizia'

La prima tipologia è quella dell’uomo che agisce guidato dal giudizio che ‘tutto è in mio esclusivo potere’. Pur se la sua relazione con ciò che è proairetico è corretta, è scorretta la sua relazione con ciò che è aproairetico. Inevitabilmente prima o poi quest’uomo è destinato per natura delle cose ad incappare in ciò che avversa, con la inevitabile infelicità (ossia vizio) che ne consegue. Indicherei questa tipologia, come pure quelle ad essa consimili, come la tipologia della ‘esaltazione dispotica’.

La seconda tipologia è quella dell’uomo guidato dal giudizio che quanto è proairetico è non in suo esclusivo potere, mentre quanto è aproairetico è in suo esclusivo potere. Si tratta della tipologia esattamente simmetrica e contraria alla quarta, e descrive un uomo preda della continua infelicità (ossia del vizio), il quale sistematicamente non ottiene ciò che desidera e sistematicamente incappa in ciò che avversa. Indicherei questa tipologia,come pure quelle ad essa consimili, come la tipologia dello ‘stolto’.

La terza tipologia è quella dell’uomo che vive guidato dal giudizio che ‘niente è in mio esclusivo potere’. Pur se la sua relazione con ciò che è aproairetico è corretta, è scorretta la sua relazione con ciò che è proairetico. Si tratta della tipologia esattamente simmetrica e contraria alla prima. La infelicità (ossia il vizio) di quest’uomo è tanto profonda quanto difficile da delineare. Mi limiterei ad indicare questa, come pure quelle ad essa consimili,la come la tipologia della ‘depressione autodistruttiva’.

La quarta tipologia è quella dell’uomo guidato dal giudizio che quanto è proairetico è in suo esclusivo potere, mentre quanto è aproairetico è non in suo esclusivo potere. Si tratta della tipologia esattamente simmetrica e contraria alla seconda. Quest’uomo vive la felicità (ossia la virtù) poiché  ha il corretto atteggiamento tanto verso ciò che è proairetico quanto verso ciò che è aproairetico. Saluterei questa tipologia come la tipologia del ‘saggio’.

Ciò significa che, senza altri vincoli e all’interno di un discorso puramente statistico, l’infelicità vince la partita contro la felicità per 3-1.
Lo stesso risultato si ottiene componendo una matrice 4x2 nella quale si dà:
il valore 1 al comportamento umano conseguente al giudizio: ‘è in mio esclusivo potere’ e
il valore 0 al comportamento umano conseguente al giudizio: ‘è non in mio esclusivo potere’.

Tale matrice avrebbe il seguente aspetto:


PROAIRETICO  APROAIRETICO

1                            1                             2  ---> infelicità (ossia vizio)

 0                            1                             1  ---> infelicità (ossia vizio)

 0                            0                             0  ---> infelicità (ossia vizio)

 1                            0                             1  ---> felicità (ossia virtù)

e il suo risultato è nuovamente 3-1

L’asimmetria naturale che abbiamo così scoperto è una conseguenza della natura delle cose e delle caratteristiche della proairesi umana; e consiste appunto nel fatto che, per definizione, una sola delle tipologie, quella del ‘saggio’, è associabile ad una vita armoniosa e felice (ossia virtuosa); mentre sono ben tre le tipologie associabili ad una vita travagliata ed infelice (ossia viziosa).

Questo significa anche che, trascurando qualsiasi altro parametro e ragionando su basi puramente teoriche, ci si può attendere che il 75% degli esseri umani abbiano una vita travagliata ed infelice, ossia viziosa; e che sia soltanto il 25% ad avere una vita armoniosa e felice, ossia virtuosa. Dunque appare del tutto naturale che nel lunghissimo periodo l’infelicità, ossia il vizio, vinca 3-1 la gara contro la felicità, ossia la virtù. E se è così, si può dare ragione a Giacomo Leopardi per il 75% e dargli torto per il 25%. Per lui si tratta, comunque, di una vittoria della quale sono lieto e mi piace dargli atto.
Ciò non esclude però che nel breve periodo vi possano essere, per svariate cause, delle imponenti fluttuazioni e scostamenti dalle medie tali che in certe fasi della storia umana la virtù possa prevalere significativamente sul vizio, al 75% o addirittura al 95%. Dopotutto una partita di calcio che è inevitabilmente destinata a finire con la sconfitta della felicità per 3 a 1 può sempre vedere la sua temporanea vittoria per 1 a 0 sino a pochi minuti dal termine della gara.

 

 

 

 

 

 
Copyright (c) 2013 Franco Scalenghe. All rights reserved.